Top

***Riflessioni sul PD***
La Distanza di sicurezza

luglio 27, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Le reazioni all’interno del PD si fanno vieppiù intense. Il segretario Democratico che in queste ore ha infine rotto il silenzio sui casi Penati, Tedesco e Pronzato, ottiene una repentina e sagace risposta di Marco Travaglio, che dalle colonne del Fatto invita Bersani a far chiarezza sugli spinosi punti che emergono dalle inchieste. Il giornale della politica italiana vi propone dunque una riflessione dal di dentro, da chi vive dalle file del partito il susseguirsi di queste ore complicate. C’è chi lotta per una politica diversa, per un partito “diverso”. E lo fa da dentro il palazzo.

E’ ancora Andrea Sarubbi a parlare e lo fa esponendo una posizione da molti condivisa. E nel riflettere sul partito che abbiamo, con lo sguardo sempre volto al partito che sarà, ricorda le parole di chi ha scritto importanti pagine della nostra storia politica. Sentiamo. Read more

***Casi Penati, Tedesco, Pronzato***
PD: subito una Direzione sulla malapolitica di Gad Lerner

luglio 27, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Estate di fuoco per il Partito Demoratico. Le inchieste che vedono coinvolti gli esponenti Democratici Penati, Tedesco e Pronzato fanno vacillare la leadership di Sant’Andrea delle Fratte. Ed ora gli sguardi della politica italiana sono tutti puntati sul Segratario, che prova a serrare i ranghi denunciando «la macchina del fango» a suon di querele. Simmetrie perfette di una politica polarizzata. Mentre la base del partito, e dei partiti, dispera. Il nostro Gad Lerner invoca una Direzione al più presto per salvare il salvabile. Ma è evidente che ripone in Bersani ben poche speranze. E con lui molti altri nel PD. Sentiamo. Read more

***Il commento*** IL RICHIAMO DELLA FORESTA di Andrea Sarubbi

luglio 27, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La legge contro l’omofobia si arena alla Camera. Martedì sera infatti i 293 sì fanno passare le pregiudiziali di costituzionalità, presentate da Udc, Pdl e Lega, sullo scomodo decreto. Non si fa troppo rumore, se ne parla sottovoce e nessuno sembra essere troppo sorpreso dall’esito della votazione. Con questo governo sarebbe mai potuta passare una simile legge? Si sarebbe mai potuta vincere in Italia una simile battaglia di civiltà? Evidentemente no. Non si è potuto. L’unica cosa che ci resta è lo spartiacque sempre più nitido della polarizzazione dell’arena politica italiana, e forse anche della società civile, che su una battaglia, che dovrebbe essere di tutti, tace. Intanto, le alleanze si ridisegnano sul fragile scacchiere nostrano e fra incoerenza e incompetenza, il nostro Andrea Sarubbi, ci racconta come la legge sull’omofobia sia «crollata al quarto round». Read more

Borghezio “tradisce” sua anima fascista (In)f(i)erisce (su)i sentimenti norvegesi Ma è (pur) vero, quelle idee sono diffuse Udc difende omofobia ‘senza vergogna’ La colpa di tutto questo? E’ della Politica Che non sa dire quale futuro ri-vogliamo E si “piega” al venticello della “cronaca” Invece è ora di tornare a scrivere Storia

luglio 26, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La povertà umana di Borghezio e il voto di ieri sulla legge contro l’omofobia si tengono. Il loro punto di contatto è l’abdicazione della Politica. Che (ora) non esiste (più). La povertà umana di Borghezio fa tutt’uno con la sua cultura politica fascista. Borghezio condanna la strage di Oslo. Ma propugna una ideologia che, portata alle estreme conseguenze – o meglio “finalmente”, di nuovo, realizzata – conduce a “risultati” come quello che abbiamo visto a metà secolo (scorso) in Germania o anche “solo” in Italia. E dunque in qualche modo non è in totale, radicale contraddizione con la via della “forza” (tutt’altro). (Anche) per questo, abbiamo la spiacevole sensazione di una condanna a metà, di una presa di distanza ”moderata” nei confronti di Breivik. E il “male” delle esternazioni di Borghezio sta proprio in questo: una non totale adesione al dolore del popolo norvegese, il che avrebbe comportato condannare l’assassino di Oslo senza se e senza ma, senza, soprattutto, perdersi in elucubrazioni al momen- to inopportune sulle idee. Al netto della disumanità, Borghezio parla però (a tuttotondo) un linguaggio di verità. Read more

