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***FAR WEST*** La sinistra deve fare i conti con la finanza di GAD LERNER

agosto 9, 2011 di Redazione 

«Non importa quello che dice un’agenzia, noi siamo gli Stati Uniti d’America e saremo sempre da tripla A». Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, interviene nuovamente sulla crisi della borsa. I mercati «hanno ancora fiducia negli Stati Uniti» e «continuano a credere che siamo da tripla A». A Wall Street la seduta è ancora in corso, ma l’inquilino della Casa Bianca assicura che la situazione del Paese è risolvibile e gli americani sanno cosa fare per affrontarla. La ragione della crisi non andrebbe dunque ricercata nella sfiducia dei mercati, ma nello «stallo politico» sulla trattativa sul debito, che secondo il presidente «non è stato costruttivo». Standard & Poor’s avrebbe sancito il downgrade «non tanto perché dubita della nostra capacità di pagare il debito, ma perché ha assistito a un mese di negoziazioni sull’aumento del tetto del debito, hanno dubitato della nostra capacità di agire». Quello di Obama è infatti un problema, che nel linguaggio politico viene definito, di “governo diviso”: non godendo di una maggioranza parlamentare, la forza dell’Esecutivo viene limitata e vincolata alla stretta collaborazione con il Congresso, che nelle parole del presidente si traduce in «mancanza di volontà politica a Washington». La volontà in realtà c’è, ed è quella derivante dal mandato elettorale –e quindi dai desiderata popolari– che ha attribuito ai democratici Washington ed ai repubblicani il Congresso. (In pieno rispetto dei dettami dei padri fondatori, per altro!). Ma Obama inisiste: «ci sono molte idee che consentirebbero di ridurre il deficit senza mettere in pericolo la crescita». La prima è quella di «estendere il più presto possibile» gli sgravi fiscali sul lavoro dipendente e i sussidi di disoccupazione. Senza queste misure, avverte Obama, «ci saranno meno posti di lavoro e meno crescita». Ma è chiaro che le stesse difficilmente troveranno il consenso dei conservatori. A rendere ancora più ardua la sua missione nel distretto della Columbia, l’esito assai negativo dell’ «effetto Obama». Le parole del presidente non riescono infatti a ridare fiato ai listini, ma al contrario fanno sprofondare ancora di più gli indici di Wall Street, in rosso dall’inizio della seduta. Nel momento più critico dell’amministrazione Obama è estremamente facile puntare il dito contro il presidente-promessa di una nuova fase della politica. Ciò che invece è più difficile, ma più costruttivo, è notare come anche nell’occhio del ciclone, il leader del partito Democratico U.S.A. tenga saldo il timone e non permetta il naufragio della Nave su cui gli americani hanno deciso di imbarcarsi nel lontano 2008, proprio sull’onda di una crisi mondiale che iniziava a manifestarsi. Un osservatore realmente critico dovrebbe trarre da quel PD l’atteggiamento attivo, impavido, la tenacia e la serietà con cui si affrontano i problemi. Mentre in Italia la maggiore ambizione dei vertici Democratici è quella di approdare ad un governo tecnico, o chiedere le dimissioni senza avanzare nessuna proposta concreta per il cambiamento, sull’altra sponda dell’Atlantico si lavora, o per lo meno si cerca di lavorare, anche insieme al “nemico”, caricando sulle proprie spalle le responsabilità, per il bene del Paese.

Nella foto, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama

di Gad LERNER

 

Gli scettici di tutto il mondo si sono uniti nell’esultanza per l’umiliazione subita da Obama.

Non chiedevano di meglio per dimostrare che il presidente-sorpresa era solo un bluff, non il messaggero di un grande cambiamento. Più serio a me pare riconoscere che Obama, eletto nel 2008 sull’onda della delusione per le fallimentari politiche neolliberiste dei suoi predecessori, non ha trovato la forza sufficiente per emanciparsi dall’opaca congrega degli gnomi di Wall Street; non ha osato schierare la politica contro la finanza.

E’ il problema che oggi assilla i progressisti in tutto il mondo. Potranno rassegnarsi a subire come inevitabili nuovi tagli di bilancio, senza punizioni per coloro che si sono assurdamente arricchiti grazie ai meccanismi implacabili della speculazione?

 

GAD LERNER

 

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