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***La Denuncia*** NOI NON SIAMO COSI’ di ANDREA SARUBBI

agosto 4, 2011 di Redazione 

Dopo l’intervento di Silvio Berlusconi in Parlamento (che potete trovare nel diario politico di mercoledì), prende il via il tavolo con le parti sociali. I lavori sembrano procedere per il meglio: il premier intende «arrivare ad un patto complessivo entro settembre» e Tremonti sembra prestarsi al gioco. I toni del superministro sono sospettosamente concilianti, tanto da non sembrare più i suoi. «Decidiamo insieme cosa possiamo fare», chiosa il titolare di via XX settembre rivolto alle parti sociali. Insomma tutto bene quel che finisce bene! Berlusconi è riuscito a compiere il miracolo con poco meno di 40 minuti d’intervento in Aula. Se non fosse che… i mercati non gli credono. Piazza Affari sta per chiudere con un -2,05%. La peggiore d’Europa. Ma l’altro primato negativo a preoccupare l’Aula nella complicata gionata di mercoledì, è stato quello portato all’attenzione dalle file del Pd: quello dell’immigrazione. Rispetto al quale il ministro dell’Interno (nelle veci del Senatùr assente?) è stato chiamato in causa da Andrea Sarubbi, che sceglie il giornale della politica italiana per raccontarci la situazione ignobile delle nostre frontiere.

 

Nella foto, il ministro dell’Interno Roberto Maroni

di Andrea SARUBBI*

 

Ad ascoltare Silvio Berlusconi, che nello sproloquio sulla crisi economica ha dipinto l’Italia come il Paese dei balocchi, c’era oggi pomeriggio Roberto Maroni, venuto in Aula con dieci minuti di anticipo sul presidente del Consiglio ma con un’ora di ritardo sulla propria dignità. Non c’era infatti, il ministro dell’Interno, quando il Parlamento discuteva della morte dei 25 disperati al largo di Lampedusa: aveva mandato al suo posto il sottosegretario, la fedelissima Sonia Viale, capace di leggere il discorso con un tale pathos che in confronto il nastro dei treni alla stazione Termini pare recitato da Gigi Proietti. Per il Partito democratico ho preso la parola io, togliendomi un po’ di sassolini dalle scarpe.

 

L’intervento alla Camera.

Signor Presidente, con tutto il rispetto per il sottosegretario, del quale apprezzo la presenza, devo rimarcare che evidentemente 25 morti non valgono la presenza del Ministro dell’interno, ma sono certo che il Ministro Maroni lo rivedremo a settembre, quando bisognerà votare l’autorizzazione per l’onorevole Milanese. Nei momenti importanti non mancherà.

 

Dall’inizio dell’anno sono morte circa 1700 persone nel Mediterraneo, 200 sulla rotta tunisina, 1500 sulla rotta libica. Sulla rotta libica significa uno su 17, sulla rotta tunisina significa uno su 130.

 

Non è una cosa che purtroppo ci coglie impreparati, ma il fatto più grave è che nessuno di noi sa dire – neppure lei, credo, sottosegretario – quanti siano i naufragi di cui non si è saputo niente. Mi riferisco all’interrogazione a risposta scritta presentata da me e dall’onorevole Touadi al Ministro La Russa (se lo vede, poi, magari a Palazzo Chigi glielo ricordi). Si tratta di un allarme lanciato dalla Radio svizzera italiana e ripreso dal quotidiano britannico The Guardian, perché era stato dato da un sacerdote eritreo residente a Roma, padre Moses Zerai, su una barca lasciata morire nel Mediterraneo: 72 persone viste dalla NATO, che ha portato acqua e cibo, ma che non le ha soccorse, 61 morti, tra cui donne e bambini, 11 sopravvissuti. Nessuno ha mai saputo niente perché i 61 non sono mai arrivati qui.

 

Vado per titoli, le dico tre cose, signor sottosegretario.

 

La prima riguarda i motivi delle traversate. Sono giorni che stiamo parlando in quest’Aula del Corno d’Africa. Abbiamo citato gli appelli del Papa all’Angelus, abbiamo citato l’allarme lanciato a Roma dalla FAO, l’onorevole Farina ha addirittura presentato una risoluzione bipartisan in Commissione affari esteri sul Corno d’Africa, e in questa risoluzione si impegna il Governo a contribuire a una forte campagna di informazione per sensibilizzare l’opinione pubblica italiana.

