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CRISI: LE RICETTE CI SONO MA FANNO MALE di GAD LERNER

agosto 6, 2011 di Redazione 

Mai prima di questa settimana nera per il mondo della finanza, gli Stati Uniti avevano perso il rating di tripla A: i titoli di stato americani non sono più i più  sicuri al mondo, e a dirlo è Standard & Poor’s. Una mossa senza precedenti arriva dopo uno estenuante braccio di ferro con il Tesoro: Timothy Geithner, omologo USA del nostro Tremonti, intima conseguenze serie. «E’ un errore dell’agenzia», dichiara Mr. Geithner. Un errore quotato 2.000 miliardi di dollari. Vero è, che S&P ritiraimmediatamente il comunicato. Cina ed India però colgono l’occasione per fare la voce grossa con il colosso americano, di cui però sono sostanzialmente i più grandi creditori. Ma non per questo l’amministrazione Obama si intimidisce. Malgrado una situazione critica sul piano internazionale (con i giganti d’Oriente infuriati), nonché sul piano interno (dove i repubblicani non perdono tempo nel far pesare sull’uomo della Casa Bianca il passaggio della tripla A ad AA+), i democratici d’oltreoceano affrontano la crisi con la consapevolezza della sua entità. Mentre qui si continua a parlare della “solidità” del nostro sistema economico, qualcuno dalle nostrane file Democratiche grida “il re è nudo”. Questa non è una tempesta finanziaria, è un «cataclisma». Ed in quanto tale è necessario che vi si oppongano delle misure commisurate all’entità del problema. Dall’una e dall’altra parte. Sentiamo.

Nella foto, Gad Lerner

di Gad LERNER

 

E’ impressionante notare come nessuno fra i protagonisti politici se la senta di trarre le conseguenze programmatiche del cataclisma in atto.

Quasi che lo si potesse ancora circoscrivere a tempesta finanziaria, una crisi di sfiducia dei mercati, ignorandone le conseguenze sociali e economiche che si traducono, semplicemente, in più povertà.

Intanto i già poveri continuano a morire a centinaia nel Canale di Sicilia, affogati nella nostra indifferenza. Nell’attesa che un governo tecnico (sia ben chiaro, sempre meglio dell’imbelle Berlusconi) riproponga le ricette purtroppo già rivelatesi insufficienti, e socialmente ingiuste, degli anni trascorsi. Quanto tempo ancora ci vorrà affinchè si cominci a parlare davvero di patrimoniale, di tetto ai compensi massimi, di redistribuzione più equa delle risorse del welfare?

Possibile che la recessione del 2008 e poi lo scoppio delle rivolte mediterranee non abbiano sollecitato ancora i partiti di sinistra a essere meno timidi nel proporsi come alternativa, quando ormai è chiaro che dovranno cambiare le nostre abitudini di vita quotidiana?

 

GAD LERNER

 

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