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Si può sapere cosa stiamo aspettando? Italia si salva facendosi culla innovazione Germania, Cindia: è segreto di Pulcinella Risposta agli attacchi non sia una ‘difesa’ Sia (nostro) attacco per costruire futuro

agosto 8, 2011 di Redazione 

Al giornale della politica italiana le discussioni su ipotetici tavoli per (a sua volta) discutere di come produrre crescita, lasciano esterrefatto. L’Italia non è in una situazione difficile; ci è, ma solo per l’inconcludenza paradossale di questa classe politica, che non sa più dove andare a parare. Ma c’è un’Italia nascosta, quella che forse, con Mario Monti, potrebbe venire a galla, che sa benissimo che cosa sia necessario fare. Lo sa da mesi; da anni. E, nei suoi convegni “segreti”, passati del tutto inosservati agli occhi di una nostra politica più interessata a discutere di Berlusconi o, comunque, di se stessa, ne discute e perfeziona le possibili forme da allora. L’Italia si salva compiendo un completo ribaltamento di prospettiva che faccia dell’innovazione la nostra stella polare. Il nostro obiettivo dev’essere diventare il luogo nel quale si concepiscono, e possibilmente si producono, le “soluzioni” – a 360° – che rappresenteranno, via via, il futuro. Le più (e prima) “avanzate” al mondo. E’ esattamente ciò su cui Paesi che, d’accordo, hanno anche altri punti di forza – come il costo insignificante della manodopera in Cina. Ma l’Europa non può sfidarla su questo piano – sul quale abbiamo “ragione” noi! – solo perché, come insegnano le più basilari regole della concorrenza, non “pareggia” il conto su altri piani – ma che (intanto) hanno puntato e puntano su questo! Non possono più farlo gli Stati Uniti, perché sono già diventati la prima economia al mondo così (!), ma noi, da questo punto di vista (e non solo…) siamo all’età della pietra! Abbiamo ancora tutte le fasi della Storia dell’Uomo da percorrere! Abbiamo margini inenarrabili! Quand’è che ci mettiamo a fare la cosa che, stando già lì sul tavolo, ci salverà e, ad un tempo, può rifare grandi? Come, “tecnicamente”? Proiettando tutto il nostro sistema formativo-produttivo in quella prospettiva. Operare per rendere (innanzitutto) la nostra scuola il punto più avanzato dell’istruzione al mondo (altro che smembrarla!); aprire e liberare all’insegna del merito (e del ringiovanimento) il nostro sistema universitario, collegandolo e rendendolo propedeutico (sia sul piano della ridefinizione dei (per)corsi di studio sia dal punto di vista integrato-organizzativo) al mondo del lavoro e, in particolare, delle imprese; insieme alle quali costruire un sistema (a sua volta, ancora) integrato di ricerca pubblico-privata che tenda a generare appunto – sempre di più - quel livello di innovazione (ovviamente per fare tutto questo la sinistra deve dimenticare il principio per cui la scuola, l’università e la ricerca, motore della costruzione del – nostro – futuro, siano un postificio nel quale piazzare le proprie clientele elettorali); da sostenere, magari, con una riforma del mercato del lavoro che preveda di riempire i vuoti (di tempo e non solo) di chi non lavora con la formazione permanente – come già in Germania! – eventualmente (anche) liberalizzando nel senso della possibilità (progressiva) di “licenziare” (tutti; ma solo in rapporto della crescita, a cui tutto questo tende; scendendo sotto una certa soglia di valore positivo, si può prevedere, il sistema torna a bloccarsi per evitare la cosiddetta ”macelleria sociale”) mediante l’adozione, appunto, di quel sistema integrato che, ad esempio, preveda sei mesi di lavoro e tre di formazione, il tutto finalizzato ad avere una manodopera in grado di sostenere, e, anzi, stimolare (attraverso magari anche un suo maggiore coinvolgimento nel definire i piani aziendali) la continua innovazione (di sé e del “prodotto”) del nuovo sistema scuola-università-ricerca-produzione italiano! Immaginate che cosa accadrebbe sui mercati se un governo si mettesse a fare ciò che l’Italia può fare (!) per salvarsi? Anche perché questa è la condicio sine qua non crescere a ritmi sufficienti a sostenere la riduzione del debito (da accompagnare, del resto, con l’eliminazione seduta stante di tutti gli organismi inutili che ci fanno sperperare milioni di euro l’anno!). Quand’è che, semplicemente, facciamo ciò che è già come la pappa pronto per essere fatto? Possibilmente, se vi pare, prima di fallire (per la cronaca, noi, pure in generale ascoltati – ma poi questa politica non agisce! – lo scriviamo da febbraio 2010. Duemiladieci).

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