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***ALLARME BOND*** Si prepara un G7 per settembre. La recessione non è ancora finita di GAD LERNER

agosto 7, 2011 di Redazione 

Le cancellerie in un fine settimana d’agosto non hanno mai avuto tanto da fare. Il G7 –ponte decisionale fra Unione Europea, America ed Asia che raccoglie in un solo organismo Stati Uniti, Germania, Giappone, Francia, Canada, Italia e Gran Bretagna–sembra ad un passo dal riunirsi attorno a un tavolo in piena canicola. L’incontro fra i capi di Stato e di governo dello stesso G7 potrebbe aver luogo già i primi di settembre, a Marsiglia. L’attuale presidenza francese dell’organismo – come del resto per il G20 – si è dimostrata consapevole dell’emergenza: sabato scorso Nicolas Sarkozy in uno scambio telefonico ha concordato infatti con il primo ministro britannico, David Cameron, «l’importanza dell’operare insieme, di sorvegliare da vicino la situazione e di restare in comunicazione nei prossimi giorni». Mentre le borse smentiscono l’ottimismo della politica, e la politica non fa nulla per regolare lo sfrenato cinismo delle stesse borse, l’unico dato inequivocabile è che questa recessione mondiale è tutt’altro che alle nostre spalle. Al contrario, la punta dell’iceberg contro il quale abbiamo deragliato nel 2008, a tre anni di distanza rivela la sua magnitudo sommersa, ben diversa da quella ponderata dalle prime ingenue stime. Ed, ora, mentre i listini dei mercati crollano e le più grandi economie d’occidente sono sostanzialmente in ginocchio, si guarda con esasperazione allo scarso numero di scialuppe di salvataggio. 

 

Nella foto, uno degli impiegati licenziati dalla Lehman Brother’s nel 2008

di Gad LERNER

 

Ricordate la celebre foto dell’impiegato Lehman Brother’s con il suo scatolone in mano, appena licenziato dopo il crac della banca d’affari?

Era l’autunno del 2008. Oggi, ingenuamente, molti economisti convinti che non possa esistere un sistema per far soldi da quelllo vigente, accusano la politica americana per quel fallimento; sostenendo che andava evitato col soccorso pubblico, per evitare le sue gravi conseguenze recessive.

Passati tre anni, la verità è che nessun provvedimento significativo di riforma delle regole della finanza è stato assunto da una politica mondiale ridotta all’impotenza. Lo stesso Obama, che pure fu eletto soprattutto grazie a quella crisi, oggi è debole perchè non ha saputo/potuto andare contro Wall Street.

La verità scomoda, professata quasi solo dagli economisti critici, riguarda la durata del fenomeno recessivo. La tempesta delle monete e dei debiti pubblici ne sono oggi la componente più visibile, ma il mondo dovrà probabilmente fare i conti con un’ulteriore caduta produttiva di quelle che furono le sue economie più importanti, fattori determinanti degli squilibri cui oggi si ribellano in molti.

 

GAD LERNER

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