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***STRAGE IN SIRIA*** LA REPRESSIONE CONTINUA di DESIREE ROSADI

agosto 4, 2011 di Redazione 

Mercoledì in serata il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite si è infine pronunciato sulla violenza contro i dimostranti da parte del regime siriano. Con una dichiarazione formale si condanna la repressione del Raìs e si chiede a Damasco di consentire gli assembramenti pacifici e l’entrata nel paese degli aiuti umanitari. Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, definisce «oltremodo rivoltante» la brutalità con cui il regime siriano sta reprimendo le proteste, aggiungendo che tenterà di parlare nuovamente con il presidente Bashar al Assad. Dopo l’approvazione da parte del Consiglio di sicurezza della dichiarazione di condanna delle violenze, il segretario Ban Ki-moon aggiunge: «Il mondo ha visto il deterioramento della situazione in Siria con profonda inquietudine». «Continuare così – rimarca- non è sostenibile». Assad «non può e loro non possono continuare a uccidere il proprio popolo». Il segretario generale dell’Onu rinnova in tal modo l’appello al presidente siriano affinché fermi la repressione nella città di Hama, attui le riforme promesse e permetta alle organizzazioni umanitarie di recarsi nel Paese. Questo è senz’altro un passo avanti nella gestione della questione siriana. Ma manca ancora molto. La nostra Désirée Rosadi ci racconta quel che sta accadendo nella coraggiosa città di Hama, ancora una volta, roccaforte delle promesse della democrazia nel mondo arabo. Sentiamo.

 

Nella foto, militari e carri armati dell’esercito siriano presidiano la città di Hama

di Désirée ROSADI

 

Non si intravede uno spiraglio di luce nel tunnel delle proteste anti-governative in Siria.

La popolazione continua a morire, calpestata dalla repressione delle truppe di Bashar al Assad. Assalgono di notte, entrano nei quartieri delle città e procedono alle operazioni di repressione.

All’alba di martedì scorso un assalto condotto dalle forze di sicurezza siriane nel quartiere di Erbin a Damasco ha causato almeno sei morti e decine di feriti.

A denunciare le violente operazioni sono gli stessi residenti.

Quello di martedì è il primo intervento delle forze di Assad dall’inizio del Ramadan.

Nel frattempo, tra una preghiera e un’incursione punitiva, la diplomazia cerca di trovare una soluzione alla drammatica situazione siriana. Gran Bretagna, Francia, Germania e Portogallo, con l’appoggio di Obama, spingono per l’adozione di una risoluzione di condanna della repressione siriana, anche se la decisione potrebbe essere respinta da Russia e Cina. Le due superpotenze hanno già dichiarato che opporranno il veto alla risoluzione “costrittiva” europea-americana.

Lo scenario diplomatico è a dir poco preoccupante e conferma la posizione dei due membri permanenti Onu che avevano rifiutato categoricamente l’intervento in Libia. Una scelta, quella dell’operazione militare in terra di Gheffadi, di cui non era troppo convinto neanche il nostro amico Obama.

Negli ultimi giorni la possibilità di un intervento della comunità internazionale in difesa del popolo siriano era stato avanzato da qualcuno, ma la Nato ha tolto ogni dubbio pronunciando un deciso “no” alle operazioni militari.

È chiaro che uno spiraglio nella trattativa diplomatica c’è. Bashar al Assad non è Gheddafi, ma come lui si sta macchiando di un crimine indelebile per il suo popolo. Assad non è ha il carisma del Colonnello e i siriani lo sanno. E sono consapevoli del fatto che la loro lotta non è impossibile, può portare a qualcosa, può davvero determinare un cambiamento nel Paese mediorientale.

Questa volontà non può non essere ascoltata dalle potenze della comunità internazionale.

Stiamo parlando di un paese molto diverso dalla Libia, che è strettamente collegato al suo interno con le forze iraniane tramite Hezbollah. Una deriva che non può essere assecondata dalla diplomazia americana ed europea. Non parliamo di gruppi di ribelli facilmente controllabili, ma di un’organizzazione ramificata, che fa della debolezza democratica la sua forza.

E intanto i carri armati di Assad sparano indistintamente sulla folla, uccidendo numerose donne e bambini. Una forza ingiustificata, che denota la perdita del controllo della situazione da parte del presidente siriano.

Cerca i rivoltosi nel buio della notte, sterminando intere famiglie, e poi di giorno lancia granate e spara senza un obiettivo preciso nella folla che manifesta. Potrà mai dare ordine di fermare l’onda di repressione, sapendo che quel preciso istante determinerà la sua fine?

 

Désirée Rosadi

 

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