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***DL ANTICRISI*** LA CONTROPROPOSTA IN 7 PUNTI DEL PD E IL TABU’ DELLA PATRIMONIALE

agosto 14, 2011 di Redazione 

Il dl anticrisi ottiene il via libera da Bruxelles, ma in patria continua a dividere. Governo vs opposizioni, come è ovvio, ma anche gli stessi partiti sembrano uscire debilitati e lacerati al loro interno dal caldissimo agosto di Montecitorio. Nel Pdl sale a quota nove il gruppo di parlamentari pronti ad attuare «una fronda» alla nuova manovra aggiuntiva. Fra questi l’ex ministro Antonio Martino, il sottosegretario Guido Crosetto, Isabella Bertolini, Giorgio Stracquadanio, Giuseppe Moles, Giancarlo Mazzuca e Santo Versace, con Alessio Bonciani e Deborah Bergamini. «Non abbiamo sbagliato nel giudicare deludente l’intervento del ministro dell’economia», scrivono in una nota congiunta: «Il decreto legge presentato dal governo è poco convincente per due ragioni fondamentali: non affronta seriamente i problemi strutturali che hanno portato la spesa pubblica al 52% del Pil e il debito pubblico a dimensioni insostenibili; e aumenta le tasse sul reddito già troppo elevate. Per rispetto della parola data agli elettori, per rispetto delle nostre convinzioni, per la certezza data dall’esperienza che più tasse vogliono dire meno lavoro e meno sviluppo, abbiamo deciso di presentare una serie di emendamenti che sostituiscano le maggiori tasse con migliori riforme». Il Pdl è dunque al suo ennesimo banco di prova, prima la secessione dei finiani, ora la scalata al potere dei giovani del partito, cui Tremonti e lo stesso Berlusconi non sono certo in grado di porre un freno. Ma sull’altro versante della politica italiana la situazione non è poi così diversa. La pressione per una politica nuova, più audace contro i poteri forti, e più equa nei confronti dei ceti sociali meno abbienti, alza la voce e si fa sentire in risposta ai sette punti di Bersani. Se il segretario giudicava “inadeguate” le misure del ministro dell’Economia, ecco che i suoi lo ripagano con la stessa moneta: possibile che il Pd non abbia ancora trovato il coraggio di introdurre una tassa patrimoniale nella sua fin troppo ponderata controproposta? Come può un partito di sinistra, non fare nulla di fronte a questa iniqua pressione fiscale che attaccai  lavoratori del settore pubblico e privato, le imprese, ma non le rendite? L’interrogativo resta sospeso e rivolto al segretario dei Democratici, intanto il Democratico Gad Lerner espone qui sul giornale della politica italiana una severa critica rispetto al “tabù della patrimoniale”. Sentiamo.

Nella foto, Pierluigi Bersani

di Gad LERNER

 

Delude e fa pensare che neanche fra i sette punti della contromanovra illustrata da Pierluigi Bersani a nome del Partito democratico, compaia una vera tassa patrimoniale.

E’ vero che al primo punto si prevede il supplemento d’imposta del 10% sui capitali “ripuliti” grazie allo scuso fiscale. Ma a parte il fatto che tale provvedimento è di dubbia costituzionalità, non sfugge la sua natura simbolica e parziale.

A chi vive di rendita in questo paese non è stato chiesto alcun supplemento di sacrifici, se si esclude la parificazione del prelievo sui profitti finanziari alle correnti aliquote europee. Nessuna tassa sulla casa (e qui ammettiamo pure che sarebbe dolorosa annche per molte famiglie non abbienti); ma soprattutto nessuna tassa sui patrimoni. Conosco molte persone ben più ricche di me che scampano il “contributo di solidarietà” varato dal governo perchè i loro beni non compaiono nella dichiarazione dei redditi.

Trovo che questa reticenza del Pd sia un errore politico e culturale. Manifesta l’impreparazione a fronteggiare un ciclo di crisi capitalistica in cui stare dalla parte dei ceti sociali svantaggiati, la maggioranza dei cittadini, implicherà un distacco netto dal “pensiero unico” della finanza internazionale.

 

 

GAD LERNER

 

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