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***Crisi Finanziaria*** ITALIA, UN PAESE SENZA PIU’ CREDITO di FRANCO MONTORRO

agosto 6, 2011 di Redazione 

Questa crisi non è nazionale. Basta dare un’occhiata ai listini di Borsa per capire l’entità di quello che stiamo per affrontare: uno Tzunami che aumenta di velocità e forza d’impatto di ora in ora, e noi piccolo sistema economico, e non solo, stiamo per esserne travolti. Con uno stridere irrazionale i piani della verità e della verosimiglianza si confondo tra loro. Dai palazzi della politica infatti arriva il serafico messaggio di un Paese e di un’Economia “solidi”. Vero o verosimile? Appena varcato il confine la verità è un’altra ed è una sola: non solo la nostra economia si posiziona solo un gradino al di sopra di quella spagnola (a sua volta superiore solo a Portogallo, Irlanda e Grecia), ma il Paese non gode più di alcun credito, a partire proprio dalla nostra ottimistica classe dirigente. Si potrebbe dunque adottare una strategia più irresponsabile, del “negare fino alla morte”(in questo caso dei mercati)? Se questo governo è un governo liberale, come ama definirsi, la crisi dovrebbe esser colta come un’occasione straordinaria. Un’occasione che questo Paese non può permettersi di rimandare a settembre. Qui sul giornale della politica italiana lo ripetiamo da giorni: l’intervento è necessario. Ora. 

 

Nella foto, il downgrade di Standard & Poor’s sui titoli americani, Wall Street (NY)

di Franco MONTORRO


 

Questo era il periodo del “Tutti al mare”, il limbo nel quale non accadeva nulla di notevole – per i giornali – che non fossero le solite tiritere canicolari, oltre al classico “delitto dell´estate” e agli echi lontani di qualche perturbazione politico-sociale dall´altra parte del pianeta.

Improvvisamente, ozono e ghiaccioli, tormentoni musicali e vip in costume si vedono relegati in secondo piano; ma resiste la fortezza minzoliniana e in seconda battuta quella del TG4, fenomenale l´altra sera nell´andare a intervistare sulla crisi delle borse la gente che passeggiava in Via Condotti a Roma. Prossime puntate: piazzette a Capri e Portofino, Via Montenapoleone a Milano, Galleria Cavour a Bologna.

Già, la crisi e l´inadeguatezza di gran parte della classe politica ad affrontarla. Non è questione di destra e sinistra, di fioretto per l´una e sciabola per l´altra, perché è dai tempi della grande stagione preparatoria per l´Euro che la nostra dirigenza quasi senza ricambio – se non per personaggi che appaiono clonati, tanto sono simili ai predecessori – viaggia su percorsi rallentati rispetto a molti altri Paesi.

La crisi colpisce tutti, perfino gli USA, ma là e altrove, almeno, non ci si nasconde dietro a dei pretesti, si ammettono gli errori, si cerca quello che più di un compromesso è un patto di salvataggio.

La vera crisi è quella di un intero sistema economico, non da oggi, ma appare più grave in Italia perché strutturalmente l´Italia è più debole e meno moderna di altre realtà e perché in altri Paesi la classe politica ha tempre ed obiettivi ben diversi dalla nostra.

L´Italia è un Paese senza più credito, a partire dalla classe di chi la rappresenta in parlamento e la governa; chiunque abbia messo il naso fuori dai nostri confini e lontano dia nostri telegiornali sa, per averlo ascoltato almeno una volta, quale reale considerazione abbiano all´estero non solo di Silvio Berlusconi, ma di chi ha continuato a dargli retta nonostante tutto.

L´onorevole Casini, evergreen che ricorda ancora le similitudini con la grande crisi del 1992 dice che non è togliendogli la Presidenza del Consiglio che si risolvono le emergenze. Appare tuttavia evidente che nemmeno confermandogliela sin può sperare di farcela.

Di governi tecnici guai a parlarne ed è un´anomalia molto italiana. Che cosa dovrebbe essere un ministro se non un tecnico della sua materia? Quindi, un esperto?

Governo di unità nazionale? Quale, se anche a sinistra regna da anni la frammentazione, cancellata con operazione di facciata solo quando c´è da presentarsi alle urne?

Si avvertono però movimenti esterni e non sottovaluterei i sicuri contatti sempre più frequenti fra industrie e banche, parliamo di vertici, anche se alla fine bisognerà tornare a fare i conti con la politica. Meglio (peggio): i politici. Ma bisogna fare in fretta, a costo di rovinare le vacanze dei parlamentari. Su, coraggio, che magari dopo nei TG si potrà tornare a vedere reportage sulla piadina e sui canederli, e ad ascoltare rapiti quell´aggiornamento meteo che è il vero momento clou della serata informativa.

Quanto a Berlusconi, se Libero lo accredita di una guerra personale contro i kamikaze della finanza che vogliono affossare solo l´Italia, ho idea che finirà su un´isoletta. A godersi i frutti di una vita spericolata ma evidentemente redditizia o piuttosto come uno di quei giapponesi dispersi su atolli del Pacifico, ancora in guerra molto dopo il 1945. In fin dei conti lui è ancora convinto di battagliare contro i comunisti.

 

FRANCO MONTORRO

 

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