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***CRISI ECONOMICA*** Sfuma il tavolo unico con le opposizioni. Ma le “larghe intese” saranno davvero l’unico traguardo perseguibile per il PD? di GAD LERNER

agosto 1, 2011 di Redazione 

Il dibattito sulla crisi entra infine nell’agenda della politica italiana: «Il governo avvia il confronto con le parti sociali -dichiara il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi- con lo scopo di condividere in particolare le responsabilità degli attori istituzionali, economici e sociali per la crescita dell’economia e dell’occupazione». Mercoledì prossimo il premier Silvio Berlusconi parlerà infatti alla Camera e al Senato, mentre per giovedì mattina è fissato l’incontro tra i rappresentanti dell’esecutivo e quelli delle associazioni. Viene dunque accolta la richiesta avanzata nei giorni scorsi da sindacati, banche e imprese, mentre parallelamente sfuma la possibilità del tavolo unico “governo-parti sociali-opposizioni”. Vero è che solo nel pomeriggio di giovedì le associazioni vedranno i leader dell’opposizione, che in questo momento sembrano proiettati verso il minimo traguardo perseguibile: larghe intese e l’ennesimo governo tecnico. Che questa possa rivelarsi una strategia utile, e necessaria, per i vertici del centrodestra è palese. Quanto alla “sinistra” sembra miope, per non dire politicamente ingenua(?) ed irresaponsabile, la prospettiva di una collaborazione fra tecnici per risolvere il decennale problema della iniqua distribuzione delle risorse del Bel Paese. In questo momento, il gioco a ribasso per il Partito Democratico non può che portare a un risicato pareggio. Non sarebbe piuttosto il caso di puntare sulle cifre distintive del partito? A chiederselo in queste ore complicate è Gad Lerner, e lo fa qui sulle colonne della politica italiana. Sentiamo.

Nella foto, il segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema

di Gad LERNER

 

Ora che la Confindustria ha, meglio tardi che mai, unito la sua voce alle forze sociali che reclamano la fine del governo Berlusconi, per un riflesso condizionato si torna a parlare di “tecnici” e di governo di unità nazionale.

 

Può darsi che un simile passaggio risulti inevitabile, e comprendo le ragioni per cui il Quirinale si adopera in tale direzione. Ma mi preoccupa constatare che Bersani, D’Alema, Enrico Letta, cioè coloro che oggi dirigono il Partito Democratico, sembrano guardare alle larghe intese come all’unico traguardo perseguibile.

 

La storia non si ripete. I democratici commetterebbero un grave errore se ignorassero la sacrosanta diffidenza nei confronti dell’establishment italiano cresciuta in seno a un popolo che dalla tecnocrazia ha subito beffe decennali.

 

Una futura politica di redistribuzione delle risorse a favore dei meno abbienti, dovrà per forza scontentare una grossa parte di coloro che si sono avvantaggiati a danno del lavoro dipendente. Un tale progetto “di sinistra” necessita, certo, di appoggi e consensi nella parte più aperta della borghesia, ma difficilmente è compatibile con un governo di unità nazionale.

 

GAD LERNER

 

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