Cari post (Pci/Dc), quanto siete “vecchi”? Foto: Renzi applaude a loro rottamazione

luglio 26, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Vecchi quanto chi governa, col suo sistema di potere, praticamente dal 1994, per sette anni e mezzo (su diciassette). E non ha fatto nulla (o quasi: l’inizio, timido, di liberalizzazioni di Bersani) di quanto serviva, e serve, al Paese. Vecchi quanto chi pensa che nell’era di internet e della democrazia (sempre più) diretta la Politica sia tessere la tela delle alleanze in Transatlantico, come ai bei tempi della Prima Repubblica (che nostalgia, per chi è cresciuto allora. O della Puglia di D’Alema segretario Pci, il vero modello – altro che Macerata! – che domina le scelte – ? – del Pd da quando Bersani è segretario). Vecchi quanto chi si “illude” che fare politica, oggi (!), significhi (ancora – ?) essere potenti e – soprattutto – “invisibili” (nella misura in cui “conviene”, naturalmente!) e irraggiungibili e potere (dovere!) così disporre a proprio piacimento delle realtà (istituzioni/ territori) governate (?) come fossero una proprietà (di partito). E finire, così, per essere lambiti dalla corruzione. Vecchi quanto chi pensa che “bisogna indicare la strada ai giovani”, quando capisce benissimo anche un bambino che i giovani – e l’Italia – hanno (piuttosto) bisogno che gli sia (loro) lasciata, la strada. Vecchi quanto chi crede che l’Italia sarà salvata – e rifatta grande - da un incontro ai massimi livelli (?) – naturalmente, segreto – con Corrado Passera e un altro di coloro-che-hanno-avuto-l’Italia-in-mano-in-questi-anni-in-cui-siamo-precipitati-sull’orlo-del-precipizio, di cui sfugge il nome (…). Vecchi come chi si tiene stretto al palo del potere, temendo che il “vento che cambia” lo spazzi via. Vecchi come chi candida ogni volta propri coetanei-e-simili – Morcone, Bortolussi, persino Emma Bonino – e ogni volta prende una tranvata che non gli insegna niente. Vecchi al punto da pensare di poter inscenare la tragedia (in senso letterario) di un senatore accusato di cose sporche, che “chiede” (?) ”nobilmente” (?) ai propri colleghi parlamentari di votare per il proprio arresto e per il voto palese, provando a far credere ritenesse ci fosse una benché minima possibilità che questo accadesse. Vecchi come chi lo fa spiegare a Latorre (quello, pelato [leggi: D'Alema], dei pizzini). Vecchi come chi, quando ne metti la foto ad accompagnare un pezzo (come gli altri), nessuno se lo fila (a prescindere dal pezzo) più (esattamente come il presidente del Consiglio. Che del resto ha “governato” - ? - gli altri 9 e mezzo). Vecchi al punto da non accorgersi che l’Italia vi sta voltando le spalle. Vecchi come un vecchio attore che non vuole lasciare la scena. Ma non capisce che, in platea, sono rimasti solo i suoi (vecchi) amici. E presto neppure più loro.

La “guida allegra” dei nostri fratelli greci Il rischio (ora) di attacco a debiti sovrani Pure humus politico della strage di Utoya I tentennamenti nella ripresa economica C’è 1 sola causa-risposta a tutto questo Nei giorni più “neri” dell’Europa dal 1945 è (adesso!) il momento dell’unità politica

