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***RIVOLUZIONE LIBICA*** ESULTIAMO PER LA CADUTA DEL TIRANNO di GAD LERNER

agosto 22, 2011 di Redazione 

«Questa notte il movimento contro il regime Gheddafi ha raggiunto un punto di non ritorno. Tripoli si libera del tiranno». Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, è il primo a commentare la notizia delle ultime ore libiche: «Il regime di Gheddafi mostra segni di agonia. Il popolo libico sta mostrando che l’aspirazione universale alla dignità e alla libertà è molto più forte del pugno di ferro di un dittatore». Il numero uno della Casa Bianca procede dunque con un ultimatum rivolto al Colonnello: «Deve rinunciare al potere una volta per tutte». La Libia di Ghedafi giunge così al suo tramonto: gli Stati Uniti hanno riconosciuto il Consiglio nazionale di transizione (Cnt), organo dirigente dei ribelli, come governo legittimo, rispetto al quale Obama aggiunge una chiosa: «in questo momento storico e decisivo, il Cnt deve continuare a dare prova dell’autorità necessaria per condurre il Paese verso una transizione che rispetti i diritti del popolo libico». Il presidente americano sollecitati i ribelli a proteggere le istituzioni e a cercare una transizione verso la democrazia, ribadisce che questa sia «equa e includa tutto il popolo libico». La missione Nato sembra dunque giunta ad una “felice” conclusione ed ottiene il plauso anche di Downing Street: «L’operazione della Nato è stata necessaria perché Gheddafi avrebbe massacrato il suo popolo. L’intervento è stato legale perché c’è stata un’autorizzazione e giusto perché il popolo libico merita di dare forma al proprio futuro». Con tono marziale il primo ministro inglese David Cameron, reduce dalla repressione dell’estate rovente di Londra, annuncia il prossimo scongelamento de beni libici e si permette di condividere il suo personale e democratico giubilo per l’esito della vicenda: «Questa non è stata la nostra rivoluzione, ma possiamo essere orgogliosi di avere giocato un ruolo. Oggi la primavera araba è a un passo avanti rispetto alla repressione e passo più vicino alla democrazia. Il popolo libico è più vicino al suo sogno, quello di un futuro senza la tirannia di Gheddafi».  Anche Parigi si unisce al coro dei vincitori democratici: “la guerra era giusta”, chiosano dall’Eliseo mischiando le corruttibili categorie in antitesi. Il solo silenzio che si fa assordante è quello di Palazzo Chigi. Alla rasicurazione di aver partecipato ad una missione vincente evidentemente si accompagna la coscienza poco pulita delle giornate di pace passate a solidarizzare con chi oggi è sotto assedio. Il Cavaliere a capo di un Paese fallito cerca orizzonti di gloria… ma sempre sul versante sbagliato. Da Putin a Gheddafi le dubbie amicizie del premier italiano argomentano il silenzio protratto e ne segnano la distanza dalle grandi potenze d’Occidente. Solo sulla scia dei vincitori il capo del Governo interviene anche lui a chiedere –cortesemente– un passo indietro al Colonello: «Chiediamo al colonnello Gheddafi di porre fine a ogni inutile resistenza e di risparmiare, in questo modo al suo popolo ulteriori sofferenze». Non solo, Silvio Berlusconi ha dovuto rinnovare l’appoggio al Consiglio Nazionale Transitorio e a «tutti i combattenti libici impegnati a Tripoli»: «il governo italiano è al loro fianco». Il presidente del Consiglio vuole essere chiaro su un punto (memore dei vecchi compagni di gioco?): «Esortiamo il Cnt ad astenersi da ogni vendetta e ad affrontare con coraggio la transizione verso la democrazia con spirito di apertura nei confronti di tutte le componenti della popolazione».

Nella foto, Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi, immortalati nella loro complice amicizia

di Gad LERNER

Una guerra piena di secondi fini ma intrapresa a seguito di un’autentica sollevazione popolare, giunge infine al risultato inesorabile per cui ricorderemo questo anno 2011: la caduta dei tiranni.

Gheddafi rovesciato dagli insorti 42 (quarantadue!) anni dopo la sua ascesa al potere, è un evento che non può non rallegrare ogni sincero democratico.

Capisco l’imbarazzo di chi c’è andato a braccetto fino a ieri; e dei vili che hanno sottoscritto l’impegno militare per abbatterlo ma speravano fosse solo per finta.

Scrivo ancora nel mezzo degli eventi, potrebbe ancora darsi il peggio anche se il finale sembra scritto. Ma voglio già esprimere la mia esultanza. Senza Gheddafi, dopo Gheddafi, il segnale del via libera alla rivoluzione democratica nel mondo arabo si rafforza.

Il prossimo è Assad!

GAD LERNER

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