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***DL ANTICRISI*** IL DOPPIO FALLIMENTO DEL GOVERNO di MASSIMO DONADI*

agosto 18, 2011 di Redazione 

Dopo la chiusura positiva di mercoledì, il Dax di Francoforte rallenta, perde tre punti, trascinando con sé tutte le borse europee, Milano, fra tutte, è da maglia nera. L’eco negativa del vertice franco-tedesco si fa sentire in tutta la sua potenza: sugli scambi pesano infatti i timori di rallentamento dell’economia in Europa e negli Stati Uniti (che oggi stringono non a caso la mano della Cina, voltando definitivamente le spalle al Tibet e a Taiwan), nonché l’ipotesi di una Tobin Tax (tassa sulle transazioni finanziarie) rilanciata dalla Merkel e da Sarkozy. La situazione è drammatica e l’atteggiamento del governo inadeguato. Scaricare ogni responsabilità sulla repentinità con cui si è scatenata la crisi è un atteggiamento irresponsabile, poiché, sebbene lo zenit  sia stato raggiunto in tempi effettivamente da record, le avvisaglie si sono manifestate mesi fa e dunque si poteva ipotizzare ben prima della vigilia delle vacanze estive una manovra adeguata. Al di là della logica emergenziale, il progetto anticrisi non convince, anzi lascia sgomenti. Mentre i calciatori protestano per il contributo di solidarietà, il peso maggiore verrà scaricato, come sempre, sulle fasce più deboli della società. Massimo Donadi sceglie dunque le nostre colonne per divulgare la controproposta che l’IdV ha elaborato in risposta a quella del governo, che confermano anche quest’oggi essere inaccettabile. Una manovra che porterebbe ben 70 miliardi di euro, senza toccare le pensioni né i risparmi, piccoli e medi, degli italiani. Sentiamo.

Nella foto, Silvio Berlusconi

di Massimo DONADI*

 

La manovra varata dal governo alla vigilia di un ferragosto particolarmente complicato per l’Italia, può essere sintetizzata in un’unica parola: fallimento.

Come volevasi dimostrare, le nostre peggiori previsioni e i più pessimistici timori si sono concretizzati, tradotti purtroppo, nero su bianco, in un testo che documenta un dato politico ed uno economico assimilabili in quell’unica sintesi di cui parlavo sopra, una sola parola.

Fallimento della politica berlusconiana dei cieli azzurri e prati in fiore, che va di pari passo, purtroppo, con il fallimento economico di una manovra che non aiuterà il Paese a crescere, nonostante il bagno di sangue che rappresenterà per le fasce di popolazione che già hanno ampiamente pagato la crisi. Poco conta che adesso si stagli all’orizzonte berlusconiano l’idea di tassare i capitali scudati (meglio tardi che mai). Di fatto, mentre il volto teso e le parole melodrammatiche del Cavaliere testimoniano il fallimento politico suo e del suo governo, che non solo non ha mantenuto la promessa di ridurre le tasse, ma si è visto costretto ad aumentarle, a “grondare sangue” saranno, di fatto, ancora una volta, i conti in banca (se ancora ci sono) delle famiglie, con conseguente ulteriore contrazione della spesa e paralisi della crescita.

C’è, però, un dato politico che inquieta forse ancor di più della palese sconfitta ed è l’incapacità, da parte di Berlusconi e del suo governo, di ammettere la stessa. Così come per mesi si sono rifiutati di accettare la realtà e la gravità della crisi, proseguendo indisturbati sull’onda dell’ottimismo e della positività, ora attribuiscono la gravità del momento ad un fattore esclusivamente esterno ed internazionale, non prevedibile. Quando prevedibile lo era, eccome ed era stato ampiamente prospettato da più parti dell’opposizione.

Se, dunque, il governo continua a giustificare una manovra ingiustificabile dicendo che non poteva fare diversamente, noi continueremo a dire che un’altra manovra, diversa, che non si ripercuota unicamente su chi è già stato massacrato, è possibile.

Prima di mettere mano alle pensioni di anzianità, di toccare i prelievi dei piccoli e medi risparmiatori italiani, c’è un mare di sprechi da tagliare. Italia dei Valori ha presentato un disegno di legge, una contromanovra da 70 miliardi di euro. Abolizione delle province, delle comunità montane e delle prefetture, accorpamento dei comuni con meno di 20.000 abitanti, unificazione delle forze dell’ordine, polizia e carabinieri, riduzione del numero dei parlamentari, riduzione drastica delle consulenze, che spesso nascondono tangenti, riduzione significativa delle auto blu e molto altro ancora.

Se il governo non è in grado di fare tutto questo, è meglio che vada a casa. Perché errare, forse, è umano, ma perseverare è diabolico ed in questo caso, signor Berlusconi, vorrebbe dire portare il Paese alla rovina.

 

MASSIMO DONADI*

*capogruppo alla Camera de l’Italia dei Valori

 

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