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***Diario Politico*** Il Cavaliere riuscirà a convincere i mercati? di GINEVRA BAFFIGO

agosto 3, 2011 di Redazione 

«Nell’attuale momento la parola è alle forze politiche, di governo e di opposizione, chiamate a confrontarsi con le parti sociali sulle scelte da compiere per stimolare decisamente l’indispensabile crescita dell’economia e dell’occupazione, a integrazione delle decisioni sui conti pubblici volte a conseguire il pareggio di bilancio nel 2014». L’incipit di questa intensa giornata politica lo intona il capo del Quirinale, Giorgio Napolitano, che con il suo appello sembrava aver messo d’accordo le varie compagini della politica italiana. Ma questa serena previsione non regge al repentino oscurarsi del cielo italiano. Giornata nera per Piazza Affari e Berlusconi ne risponde in Aula: «Il Paese è economicamente e finanziariamente solido, nei momenti difficili sa essere coeso e affrontare le difficoltà». Una speranza? O la solita ambiguità fra i piani della realtà politica e quella dei mercati? L’intervento di Berlusconi ovviamente tenta di dimostrare la “solidità” del sistema italiano, ma sembra che il filo sottile a muovere i personaggi sul palco della politica sia piuttosto quello di chi intende ridisegnare gli equilibri interni al maggior partito italiano.

Nella foto, da sinistra: il ministro Franco Frattini, il premier Silvio Berlusconi ed il Tesoriere Giulio Tremonti

di Ginevra BAFFIGO

 

La riduzione dello spread dei nostri Btp ed i bond tedeschi sarà la cifra su cui valutare l’intervento di Silvio Berlusconi in Parlamento. Piazza Affari chiude infatti con il segno negativo, ma non per questo l’informativa sulla crisi evita la parola “stabilità”: garantita dal governo malgrado i mercati l’abbiano smentita anche in questo mercoledì.

Berlusconi resta il più grande ottimista del Bel Paese! E’ convinto che non ci si debba far condizionare dai nervosismi dei mercati: «La crisi va affrontata con coerenza e fermezza». Andrebbe dunque ricercata in questo momento di “opportunità” (mutuando il concetto dalla filosofia orientale) quella “solidità” che il presidente del Consiglio assicura esserci nella politica e nell’economia italiana.

Intanto a Montecitorio, l’assenza-presenza di Umberto Bossi salta all’occhio di coloro che alla parola “solidità” anteporrebbero ben più volentieri una malcelata crisi di governo ed un intervento, stimolato senz’altro dal richiamo delle parti sociali, ma dettato piuttosto da rapporti di forza interni alla maggioranza. Dunque, tutt’altro che solida.

Il triumvirato che vediamo in Aula sembra infatti una strategia più scenografica che politica. Politica sarà a breve la battaglia di Farsalo e l’eliminazione (in questo caso per via giudiziaria)di Pompeo, alias Giulio Tremonti.

La presenza del titolare di via XX settembre sembra infatti quella di una comparsa dal ruolo importante e necessario, ma nessuna battuta. Se gli obiettivi del governo sono lo stimolo alla crescita dell’economia e dell’occupazione, a fronte della palude della recessione e della speculazione finanziaria, non poteva che non essere invocato il Tesoriere. O quanto meno la sua presenza silente.

Il Cavaliere, nel tentativo di stemperare gli attriti, riconosce la bontà del provvedimento economico varato lo scorso 6 luglio, con il quale si spera ottimisticamente il pareggio di bilancio entro 2014. «Abbiamo fatto una manovra che è stata giudicata adeguata e sufficiente dall’Europa e dagli osservatori internazionali», rimarca il premier. Aggiungendo poi che i mercati «non hanno valutato la solidità del sistema bancario italiano né le condizioni patrimoniali delle famiglia». Ma martedì, il voto sulle intercettazioni alla Camera chiarisce i nuovi equilibri interni al Pdl: si salva Verdini, mentre Milanese scivola giù dalla rupe Tarpea.

Quella tra Berlusconi e Tremonti appare dunque come una fragile tregua, ma è evidente che il Cavaliere intende ricoprire ad interim la carica del superministro.

 

L’intervento. Berlusconi in Aula cita la situazione economica della Grecia, per poi ammettere che ovunque nel mondo, Stati Uniti compresi, l’incertezza è aumentata. In questo difficile contingente il governo italiano, sciorina il premier, non ha fatto poco anche se c’è «ancora molto da fare». L’obiettivo essenziale è la crescita: per questa «serve un piano d’azione immediato». Berlusconi invoca dunque le parti sociali e anche le opposizioni: «Il Paese è economicamente e finanziariamente solido, nei momenti difficili sa essere coeso e affrontare le difficoltà», e «raccolgo con convinzione l’appello alla coesione di Napolitano, un monito saggio che faccio mio. Tutti hanno il dovere di rimboccarsi le maniche». «Non chiedo all’opposizione di condividere il programma del governo – aggiunge poi il capo dell’esecutivo -, ma auspico che possano contribuire con le loro proposte e le loro idee a far emergere quello che serve al Paese».

Poco meno di quaranta minuti e pochissimi applausi. Berlusconi affronta infine la sua personale debacle politica. Forse la ragione di questa repentina impopolarità la si può ritrovare nel riferimento ai costi della politica: l’impegno del governo è quello di una forte riduzione delle auto blu e l’adeguamento degli stipendi delle cariche pubbliche alla media europee. Ma insomma, per chi avesse letto nei dettagli l’opera di Tremonti, non suona affatto nuovo. E soprattutto nulla di così drastico.

