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Berlusconi punta al fallimento dell’Italia(? Per fare cosa? Non osiamo ‘pronunciarlo’ Ora ‘tutti’ in Aula ad oltranza per salvarci Altrimenti (ci perdoni) intervenga Giorgio

agosto 5, 2011 di Redazione 

Lo “stile” (?) è sempre lo stesso. Annunciare grandi, imminenti interventi per far calmare le acque. E poi non fare nulla. Il problema è che, questa volta, non si tratta ”solo” di propaganda. Pensateci. Non è (veramente) immaginabile che il presidente del Consiglio non si renda conto dello stato in cui versiamo. E delle possibili conseguenze di un immobilismo. Le cose da fare (subito, per salvarci) sono, poi, persino banali (ormai) e chiare a tutti. E quando ha avuto l’intenzione di realizzare qualcosa - come nel caso della riforma universitaria - questo governo lo ha fatto. E pure in tempi brevi. Stavolta Berlusconi non solo dice che “tutto va bene”, come ogni volta; ma anche si premura di rinviare a settembre la discussione di ogni (promesso) provvedimento. Dando la sensazione di cercare di prendere tempo. Un tempo che, però, oggi, significa una cosa sola: il default. E Berlusconi lo sa meglio di chiunque altro. A cosa miri, questo gioco al massacro, non è facile dirlo. Di certo c’è che nel possibile fallimento del nostro Paese il Cavaliere vede una risorsa insperata per provare, ancora una volta, a uscire dall’angolo. Ecco il “coniglio dal cilindro” che qualche innovatore del centrodestra aveva auspicato. Solo che non serve a salvare noi, bensì lui (solo). Cambiando tutto per non cambiare niente. Soprattutto se stesso. Di fronte a questo, si assiste sconsolati ad una opposizione che (ora!) grida all’irresponsabilità, quando è chiaro che ci troviamo di fronte a qualcosa di molto più grave. Anche perché la situazione non è “grave”, è esplosiva: in mancanza di un qualsivoglia intervento  che modifichi, almeno parzialmente, uno stato attuale delle cose per il quale un giorno sì e l’altro anche la terra sotto i nostri piedi si sbriciola un altro po’ e ci avvicina alla caduta nel baratro, ogni giorno (appunto) è “buono” per ritrovarci, d’un colpo (???), a gambe all’aria. Soprattutto in un mese di agosto nel quale l’esperienza insegna che gli agguati tendono a centuplicarsi. Che fare? La Politica – e in particolare il Pd – si deve assumere le sue responsabilità, oltre la (pure mancata) ordinaria amministrazione. Aspettare che si muova il governo, come abbiamo visto, è inutile. Sostenuto dalle opposizioni, Fini riconvochi l’asssemblea di Montecitorio (comunque). E a quel punto si dia vita ad un impegno ad oltranza per fare approvare (almeno) qualche (prima) misura. Impensabile  che, di fronte al rischio di un patatrack, non si trovino parlamentari della maggioranza disposti non a tradire il governo – affinché l’operazione abbia qualche speranza di riuscire,  il centrosinistra non deve assolutamente pretendere di legare l’approvazione di quelle misure alla caduta dell’esecutivo: ora l’unica cosa che importa è salvarci – ma a votare provvedimenti vitali per la nostra (appunto) salvezza. Se tutto questo non basterà, o non sarà stato possibile, quella stessa responsabilità che oggi è del Pd passerà nelle mani del capo dello Stato. Siamo certi che, almeno Napolitano, saprà, a quel punto, come comportarsi.

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