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***DL ANTICRISI*** IL CONTRAPPASSO POLITICO DEL CAVALIERE PORTA LA FIRMA DI TREMONTI

agosto 16, 2011 di Redazione 

Domani la manovra sarà sottoposta all’attenzione dei senatori, che già da lunedì prossimo inizieranno a lavorare nelle commissioni Affari costituzionale e Bilancio di Palazzo Madama. La manovra sa da fare, come conferma Paolo Boaniuti: «ormai è fatta, ci saranno modifiche ma saranno limitate: i mercati sono giudici severi, e non vogliono un allentamento del rigore, purtroppo». Berlusconi però sembra non volersi arrendere all’ineluttabile giudizio dei mercati, né tanto meno alla minaccia sanzionatoria dell’Europa. «Io non sono l’uomo delle tasse» ripete di fronte al suo contrappasso politico, il contributo di solidarietà, preparato dall’amico/nemico Tremonti. L’uomo che fece del suo «meno tasse per tutti» uno vero e proprio grido di battaglia, in grado di animare la passione di giovani e meno giovani e farla confluire in un partito alla conquista della ribalta politica, si trova ora a dover tassare i redditi superiori ai 90 mila euro l’anno. Proprio quelli per i quali con più passione (e interesse?) si è battuto in ben quattro legislature. 

Nella foto, Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi

 

«Io non sono l’uomo delle tasse».

Il contrappasso politico per Silvio Berlusconi è infine arrivato: dopo aver raggiunto le vette dello Stato con lo slogan «meno tasse per tutti» ora si ritrova costretto a «mettere le mani nelle tasche degli italiani». Per la prima volta. E con questo sa di dover intendere che lo fa per la prima volta “direttamente”. Di rincari fiscali indiretti ce ne sono stati tanti, e non proprio per tutti. Su quelli infatti, per amor di cronaca, non si è mai scomposto. Ma il contributo di solidarietà introdotto dalla manovra anticrisi, che colpisce i redditi superiori ai 90 mila euro, è un’onta che il premier proprio non può sopportare. Dalle stesse file del Pdl ricordano al Cavaliere che «anche innalzare l’Iva di un punto è un modo per aumentare la pressione fiscale», ma la sua convinzione resta ferma: l’arma dell’imposta indiretta si può usare. Se ricade su tutti non è un “nostro” problema: è solo un problema per tutti gli altri?

L’unico modo che resta al premier per sfuggire alla pena del contrappasso dantesco che gli ha riservato l’uomo di via XX settembre è quello di cadere in un palese paradosso, ma che non sarà poi così difficile da dissimulare. Il premier intende combattere la sua crociata: se proprio non si può eliminare dal dl il contributo di solidarietà, che almeno venga ridimensionato! Il contributo di solidarietà, esteso ai privati, porterà infatti nelle casse dello Stato 3.817,4 milioni di euro in tre anni: il gettito aggiuntivo sarà di 674,4 milioni nel 2012, 1.557 nel 2013 e 1.586 nel 2014. «Poichè il contributo è deducibile dal reddito complessivo per ottenere il corrispondente gettito Irpef annuo netto occorre tener conto dei relativi effetti fiscali che sono stimati in circa -1.172 milioni di euro di Irpef e -35 e -12 milioni di addizionale regionale e comunale» si legge nella manovra. Ma sembra che per Berlusconi si stia peccando di avidità e da ambienti vicini a palazzo Chigi si crede in un molto probabile e repentino innalzamento del tetto, dai 150mila euro in sù.

La strada non sarà facile perché il Tesoriere non è più lo stesso amico con il quale il premier giocava alla Finanza creativa. Oggi è un’ostacolo, per Cavaliere e per molti altri, ma è protetto dall’avallo di Bruxelles. L’unica strada che resta da battere per aggirare il nemico in casa è dunque quella del confronto con l’opposizione.

