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***DL ANTICRISI*** TAGLI AGLI SPRECHI NON AL WELFARE di MASSIMO DONADI*

agosto 12, 2011 di Redazione 

«Aggrediremo i costi della politica con 14-15 misure». Questa la linea del governo a lavoro sul dl anticrisi, annunciata dal presidente del Consiglio. Berlusconi punta infatti ai costi della politica (ci sarà un taglio di 6 miliardi ai ministeri nel 2012 e di 2,5 per il 2013), conferma la tassa di solidarietà dai redditi superiori ai 90mila euro. Tagli e non Tasse. Quasi 10 miliardi in meno agli enti locali, da spalmare sui due anni, escluso il settore della sanità. La riduzione sarà di 6 miliardi per il 2012 e di 3,5 miliardi nel 2013, per un totale di 9,5 miliardi di euro. Tremonti conferma: l’intenzione è quella di «ridurre le province» e di «accorpare i comuni». Per accelerare i tempi si procederà con un decreto legge, che il titolare di via XX settembre sente di dover giustificare: «Questo è il tipico caso di decreto per necessità e urgenza. La necessità per la tenuta del paese, l’urgenza per i mercati». L’obiettivo del pareggio impone infatti una drastica riduzione nel rapporto tra deficit e pil: dal 3,9 % del 2011 al 1,9 del 2012, con la speranza di raggiungere lo zero nel 2013. «Questi obbiettivi – aggiunge Tremonti – si devono raggiungere attraverso riduzioni della spesa», perchè «se li raggiungessimo con aumenti fiscali non verrebbero considerati validi da Bruxelles» e perciò «dobbiamo ridurre l’indebitamento attraverso riduzioni di spesa». Se però con “spesa” si intende aggredire il sistema del Welfare, non solo dalle file delle opposizione, ma da quelle stesse del governo, arriva un incontrovertibile no, esplicitato con la diplomatica formula dellla “linea della saggezza” indicata da Bossi. «Se vai in giro per la città, anche qui a Roma – chiosa il Senatùr – trovi dei poveracci anche vecchietti, che vanno a rubare nei grandi magazzini la bottiglietta o il pezzo di pane perché non hanno da mangiare. Che fai? gli togli anche la pensione? Vedrete che passerà la linea della saggezza». Alla voce “pensioni” scattano però anche e soprattutto le opposizioni, che smentendo una linea demagogica di cui è facile accusarli in questo momento (servono proposte e non scevre critiche!), saltano appena a queste si associa la parola “tagli”. E’ ancora Massimo Donadi a prendere la parola sul giornale della politica italiana. Ma alle critiche aggiunge tre direttrici su cui muovere la strategia anticrisi. Sentiamo.

Nella foto da sinistra, Silvio Berlusconi, Umberto Bossi e Giulio Tremonti

di Massimo DONADI*

 

Tremonti lo ha ammesso. La manovra che abbiamo approvato a luglio era sbagliata, una colossale schifezza e va modificata. Dopo l’intervento della Bce e dell’Europa, che ha posto il governo in una sorta di commissariamento, ora si deve cambiare musica.

Appunto. Però la musica annunciata dal governo non ci piace. Aspettiamo di conoscere il pentagramma nel dettaglio ma già da ora dichiamo forte e chiaro che la manovra bis deve suonare una sinfonia diversa. Non può e non deve ripercuotersi su chi è già stato massacrato. Farlo non è demagogia, o fantascienza.

Si può e si deve. Perchè prima di mettere mano al welfare, al mondo del lavoro, alle tasche dei piccoli risparmiatori, c`è una giungla di sprechi e di costi della politica da disboscare, ci sono misure che si possono e si devono rilanciare.

Serve solo il coraggio di farlo, di incidere concretamente su quei centri di potere, politico ma non solo, che per mantenere il loro status quo, bloccano la modernizzazione, lo sviluppo e la crescita del Paese. Noi lo abbiamo scritto, nero su bianco, nella nostra contromanovra che abbiamo presentato in Parlamento. Tre i settori d`intervento.

Il primo, riduzione dei costi della politica; abolizione delle province; soppressione delle comunità montane, dei consorzi di bonifica, degli enti inutili; riduzione del numero dei parlamentari, eliminazione dei vitalizi per i parlamentari e consiglieri regionali; amministratore unico per le società e gli enti partecipati; eliminazione dei rimborsi elettorali ai partiti; auto e aerei blu; unificazione dei comuni con meno di 20.000 abitanti.

Il secondo, riduzione delle spese della pubblica amministrazione: riduzione delle spese militari; unificazione degli enti previdenziali; riduzione dei consumi intermedi.

Terzo, misure fiscali e cioè, ripristino delle norme per il contrasto all`evasione; rendite finanziarie al 20%. Noi offriamo al Governo il nostro pacchetto di proposte, che non presenta il conto ai soliti noti ma che riduce i costi della politica, razionalizza quelli della pubblica amministrazione e rilancia necessarie misure fiscali. Se il governo non ha il coraggio di farlo, è meglio che vada a casa.

 

MASSIMO DONADI*

*Capogruppo alla Camera de l’Italia dei Valori

 

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