Il premier dunque nel suo tentativo di convincere i mercati punta sui le buone fondamenta italiane: la crescita dell’export, l’avanzo primario e soprattutto lo sblocco dei cantieri dovuto alla “generosità del Cipe, che proprio stamane ha confermato il gettito di 7,5 miliardi.

Il Cavaliere legge il suo discorso alla lettera, ma poi si concede un passaggio a braccio: «Ho tre aziende in Borsa, sono anche io nella trincea finanziaria, conscio di quel che accade sui mercati». Dai banchi delle opposizioni ovviamente non si sono fatte attendere le voci di protesta.

Concluso il proprio intervento, Berlusconi lascia la parola al suo Delfino, che esordisce alla Camera nella nuova veste di segretario politico.

Un caso eclatante de “quando l’allievo supera il maestro”: Alfano è stato di gran lunga più applaudito del premier, conquistando anche gli scettici spalti dei lumbard. L’ex guardasigilli sembra conoscere bene il suo pubblico: «Noi siamo contrari a fantomatici governi tecnici. Chi è stato eletto e governa poi torna dal popolo e si fa giudicare. Chi invece presiede un governo tecnico mette le tasse e poi dal popolo a farsi giudicare non ci torna. Noi diciamo che con i governi tecnici si sente l’odore delle tasse», chiarisce Alfano, in una lingua che non sembra sua. Quindi si rivolge all’opposizione: «Autorevoli esponenti del Pd hanno detto che il governo deve dimettersi perché i mercati lo chiedono. Siamo sgomenti: ma da quando in qua sono i mercati a scegliere il governo o a stabilire che debbano andare a casa?». Che Alfano sia inguenuo o anche lui dall’illustre poltrona del Pdl sia stato contagiato da un insensato ottimismo?

 

Le opposizioni replicano. L’appello del premier si scontra contro un muro di gomma, solido come non mai. Il numero uno del Pd non ci sta: «Davanti alle emergenze del Paese, noi siamo disposti, a fronte di un vostro passo indietro responsabile, a fare un passo avanti noi». Nessuna collaborazione, dunque. Solo una nuova richiesta di dimissioni, perché i Democratici sono convinti che solo da una svolta politica possa arrivare una tregua per i mercati. «I problemi – continua Bersani – non si risolvono con un discorso o un monitoraggio con le parti sociali ma serve un po’ di tempo per una tregua con gli investitori ed i mercati e il tempo si può avere solo con un gesto politico». Per misurare la distanza con il Cavaliere, il segretario Democratico aggiunge ironico:«O sono su Marte io o lo è il presidente del Consiglio perché io penso che l’Italia sia finita molto seriamente nei guai».

Bersani non tradisce dunque la linea stabilita a “borsa aperta”. Già prima del discorso del premier aveva lasciato intendere che un dialogo tra maggioranza e opposizione non sarebbe stato all’ordine del giorno: «L’Italia è fortemente impaurita, c’è un distacco crescente tra Paese e politica e la situazione è ormai sfilacciata. Serve una novità politica».

Quanto all’Italia dei Valori, Antonio di Pietro con fare retorico dichiara di guardare «più in alto, al presidente della Repubblica». Il leader Idv invoca direttamente Giorgio Napolitano: «Faccia come Scalfaro, come Ciampi, lo sciolga Lei questo parlamento. Ci mandi a votare, metta i cittadini italiani nella condizione di scegliere un nuovo parlamento. Possibilmente non nominato dai soliti soliti 4 o 5». In Aula senza cravatta, l’ex pm non poteva non criticare il Cavaliere: «Lei ha detto che c’è la crisi globale ma che l’Italia sta bene. Caro Silvio, ma lei ci fa o c’è? Mi viene da ridere, se non ci fosse da piangere. Lei è Alice nel Paese delle meraviglie o il più grosso bugiardo della storia. Non se ne può più…».

 

Decisamente diverso infine l’atteggiamento del Terzo Polo. Più aperto ad una tregua con la maggioranza, Pier Ferdinando Casini ricorda:«Da tempo dico che solo una fase non di supplenza tecnica della politica, ma di armistizio tra i principali partiti può salvare l’Italia». Il Centrista non si limita a questo, ma avanza concretamente una proposta: «Abbiamo una manovra spalmata. Chiediamo di anticipare con un decreto parti significative della manovra 2013-2014, per dare concretezza all’impegno» assunto dall’Italia con la finanziaria di quest’anno. Il leader Udc invita dunque il governo ad anticipare parti della manovra e si dimostra volitivo, o forse solo controtendenza: «Il Parlamento dovrà riunirsi al più presto, anche ad agosto, per esaminare» il decreto dell’esecutivo.

Vero è che assegnare a Casini l’originalità della proposta sarebbe eccessivo. In ambienti parlamentari si vocifera da giorni che martedì sarà indetto un Consiglio dei ministri “d’urgenza”, per varare in tempi record quello che a Palazzo Chigi viene già definito “un decreto lacrime e sangue”, che anticiperebbe da subito i tagli previsti dalla manovra Temonti per il 2013. La linea Draghi-Napolitano, che per settimane si attribuiva alla più deteriore dietrologia fantastica, sembra dunque acquisire consistenza di giorno in giorno. Ed entro questo bollente Ferragosto di politica italiana potrebbe anche divenire realtà.

 

GINEVRA BAFFIGO

 

 

 

 

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