Qualche concessione alla lontana(?) ma fedele Udc, qualcos’altro ai sindacati e a Confindustria… si aggiunge di soppiatto un emendamento o più a firma Pdl da presentare a palazzo Madama, mentre alla Camera si blinda il provvedimento con la fiducia. «30 o 40 giorni complessivi» sperano nel Pdl. Mercoledì 17 la manovra approderà dunque in Senato. Il presidente Renato Schifani presenterà il disegno di legge di conversione del decreto di stabilizzazione dei conti pubblici. Ma è chiaro che quello di domani sarà un blitz: durerà giusto il tempo di assegnare il decreto legge alle commissioni competenti, Affari costituzionali e Bilancio di Palazzo Madama, che inizieranno l’esame del ddl a partire da lunedì 22 agosto.

Dietro a questo lunatico atteggiamento del premier sembra però che un ruolo non del tutto trascurabile lo stiano svolgendo anche i “frondisti”. Con la loro pressione minacciano la leadership, sulla quale Berlusconi crede ancora di vantare il monopolio. Quando invece è palese che il Cavaliere non ha più il potere di una volta. Non dentro al Pdl, non al governo. I giovani rampolli della politica italiana (e per dirla tutta, non troppo giovani) intendono approfittare della situazione. Nel Popolo della Libertà si ragiona dunque su un contributo di solidarietà depotenziato, o nel tetto di reddito innalzato (come si scriveva poc’anzi si potrebbe farlo scattare dai 150 mila euro in su) o modulando la tassa sulla base del quoziente familiare tanto gradito all’Udc, a partire dal numero dei figli o dei soggetti a carico del contribuente.

 

Questo si dice. Ma basta dare una prima lettura alla relazione tecnica al provvedimento per vedere come siano a parlare le cifre, non le intenzioni.

La tassazione delle rendite finanziarie al 20%, con esclusione dei titoli di Stato, porterà nelle casse dello Stato quasi 2 miliardi di euro. Tenendo conto delle «minori ritenute da scomputare ai fini delle imposte sui redditi», il gettito arriva per la precisione a 1.942 milioni. Per il 2012 e il 2013 il gettito è però di 1.494 e 1.724 milioni di euro. Poi dal 2014 la norma entra a «regime».

Per quanto riguarda lo slittamento dell’erogazione del Tfr per gli statali, che scelgono il pensionamento anticipato, «circa 19.000» lavoratori nel 2012, si prevede un risparmi di oltre 100 milioni nel 2012 e 1.031 milioni nel 2013, stando alle cifre della Relazione tecnica. Per i pensionamenti di vecchiaia, la cui indennità di buonuscita slitta di sei mesi, il numero degli interessati va invece da 16.500 a 35.000, «tenendo conto che una parte dei soggetti in esame manifesta la propensione di accedere al pensionamento successivamente alla maturazione dei requisiti minimi». Dal posticipo di sei mesi sono attesi 330 milioni di euro nel 2012 e 1.065 nel 2013. Tutto questo verrà esteso anche agli impiegati del sistema scolastico: in questo modo lo Stato pensa di poter recuperare 2,526 miliardi di euro nel biennio 2012-2013.

La manovra prevede inoltre l’abolizione degli enti con meno di 70 addetti. Come si legge nella Relazione Tecnica al provvedimento: «La soppressione interesserebbe anche gli enti di ricerca». Eccezion sia fatta per l’Accademia della Crusca! La storica istituzione fiorentina a tutela della lingua italiana rischiava la chiusura (in quanto ente con meno di 70 dipendenti).

Sempre nell’intento di riempire il salvadanaio nuovi rincari anche su giochi e sigarette. Con un aumento dell’aliquota dell’imposta sulle sigarette potranno arrivare «maggiori entrate in misura non inferiore a 1.500 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2012».

Queste le cifre. Le uniche cifre in grado di rispondere al Diktat dell’Europa. E quali che siano le intenzioni di Berlusconi, una cosa è certa: il contrappasso dell’uomo del «meno tasse per tutti» porta la firma di Giulio Tremonti.

 

G.B.

 

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