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***Politica(non)&antiberlusconismo***
IL PD MI DIA MODO DI NON VOTARE PIU’ ‘CONTRO’ (DI ‘LUI’ – ?)
di FRANCO MONTORRO

agosto 25, 2011 di Redazione 

Berlusconi. Sì. Lo abbiamo capito. E l’”alternativa”. Sì. (Non siamo) d’accordo (perché “alternativa” suona sinistramente - … –  come “subordinata”. – Sempre - a Berlusconi). Ma, come direbbe (?) Pigi, “quand’è che la sinistra italiana ci fa innamorare un po’ di lei?”, invece di essere – appunto – la (sola) “alternativa” (“ripiego”. A qualcosa che non ci piace)? Bindi: “Nessuno pensi di costruire l’alternativa senza il Pd”. Ma perché? Cos’è, oggi, il Pd? Un (pre)sentimento (ancora). Un ricordo (?). Una speranza (ferita). Il (vero) Pd sì che sarebbe – al di là delle rivendicazioni d’orgoglio – politicamente imprescindibile. Sapendo porsi – unico in grado (?) di farlo - a “disposizione” del Paese. Per portarlo fuori dalle secche. E rimetterlo sulla corsia di sorpasso. Facendo semplicemente ciò che è necessario. Il resto – lo abbiamo già detto - è fuffa. E (ci) fa chiedere se verrà mai data la possibilità a quel 40% di italiani che oggi non vanno a votare - e che costituirebbero la (sola) base (!) del “partito dell’Italia” - di riconoscersi in una forza politica. Nella, (“nostra” – ?) Politica. di FRANCO MONTORRO

Nella foto, Bersani: “io?”. No, infatti.

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di FRANCO MONTORRO

Ho 51 anni e mi sono reso conto, come un´ammissione di sconfitta, che per un terzo della mia vita (1994-2001) ho votato solo “contro”, venendo meno al mio principio base non solo sportivo che bisogna tifare solo a favore. Ma la sconfitta non è solo mia. Dal 1977, in odore di maggiore età al 1994 avevo ideali e persone che li rappresentavano o che li respingevano. Credo di aver avuto un´educazione storica corretta, nel senso che mi sono stati presentati in maniera oggettiva i fatti italiani che dal 1861 in poi hanno strutturato la vita politica italiana, ho avuto rispetto per chi me li insegnava lasciandomi tempo e modo di sviluppare le mie “correzioni di rotta”. Perché non è tutto rosso o nero e ai tempi della mia scuola dell´obbligo – 1966-1974 – sui libri di testo non c´era enfasi né revisionismo ma, parlo da appassionato della storia recente, misura ed esattezza. Dunque, il Risorgimento era stato nel complesso un periodo luminoso ma senza esagerare, gli anni dalla morte di Cavour alla prima guerra mondiale confusi e ambigui, quelli del fascismo deleteri. Un tipo era Garibaldi, un altro Cavour, un altro ancora Giolitti eccetera.

La prima volta che sono andato a votare l´ho fatto per i Radicali. Poi per i Repubblicani, poi per i Socialisti, che per me erano – beata gioventù – Pertini mentre invece erano già Craxi. Avevo già bene in testa cosa era stata l´Italia dopo la guerra, il dualismo De Gasperi-Togliatti e le contraddizioni di entrambi gli schieramenti frazionati. Crescevo con un rigido padre ex Carabiniere, di idee sempre più distanti dalle mie ma con un insegnamento fondamentale, trasmesso, tipico dell´Arma: “Nei secoli fedele”. Allo Stato, alla Res Publica, alla comunità, mi fece capire lui, il padre dal nome affascinante: Bonifacio.

Quando Silvio Berlusconi scese in politica annusai invece l´interesse personale, lavoravo già da dieci anni nel mondo dell´informazione e né primo né ultimo avevo compreso la pericolosità dei suoi media a supporto. In più, antifascista convinto, mi ero spaventato alle immagini televisive di un comizio di un suo partito sostenitore dove non si contavano le braccia tese nel saluto fascista. Guardai mia figlia che aveva quattro anni e dissi dentro di me: speriamo bene. Era il 1994.

Da allora un terzo della mia vita se n’è andato, ma l´ho speso bene, quasi tutto dominato da questo esemplare unico al mondo di governante per i fatti suoi che riesce a vincere tre elezioni e a governare per anni, impresa storica, galleggiando sul nulla più assoluto; dal momento che sfido chiunque a saper descrivere compiutamente una legge epocale, un provvedimento fondamentale, una decisione coraggiosa in mezzo a mezze leggi, concessioncine e soprattutto i famosi provvedimenti personali, con il condimento di rapporti sempre grotteschi con gli alleati. Abile lui ad arruffianarsi prima la Chiesa, poi gli industriali ed infine la Lega, il vero bastone attuale della sua vecchiaia politica. Traballante, come l´appoggio di un Vaticano ora meno ingenuo (sic!), dopo che sono cambiate un paio di teste pensanti alla Ruini. Come di una Confindustria che nel momento della peggiore crisi scopre (doppio sic!) che la gestione politica è inefficiente.

Sempre uguale a se stesso resta il Presidente del Consiglio, in maniera particolare quando pensa di essere il Cavaliere Inesistente: il puro, il bravo, l´infallibile. Perché il problema numero uno sta qui: non quello che lui sa di essere, ma per quello che lui pensa di dover essere considerato. Consiglio di andare a rileggersi il testo di quel capolavoro che è la canzone “Cantautore” di Edoardo Bennato e di sostituire appunto alla parola che dà il titolo “Cavaliere” e pensare a Berlusconi. Il problema numero due è dato dalla gente che in tutti questi anni è invecchiata, badate bene che non dico cresciuta, nell´imbambolamento mediatico televisivo. Il problema numero tre è nella mancanza di alternative. Non mi preoccupo delle figure, ma dei contenuti. La sinistra classica italiana non ha più il termometro del Paese e va avanti per slogan. Per sua fortuna, ma bisogna ritornare a Prodi per la primogenitura, non esattamente un simbolo del nuovo che avanza, se la cava con le Primarie. Si andasse a votare domani, vincerebbe. Ma quanto durerebbe? Soprattutto, scusate il personalismo, come convincerebbe uno come me a votare a favore e non contro, finalmente, dopo un terzo della mia vita passato a scrutare avversari e non amici?

FRANCO MONTORRO

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