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***DL ANTICRISI*** Le prime anticipazioni sul Politico.it TREMONTI CONTRO TUTTI

agosto 11, 2011 di Redazione 

Il dibattito si accenderà di qui a poche ore sulle colonne del giornale della politica italiana, con l’intervento delle nostre grandi firme. Ma nel frattempo, con l’intento di prepararvi al dibattito infuocato di questa calda estate 2011, ecco qualche anticipazione del dl anticrisi, che nelle promesse del ministro Tremonti potrebbe essere varato già il prossimo 12 agosto, al più tardi il 16. Ben prima della fine di settembre, e molto probabilmente con una settimana di anticipo rispetto alle speranze dell’Europa. La crisi c’è. E’ grave. Ed alla politica italiana non resta che abbandonare le valigie già pronte sullo uscio di casa e tornare in Parlamento a lavorare. Nella foto, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti

 

Roma. Commissioni congiunte Affari costituzionali e Bilancio. Parla Giulio Tremonti: il dl anticrisi potrebbe essere varato il 12 o il 16 agosto.

Il suo contenuto? Tassare di più le rendite finanziarie (fino al 20%), decurtare gli stipendi dei dipendenti pubblici, rivisitare gli articoli 41 e 81 della Costituzione. Rispettivamente l’articolo che vincola le liberalizzazioni: “l’iniziativa economica privata è libera./Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana./La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”; e “le camere approvano ogni anno i bilanci ed il rendiconto consuntivo presentati dal governo./L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente quattro mesi. Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese./Ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte”. «L’articolo 81 della Costituzione -dichiara il ministro dell’Economia– non costituisce un caso di successo. Ora abbiamo il terzo o quarto debito pubblico nel mondo».

Ed ancora: il governo annuncia l’intervento sulle pensioni di anzianità e su quelle delle donne nel settore privato, la sollecitazione di «una spinta alla contrattazione a livello aziendale, con il superamento del sistema centrale rigido» ma anche «il licenziamento del personale compensato con meccanismi di assicurazione più felici», una sorta di «diritto di licenziare». Sono queste alcune delle misure allo studio del governo in queste ore di agosto. I tempi sono stretti ma il titolare(?) di via XX settembre apre al dibattito:«Presenteremo un provvedimento discutibile in Parlamento». Mettendosi poi al riparo tira in ballo l’Europa: alcune misure sono state «suggerite» dalla Bce. L’ipotesi di riduzione degli stipendi pubblici, in particolare, «è stata fatta in sede europea» ma l’esecutivo non condivide (la casta non si tocca?). Inoltre si esplicita che, da quando è stata varata la manovra nel luglio scorso, «la crisi ha preso un corso diverso, non ancora finito e non facile da prevedere nella sua dinamica». Per questo, il governo non può perdere tempo nel delineare la quadra sul provvedimento anticrisi.

Il governo… ma non tutto. Il ministro Bossi guarda con sospetto alla creatura di Tremonti, che malgrado la sua assenza in Aula definisce «troppo fumosa». Lo scambio di battute è immediato, ed il Tesoriere replica: «Il ministro Bossi ha usato un’espressione che ora sarà oggetto di discussione tra noi due. Abbiamo annunciato che faremo un decreto… rispondendo al ministro Bossi dico che è difficile essere più precisi prima di vedere il presidente della Repubblica e a mercati aperti».

Tremonti ad ogni modo è un uomo solo. Gli restano il Colle e gli amici d’Europa, ma in Italia è solo: solo nel partito, solo nel governo e l’opposizione –ovviamente– non aiuta. Pierluigi Bersani, fortemente critico della manovra, sostiene che «per dare una risposta all’emergenza economica bisognerebbe cambiare governo». «Noi siamo uno dei più grandi Paesi del mondo -continua il segretario del PD–, la settima potenza economica, e prendere dalla Bce anche le ricette oltre ai vincoli a me non sta bene. È tempo di agire siamo già in ritardo. Siamo ancora una volta sconcertati. Noi diciamo che al governo non deve tremare il polso – sottolinea Bersani – ma abbiamo impressione che ci sia qualcosa di peggio di un tremore di polso: c’è assenza di idee e di compattezza del governo e della maggioranza e l’incapacità di usare i toni giusti verso il Paese e anche verso le opposizioni, che stamattina hanno detto le uniche cose concrete e propositive». Ma così non sembra al ministro dell’Economia, che alla mano ostile tesa da Bersani risponde: «Non abbiamo chiesto aiuto, ma delle proposte. Abbiamo chiesto di scambiare le idee. Ben venga l’aiuto se c’è, ma non l’abbiamo chiesto». Contro la manovra anticrisi si scaglia anche il furibondo Antonio Di Pietro: «Ritengo che cambiare governo sia una precondizione per stare meglio. Qualcuno non è d’accordo, ma prima si cambia il Parlamento meglio è per questo Paese», chiosa l’ex pm facendo in commissione un vero e proprio show. «Lo so anch’io cosa vuole dire “confidenziale” – aggiunge rivolgendosi al ministro -. Ma lei mica ci è andato a letto con la Bce, che c’ha la confidenza. La lettera l’hanno mandata a lei non come amico ma come esponente del governo e lei quella lettera la deve dare al Parlamento». Tremonti interdetto dai toni del leader Idv, tenta di chiarire la questione diplomatica: la lettera Bce è stata considerata «confidenziale ha chi l’ha inviata. E per prassi diplomatica è chi la invia a renderla eventualmente pubblica». E a Di Pietro: «Di Pietro, onorevole che non c’è, vuole un documento? Avrà un decreto perchè è così che agiscono i governi».

Tremonti mai come ora dimostra la sua tempra politica. Ora che è costretto a dare la faccia per un partito che non lo vuole, a governare in un governo che lo critica, per un Paese che alla crisi dell’Occidente si dimostra per lo più noncurante e preso da ben altre istanze estive. La sfida di Tremonti lo vede ora, solo contro tutti. Ma il ministro sembra voler combattere senza esclusione di colpi. Ci aspetta una grande battaglia.

 

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