Ora, si viene a sapere che il secondo gruppo per nazionalità su questa nave dell’orrore era costituito da somali. A me pare che la campagna di informazione, se c’è, stia avvenendo al contrario. In altre parole, i disperati che vengono, che partono dal Maghreb, sono di norma criminali, avanzi di galera, da rimandare a casa senza pietà, perché questo è quello che stiamo leggendo sugli organi di informazione, questo è quello che si legge sui giornali di centrodestra e che la maggioranza normalmente dice.

La stessa superficialità viene applicata ai disperati provenienti dalla Libia. Tutti sappiamo, e ce lo confermano anche blog indipendenti come Fortress Europe, che le forze libiche di sicurezza hanno delle responsabilità enormi in questo momento, che ci sono dei rastrellamenti per strada, che gli immigrati vengono presi dai lager e vengono imbarcati a forza, e che alcuni di questi alti ufficiali – lo ripeto, cito il blog Fortress Europe – sono stati addestrati nelle operazioni di respingimento proprio da noi.

In più, vengono messi a disposizione dei porti ufficiali tra cui anche uno militare.

Che cosa vogliamo fare con queste persone? Vogliamo ascoltare l’Alto commissariato dell’ONU per i rifugiati, che ci chiede di esaminare caso per caso e di accogliere i richiedenti asilo, o vogliamo continuare a litigare con l’ACNUR, come sta facendo il Ministro Maroni negli ultimi due anni?

 

Secondo punto: lo scandalo dei CIE. Signor sottosegretario, non so quando lei è stata l’ultima volta in un CIE. Io questa settimana ci sono stato due volte. Diversi di noi ci sono stati almeno una volta.

Sono stato due volte a Ponte Galeria: la prima volta con i giornalisti, che adesso spero finalmente farete entrare (visto che lei qui aveva bocciato un nostro ordine del giorno al riguardo, che, però, almeno al Senato è stato approvato), ed è stato lunedì. Sabato ci sono tornato perché venerdì notte c’è stata una rivolta, dal momento che al CIE di Ponte Galeria la situazione è insostenibile. Secondo lei non c’è un collegamento tra quello che è accaduto a Ponte Galeria, quello che è accaduto a Bari, quello che è accaduto a Isola di Capo Rizzuto? Hanno i telefonini, si chiamano, lo sanno e si condividono quelle situazioni insostenibili. Se andiamo avanti così, ci saranno ancora rivolte.

Allora, è facile mettere l’Italia contro gli immigrati, ma portiamo dentro le telecamere, facciamo vedere come vivono quelle persone. Voi che siete così garantisti, perché non siete garantisti con chi non ha commesso reati? Perché permettete che vadano dietro le sbarre persone che non hanno alcuna colpa tranne quella di essere venute qui? E non sapete nemmeno perché, non lo sapete perché (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)! Infatti, a voi basta che un consolato non collabori e voi li lasciate lì dentro, anche 18 mesi.

Un secondo fa, prima di entrare alla Camera, in Piazza del Parlamento, ho visto un avvocato e gli ho dato un caso da esaminare: è uno dei tanti, la prossima volta lo porterò a lei.

 

Terzo e ultimo punto: quello di Lampedusa. Pagina 19 di oggi de La Stampa: spero, signor sottosegretario, che l’abbia letta perché si denunciava la situazione di minori non accompagnati a Lampedusa. Lei fa segno di sì con la testa e, quindi, la do per letta. Queste sono persone che vengono mischiate con gli adulti nell’ex base Loran. Sono persone che rimangono lì probabilmente sino alla maggiore età. Hanno paura, vengono picchiati. Queste sono denunce che hanno fatto loro: non le sta dicendo l’opposizione per mettere zizzania. Lei capisce che la situazione è gravissima.

Lampedusa è al 60 per cento delle presenze turistiche in meno quest’anno. È un’isola che ha pagato già tanto. Avete costruito un’emergenza anziché tentare di gestirla. Vi siete preoccupati più dell’impatto elettorale che di una sua possibile soluzione.

 

Allora, a chi dice che qui dentro siamo tutti uguali perché in questo periodo va di moda, vogliamo rispondere che noi non siamo così, noi non siamo così! Perché va bene la sicurezza, va bene l’immigrazione sostenibile, ma l’umanità viene prima di tutto… e voi, in questi tre anni, ne avete dimostrata pochissima. Allora, siamo contenti che adesso vi preoccupiate degli immigrati morti. Speriamo che un giorno cominciate a preoccuparvi anche di quelli vivi.

 

ANDREA SARUBBI*

*deputato alla Camera del Partito Democratico

 

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