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***Il commento*** C’ERA UNA VOLTA LA POLITICA… di MASSIMO DONADI*

agosto 21, 2011 di Redazione 

All’inaugurazione del Meeting di Comunione e Liberazione, anche quest’anno a Rimini, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano mette a ferro e a fuoco i colleghi di Montecitorio e Palazzo Madama. Ma soprattutto quelli dell’Esecutivo: «Dominata dalla preoccupazione di sostenere la validità del proprio operato, anche attraverso semplificazioni propagandistiche e comparazioni consolatorie su scala europea», la maggioranza ha «esitato a riconoscere la criticità della nostra situazione e la gravità effettiva delle questioni». Ciò non comporta che l’opposizione sia esonerata da critiche: «È possibile che ogni criticità della condizione attuale del Paese sia ricondotta a omissione e colpe del governo, della sua guida e della coalizione su cui si regge?» Chiede quasi basito il Capo dello Stato. «Lungo questa strada non si poteva andare e non si è andati molto lontano». Le reprimende di Napolitano non risparmiano nessuno. La politica italiana è carente, impreparata ed inefficace di fronte alle difficili istanze del presente. Parallelamente alle considerazioni del Colle, si muovono quelle di Massimo Donadi, che osservando un panorama ben più ampio, di cui la crisi è solo l’espressione di questa torrida estate, guarda con occhi severi alla classe dirigente, che degenera di giorno in giorno, ormai del tutto dimentica di quella dialettica costruttiva, sale della vita politica di un Paese.

Nella foto, Umberto Bossi

di Massimo DONADI*

 

Oggi voglio riflettere con voi su un pensiero che mi disturba da tempo e che è andato aggravandosi in quest’ultima, calda settimana di metà agosto, a causa delle infelici manifestazioni verbali di Umberto Bossi.

Può, mi chiedo, un ministro della Repubblica, investire un altro ministro, puntando addirittura sulle sue caratteristiche fisiche ed assumendo, dunque, un atteggiamento che mi permetto di definire fascista? Ebbene sì, può farlo. Ed anche senza che nessuno, per ore, lo bacchetti. Ed ecco che allora quel pensiero di cui vi parlavo si acutizza fino a diventare una certezza: la politica, quella vera, non esiste più. E’ tramontata, lasciando il posto ad una classe dirigente volgare, inopportuna, oltraggiosa, incivile e, soprattutto, incapace.

Il confronto politico è stato messo da parte per far spazio ad esuberanze fuor di luogo, che offendono chiunque creda ancora nella dialettica costruttiva. Io credo che le recenti, vergognose, manifestazioni del Senatur, siano, in qualche maniera, la spiegazione intrinseca della manovra inutile, controproducente e grave che il governo è stato capace di partorire, pure in netto ritardo rispetto a quando avrebbe dovuto fare. Quella volgarità espressiva spiega la politica dei condoni. Cerco di spiegarmi meglio. Ritengo che la politica economica palesemente fallimentare, oltre che scorretta, di questo governo sia il degno risultato del lavoro di una classe dirigente che politicamente non esiste e che si esprime attraverso offese indecenti.

Il pensiero che mi disturba da giorni è che il fallimento della politica degli ultimi anni sia la conseguenza di una degenerazione della classe dirigente, di cui l’incontinenza verbale e gestuale di Bossi è simbolo e che l’evidente declino del leader della Lega, affannato a metter toppe fatte di sola volgarità sulla perdita di consensi, porti con sé il tramonto di quel codice non scritto che la politica ha sempre rispettato ed ora non considera quasi più. Si pensi alle barzellette raccontate pubblicamente dal presidente del Consiglio o alle infelici sue battute sull’aspetto estetico di alcune colleghe donne, degne, per altro, del massimo rispetto in virtù di serie capacità politiche più volte dimostrate.

Ed allora la speranza, ancora una volta, è che Berlusconi, Bossi e tutto il governo, portandosi dietro il turpiloquio, la gratuita volgarità, la violenza verbale e l’incapacità di fondo, si tolgano di mezzo al più presto, lasciando l’Italia libera di riprendersi la propria dignità etica, culturale ed istituzionale.

 

MASSIMO DONADI*

*capogruppo alla Camera de l’Italia dei Valori

 

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