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***L’INIZIATIVA*** Quando informeRAI? Debito pubblico e non solo: il dibattito boicottato dai partiti

agosto 10, 2011 di Redazione 

La politica se ne va in vacanza e con questa anche mamma RAI, vera e propria appendice della politica e sede dislocata del “dibattito”. Mentre Londra è presa d’assalto, i listini di mercato provano una difficile risalita ed il mondo politico, malgrado la canicola, è in pieno fermento, la televisione pubblica svuota il palinsesto di ogni parvenza di approfondimento politico ed economico. L’”informazione” viene trincerata nei Tg, e questi ben poco riescono a dire sulla drammatica situazione che il mondo affronta in questa estate 2011. A fronte della totale assenza sul piccolo schermo dell’informazione approfondita, argomentata e talvolta (perché no?) critica del potere politico (a cui evidentemente giova un clima di “omertà” e dis-informazione), parte l’iniziativa dei Radicali Italiani “Quando informeRAI?”, tesa a mobilitare i diretti interessati, i cittadini, primi fruitori del prodotto televisivo ma anche “produttori” dello stesso e quindi titolari del controllo del proprio contributo all’istituzione di viale Mazzini, a denunciare la “scomparsa” dalle emittenti nazionali delle notizie e dell’informazione reale all’Agcom. Un’iniziativa importante e speriamo fortunata, di cui ci parla Annalisa Chirico.

Nella foto, il cavallo simbolo della RAI a viale Mazzini (Roma)

di Annalisa CHIRICO

 

“Quando informeRAI?”. E’ questa la domanda che i radicali rivolgono alla concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo. In ferie per tre mesi, a partire dal 15 giugno, l’esercito degli oltre 13.000 dipendenti. Vespa, Floris e Santoro con tanto di ciambella gonfiabile. Sospesi gli spazi di approfondimento e di informazione politica. Sospeso il dibattito pubblico sulle grandi questioni del Paese, quali la crisi della finanza pubblica e lo stato “bollente” delle patrie galere.

Intanto crollano i mercati finanziari di tutta Europa. Il declassamento sul rating americano, la voce grossa della Cina. Il Nasdaq e il Dow Jones chiudono ai minimi storici dal 2008. La Banca Centrale Europea prende carta e penna per scrivere al governo italiano. E mamma RAI dov’è? In vacanza.

Eppure ogni cittadino italiano, inclusi i neonati, è indebitato per oltre 31mila euro, e non lo sa. Il debito pubblico supera i 1.900 miliardi di euro, oltre il 120% del PIL. A causa delle scelte irresponsabili di una classe politica, che ha vissuto – per tanto, troppo tempo – al di sopra delle proprie possibilità, è questa oggi la zavorra che strangola la crescita.

Quali le ricette per ridurre il debito? In ballo, a ben guardare, c’è l’idea stessa dello stato che vogliamo. E su questo, per tacito accordo, le forze politiche di destra e di sinistra boicottano il confronto. Meglio correre per non scegliere. Approvata in tutta fretta una manovra, che per il 60% contiene soltanto inasprimenti fiscali. Nessuna risposta strutturale alla spesa pubblica esorbitante.

Se l’America dà lezioni di democrazia con le forze in campo impegnate a promuovere la propria visione sull’innalzamento del tetto al debito, in Italia da oltre trent’anni regna un silenzio assordante. Talmente assordante che per poco non abbiamo nostalgia dei plastici di Vespa, delle interviste orchestrate di Santoro, del bailamme dipietresco e delle barzellette chez Floris.

 

Serve un dibattito pubblico e aperto sul debito pubblico? Noi pensiamo di sì. Einaudianamente serve “conoscere per deliberare”. “Lo scontro financo aspro e durissimo di idee è meglio del silenzio”, dice Alberto Mingardi, direttore dell’Istituto Bruno Leoni, in occasione della conferenza stampa di lancio della campagna radicale InformeRAI. Non a caso l’IBL ha lanciato per primo il contatore del debito pubblico sia in termini assoluti che pro capite. “La crisi della finanza pubblica – afferma Mingardi – riemerge ciclicamente e viene affrontata con soluzioni tampone in modo da isolare la politica dal consenso”.

Che cosa puoi fare per richiamare la RAI al suo dovere? Rivendica il tuo diritto a conoscere, a ottenere quel servizio per il quale paghi il canone. Obbliga i partiti a quel confronto che intenzionalmente boicottano. Obbligali a delle scelte di campo, che vadano al di là dei soliti slogan propagandistici.

Per farlo denuncia la RAI all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, chiedendo che ordini al servizio pubblico di informare e organizzare dibattiti sui temi sino ad oggi oscurati. Compila il modulo e scegli se incentrare la denuncia su uno o più temi. E’ facile. Diffondi il video della campagna InformeRAI. Vale più di mille parole.

Se saremo in centinaia, in migliaia ad alzare la testa contro la RAI latitante del dis-servizio pubblico e contro il silenzio consociativo dei partiti, potremo riconquistarci un brandello di conoscenza, che è linfa vitale per una democrazia viva e pulsante. Quella che vogliamo.

 

ANNALISA CHIRICO

 

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