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Radice dell’Europa non è/ sia “cristiana” La radice dell’Europa sia filosofia greca Società dell’etica (ri)fondata su ‘sapienza Cominci ora in Italia rivoluzione culturale Torneremo ad essere la culla della civiltà

agosto 1, 2011 di Redazione 

Il Cristianesimo, come pensiero filosofico sul quale (ri)fondare la Nuova Civiltà, ha fallito. Perché ha teso a sostituire alla responsabilità della ricerca della verità (interiore) da parte dell’Uomo una innaturale, totalizzante trascendenza. Che ha poi preteso di riempire di contenuti che suggeriscono, ad esempio, ad un governo privo degli strumenti necessari a (re)intepretare la realtà e ad offrire prospettive indipendenti e fondate su un pensiero forte come il nostro (sintatticamente, in tutti i sensi), soluzioni oscurantiste che, altro che evolvere, ci hanno fatti ripiombare – qui, in Italia, il luogo nel quale parallelamente ai nostri fratelli greci si gettavano le fondamenta del futuro del mondo! – dritti dritti nel Medioevo. Tempo nel quale, del resto, il pensiero filosofico cristiano affonda le (proprie! E non voglia nessuno che (ri)diventino “nostre”) radici. C’è (invece) un (altro) Tempo, per la politica come (basilarmente) per la filosofia, nel quale gli uomini hanno avuto la libertà di pensare nel solo interesse del progresso e del Bene dell’Umanità. il Politico.it ha già avuto modo di indicare nella polis greca il modello di società politica al quale fare riferimento per il (nostro) futuro. Non si tratta di una estemporaneità eccentrica: come per tutte le prese di posizione del giornale della politica italiana, tale indicazione era figlia della percezione, ammirata, dell’assoluta modernità – ed eternità – di quel modello, del quale gli aggiustamenti successivi hanno finito per produrre solo imperfetti e fallimentari surrogati. E ciò che, tra le righe, lasciavamo intendere era come quella (possibile!) perfezione fosse oggi tanto più (o di nuovo, in una società a dir poco – ! – “allargata”, di nuovo, in tutti i sensi – ? -) praticabile grazie ad uno strumento di regolazione e di indirizzo (e di partecipazione!) della società (appunto) che giganti come Pericle, pure in comunità (come detto, la Città-Stato) molto più limitate quantitativamente (!) della nostra, non avevano: e stiamo parlando, naturalmente, dei mezzi di comunicazione di massa. A cominciare da quello straordinario strumento di libertà che possiamo (nondimeno) usare, senza lasciarci (solo) usare, che è internet. Circolava, mesi fa, sui nostri canali televisivi una bellissima (rara) pubblicità, che, mostrando il pensiero di Gandhi diffuso nel mondo grazie alla televisione (stessa), si chiedeva cosa avrebbe potuto fare se avesse (effettivamente) potuto disporne. Roba da fare, al pensiero, accapponare la pelle. Ci siamo infatti sempre dovuti chiedere cosa aveva fatto delle nostre società l’uso improprio di quei mezzi da parte di tycoon ben lontani dalle dimensioni dei Grandi come Murdoch e il nostro presidente del Consiglio, giungendo alla conclusione (miope!) di trovarci di fronte ad un mostro. Ma – come dice Mentana - la televisione è solo il mezzo, si tratta (poi!) di riempirlo di contenuti. Ora, senza entrare (“troppo”) nel dettaglio, la filosofia greca suggerisce alcuni, semplici concetti: l’etica è “data” dall’”armonia”, che è l’equilibrio tra “dentro” e “fuori”, tra la nostra interiorità e la dimensione esterna. Armonia che è “perseguibile”, DA TUTTI, attraverso la sapienza. L’ideale etico è dunque il saggio, “il quale è l’interprete di leggi divine non scritte (!), sa conoscere il bene e praticare la giustizia, è disposto ad affrontare ogni pericolo e anche la morte”. Immaginate una Politica (che torni ad essere tale) capace di (prendere coscienza, in tutti i sensi, e di) ”stimolare” (un ritorno al)la sapienza (diffusa) attraverso la rivoluzione culturale di cui il Politico.it scrive ormai da mesi, e immaginate un Paese che, da comunità di (falsi) “esteti”, sceglie la saggezza come proprio modello sociale (e individuale) di riferimento. Saggezza non come gabbia etica imposta dall’alto alle scelte di vita di ciascuno, ma, al contrario!, come condizione per la piena libertà (di cui oggi non disponiamo!) di ciascuno di noi. Libertà che, consentendo (finalmente!) la nostra modernità, nelle (inevitabili) onestà e responsabilità, ci consentirà di rinsaldare il binomio tra “etica e opera d’arte” (quella vera), di rifare dell’Italia il crogiuolo della cultura e, a partire (magari!) da queste direttrici, di tornare ad essere il luogo nel quale si forgia, grazie anche a quei mezzi diabolici che hanno rischiato di privarci della nostra spina dorsale, il futuro dell’umanità.

Nella foto, busto di Socrate

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