luglio 25, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Al giornale della politica italiana ha colpito un aspetto, in particolare, dell’ideologia (o sarebbe meglio dire della psicologia) dell’autore delle atrocità di Oslo. Il continuo richiamo al proprio essere europeo. Immaginate un giovane che avesse avuto la stessa “sensibilità” (si fa veramente per dire) politica di Breivik non diciamo negli anni dei totalitarismi – ovviamente – quando chi avesse parlato di unità europea sarebbe stato scambiato per un pazzo o per un dispensatore di barzellette, ma anche solo venti, trenta anni più tardi. “Europa” non sarebbe (ovviamente) mai stato il punto di partenza. E in qualche caso (non troppo) estremo avremmo forse assistito a rigurgiti di nazionalismo anti-europeo, se non (da questo punto di vista) “peggio”. Non è (infatti) un “qualunque” cittadino europeo, quello che ha compiuto la strage norvegese, ma qualcuno (teoricamente) ”contrario” (appunto) agli stessi valori fondanti dell’Europa – che un tempo si decinavano nel rapporto, sempre più stretto, con i (rispettivi) ”vicini” europei. Ciò rappresenta (e lo diciamo in parte paradossalmente) il (primo) successo dell’Europa. E ci dice che ce la possiamo fare anche al di fuori dei nostri confini. A patto che il lavoro, meticoloso e paziente, di tessitura culturale non venga ora non tanto disperso – appare difficile, almeno nel breve periodo, “tornare indietro”, anche proprio per ciò che stiamo indicando – ma massimizzato-coronato. E’ naturalmente paradossale sostenere che il multiculturalismo sia la causa della uccisione dei 92 ragazzi norvegesi, e l’assassino di Oslo, come tutta l’ultradestra, avrebbe comunque trovato un “nemico” da perseguitare – o, come in questo caso, un amico non abbastanza “zelante” su cui “sfogarsi”, e perdonateci per la grevità dell’espressione – anche in un’Europa profondamente identitaria e monoliticamente cristiana; e tuttavia sarebbe politicamente poco lungimirante trascurare l’evidenza di un substrato politico, che riscontriamo nel senso di smarrimento, o di rabbia, di persone che, nel bene e nel male, si sentono cittadini europei e non trovano nelle istituzioni del vecchio continente una sintesi, un punto di riferimento, una guida a questo loro sentire (comune). Il punto non è (tanto) multiculturalismo sì, multiculturalismo no, ma di (ri)cominciare a discuterne (di identità europea); e chi dovrebbe/ potrebbe farlo ”più” efficacemente di quanto sia avenuto finora è, naturalmente, l’Europa unita - che però, appunto, non esiste (ancora). Se guardiamo alle fibrillazioni dei mercati, scopriamo che il punto di debolezza è lo stesso: un’Europa che non avesse tentennato tanto nel (/prima di, e non l’ha ancora fatto) compiere il passo conclusivo verso la propria unità (politica), avrebbe oggi tre volte la propria forza: una volta perché il disastro greco e in parte – anche se quest’ultimo ha una storia più lunga – quello italiano sarebbero stati contenuti, quando non evitati; una (seconda) volta perché l’Europa avrebbe risposto, e prima ancora sarebbe arrivata, alla crisi con un’economia (molto) più forte in quanto frutto dell’unione – o almeno, ancora, della ”convergenza” - della contaminazione e della programmazione (di lungo periodo!) unitaria delle sue attuali economie; e, infine, perché ci sarebbe arrivata con una consapevolezza, e una autorevolezza maggiore della propria identità, del proprio ruolo, della propria missione. Per non parlare della guida politica “unica”. Insomma, proprio di fronte alla morte (possibile), l’Europa capisce, come George Bailey ne La vita è meravigliosa, di essere indispensabile. Prima la facciamo, meglio è per tutti. Read more

E mentre tutti cazzeggiano Paese affonda Serve ora completo ribaltamento di piano Una economia rifondata sull’innovazione Formazione continua a ‘integrare’ lavoro Cultura ‘chiave’ del nostro Rinascimento Italia tornerà ad essere culla della civiltà

luglio 23, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’Economist: “E’ persino semplice salvare – e rifare grande – l’Italia. Il dramma è che questa classe politica non sembra averne la volontà. E (quindi) la capacità”. Lascia esterrefatti che, ora che il rischio-baratro per la nostra nazione è sotto gli occhi di tutti (si è manifestato con la concretezza dell’immediato rischio-default), il nostro dibattito pubblico continui come prima, completamente “assente”. Giornate intere dedicate a seguire la telenovela Papa&Tedesco, dando peraltro a due signori inquisiti – e ai loro guai – una dignità che non meriterebbero. Una politica che, quando non interviene – svogliatamente – per tappare qualche buco, cosa che ci manterrà in equilibrio per un altro po’, ma senza toglierci dall’orlo del burrone, invece di mettere in campo, da subito, la sua proposta per il futuro dell’Italia ciancia di – of course – Berlusconi, berlusconismo, coalizioni, centro, più o meno moderato, governi tecnici di larghe intese, legge elettorale; e meno male che Vendola ha smesso (almeno per ora) di ossessionarci con le sue ambizioni personali… Tutti elementi necessari, ma non sufficienti, e che non rappresentano il punto, ciò che serve oggi al nostro Paese. Al nostro Paese oggi serve avere le idee chiare su cosa si dovrà (dovrebbe, subito!) fare. Le conclusioni a cui (più o meno) siamo giunti tutti – tranne, ovviamente, la politica (…) - sono le seguenti. Read more

***(Non) sono tutti uguali (?)***
IL PD RITROVI LA PROPRIA DIVERSITA’
di ENRICO PROCOPIO

luglio 22, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’esistenza di una questione morale tra i Democratici equivale ad un padre di famiglia che cominci a bere: non si salva nessuno, a partire dai figli che perdono i propri punti di riferimento. Il Pd non è, e non è autorizzato a sentirsi, una forza tra le altre: sono (infatti) i “padri di famiglia” della nostra nazione. Gli eredi di Garibaldi e Mazzini sono chiamati, oggi come allora, prima a tirare fuori dalle secche e poi a rifare grande questo Paese. Lo può fare soltanto l’area di opinione e sensibilità (più) onesta e responsabile (dell’arco costituzionale). Purché non contraddica se stessa. E al momento lo sta facendo. Così come è difficile immaginare una classe dirigente che muove qualsiasi proprio ragionamento dalla premessa Berlusconi – perché ne è completamente intrisa, essendone figlia – scrivere la Storia. Questione morale e inadeguatezza sono due facce della stessa medaglia: la medaglia del mancato ricambio. Quando un gruppo di donne e di uomini resta al potere per vent’anni (e più) oltre a risultare, alla fine, fuori dal tempo finisce per perdere anche il senso dei limiti del proprio mandato (che ha già cessato da tempo di essere tale, sostituito da una sorta di assuefazione mediatica in mancanza – certo, anche – del coraggio di una offerta – interna – che si proponesse e facesse ciò che fosse necessario per sostituirli), e comincia ad ab-usare del proprio stesso potere (non necessariamente in forme illegali). La “diversità” Democratica è vitale per l’Italia, e il ricambio è necessario per ritrovare quella diversità. Ci parla del risvolto della necessità che il Pd faccia con più decisione ed efficacia la propria parte per la riduzione dei costi della politica, il nostro più giovane editorialista. di ENRICO PROCOPIO Read more

Non capiscono o fan finta di non capire “La reazione di queste ore è antipolitica” Ma voi non siete (mai stati) ‘LA Politica’ Così come Berlusconi non è (mai) ‘l’Italia’ La reazione di queste ore è contro di voi Che governate da 20-30 anni inutilmente E’ proprio la Politica che Italia ora rivuole Signori, in quest’era antipolitica siete voi Con una “risposta” del “nostro” Guzzanti

luglio 20, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il Maestro, Franco Battiato, aveva, come il giornale della politica italiana – che scrive da ormai oltre un anno di questa “nostra politica autoreferenziale di oggi”, diffondendo i primi semi della consapevolezza diffusa di adesso – anticipato la presa di coscienza che il Paese sta vivendo in queste ore circa l’inadeguatezza dell’attuale classe “dirigente” (?). “Non ci siamo capiti – canta Battiato in Inneres Auge – e perché dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti?”. Il punto, infatti, non è (tanto, o solo) i costi “spropositati” (in sé) della politica italiana odierna. Sì, vanno ridotti perché non possiamo più economicamente permetterceli, e, abbiamo scritto lunedì, vanno ridotti anche come unica (possibile, ma improbabile) alternativa al rinnovamento radicale della classe politica per ritrovare quella sobrietà che non è fine a se stessa, e nemmeno rappresenta la “brioche” da servire al popolo per farlo stare buono (oppure sì, proprio l’insulto dell’ostentazione della sicumera rispetto alla subordinazione della gente), bensì serve a tendere a ricreare le condizioni perché la nostra politica smetta di servire (a) se stessa, e si metta a fare ciò che serve al Paese. Ma il problema dei costi si pone (soprattutto) perché rappresentano una spesa eccessiva, INCONGRUA rispetto ad una offerta, quella dell’attuale classe politica – che non è LA Politica!, ma solo questo insieme – questo sistema – di donne e di uomini “politici” (?), i quali passano (passeranno) mentre la Politica, magari, ritorna – che è del tutto insoddisfacente rispetto alle esigenze della nazione. Per questo fanno un po’ tenerezza, ancora una volta, i tentativi di irretirci dei vari Bersani, Fassino (che, diciamocelo, avrebbe anche potuto evitare l’arringa autoreferenziale con cui ha salutato la Camera) - tutti drammaticamente Democratici: anzi, No, e lo (ri)scopriremo presto – che tentano l’ultima spiaggia di far passare la nostra reazione come antipolitica: antipolitico è ciò che pretende di sostituire la Politica – nel nostro caso, il governo democratico del Paese – con altre forme semplificate (e, comunque, meno democratiche) di “governo” (non “necessariamente” nell’interesse dell’Italia) della nostra comunità, o che comunque sostiene l’impossibilità della messa in pratica della stessa idea di politica; ciò che vuole invece oggi l’Italia è ESATTAMENTE L’OPPOSTO, è ritrovare il governo democratico sostituendo non la Politica – che non c’è – ma gli attuali occupanti, il cui tempo è scaduto e che, semmai, proprio loro sono forieri di antipolitica, direttamente - avendo annichilito la Politica nel (mancato) esercizio delle proprie funzioni – e indirettamente – perché se resistono all’attuale reazione DEMOCRATICA allora sì che nei fianchi del popolo possono nascere fenomeni antipolitici (o peggio), e magari anche pericolosi; e chissà che, almeno per qualcuno, non sia esattamente lo scopo, così da richiedere una saldezza che consentirebbe (potrebbe consentire) la perpetuazione della loro permanenza nel Palazzo – Diciamoglielo (tutti), facciamoglielo capire. E per essere ancora più credibili, e più liberi, il Politico.it lo fa offrendo contestualmente la propria tribuna a chi – in questo unico e specifico contesto – si trova dalla parte opposta del teatro, a sostenere tesi diverse. Contestualmente a questo stesso ennesimo richiamo alla ragionevolezza (e all’onestà e alla responsabilità) all’attuale classe dirigente. Il nostro Paolo Guzzanti ci spiega perché, dal proprio punto di vista, la reazione abbia invece i crismi della reazione (unicamente) emotiva, e come tale, ovviamente, vada trattata. All’interno. Read more

L’atto di ribellione del deputato Pd Bersani, non ne posso più S. Gozi

luglio 19, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Non ne posso più di questa classe dirigente vecchia e inconcludente, che dopo vent’anni di fallimenti sta ancora qui a dare lezioni. Non ne posso più di riforme sulla bocca di tutti e mai realizzate, non ne posso più di un rapporto ipocrita con i costi della politica: quello per cui, ad esempio, chi oggi si fa tronfio di parole d’ordine come “tagli” e “riduzione” pochi minuti prima si era intascato i rimborsi per i suoi assistenti parlamentari, facendoli assumere (e pagare) in vece sua da qualche ente pubblico. Sì, anche tra noi. Anche tra noi che dovremmo essere diversi. Avere l’onestà e la responsabilità di capire che è ora di finirla con la cooptazione dei giovani per mostrare di cambiare tutto per non cambiare niente, e farsi un altro giro di giostra. Caro segretario, è ora di (ri)cambiare: perché questa classe dirigente, figlia di Berlusconi, non può sopravvivere a Berlusconi stesso. [Continua all'interno] di SANDRO GOZI*
Read more

« Pagina precedentePagina successiva »

Bottom