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***Quarto potere*** Delitto e Castigo: Tv e giornali in cerca di un nuovo equilibrio di FRANCO MONTORRO

luglio 30, 2011 di Redazione 

Nemesi: figlia di Oceano e Notte, titolare della giustizia divina, sembra aver ripristinato nuovi equilibri nel mondo dell’informazione. Ed in questo caso, per “informazione”, intendiamo l’istituzione, perché i titolari, i quadri (per dirla in termini politici), da tempo si sono “burocratizzati” in deroga alla ricerca delle verità, che nel mondo contemporaneo, ed in particolare in quello della nostra politica, è sempre più difficile da rintracciare. Non solo. Internet e, quindi i giornali online come il nostro e vostro giornale della politica italiana, conquistano un regno dove antiche dinastie hanno da tempo capitolato. Una vera e propria presa della Bastiglia che corrisponde all’instaurarsi di un nuovo regime democratico, dove la caccia alle notizie –quelle vere– risponde solo al principio della libera Informazione. Franco Montorro ci porta dunque a svelare le azioni di “Nemesi”, concretizzate nelle nuove direttrici che vanno dai giornali ai telegiornali, sempre meno politici, sempre meno rilevanti, e non più dalle redazioni televisive a quelle della carta stampata. Che c’entri la scalata di certi businessman ai vertici del quarto potere? di FRANCO MONTORRO.Nella foto, giornali: banco ottico sul mondo contemporaneo

di Franco MONTORRO

 

Nell’antichità Omero e Aristotle usavano la parola nemesi nell’accezione di sdegno; Erodoto e Plutarco con il significato di vendetta o castigo. Noi lasciamo libera l’interpretazione, attribuendo però il termine a quello che sta accadendo in diversi telegiornali Rai e Fininvest, che per confezionare ben bene contenitori che alle cose serie debbono obbligatoriamente concedere spazi limitati, attingono sempre più di frequente a quanto pubblicato dai quotidiani quando si tratta di notizie curiose, gossip et similia.

 

Il TG1 è maestro, in materia. Dopo il minimo sindacale di notizie politico-economiche, con la consueta faccia di bronzo nel negare crisi sempre più evidenti e diffuse nel sistema Italia, dopo l’allegro e assurdo spazio concesso al meteo…

Scusate, ma qui si apre doverosa parentesi. Ai tempi del colonnello Bernacca, l’Italia era ancora un Paese interessato a sole o pioggia o neve perché fatto in prevalenza di gente che lavorava nei campi, che si spostava a piedi, in bicicletta e con i mezzi pubblici o al massimo con auto certamente prive dell’aria condizionata. Tutta questa attenzione enfatizzata sul meteo, con le ormai consuete e ridicole definizioni tipo “freddo polare” o “caldo tropicale”, sa molto di diversivo.

 

Torniamo al rapporto TV-quotidiani. Ultimo esempio, clamoroso. Si diffonde il chiacchiericcio che Federica Pellegrini, nuotatrice sublime, abbia un’affettuosa amicizia con il collega Filippo Magnini. Lei e lui ci ridono su e smentiscono, dopo che la cosa è uscita sui quotidiani, appunto. E i siti internet dei quotidiani stessi, per primi, correggono il tiro.

La TV no. Legge e ripropone in ritardo, incurante. Quello della campionessa è solo l’ultimo esempio, forse il più clamoroso per la notorietà degli interessati, ma la storia recente è piena di notizie curiose pubblicate dalla stampa e indefessamente riproposte nel corso della giornata dalla TV.

 

La nemesi: per anni, e accade ancora, i quotidiani su scala nazionale si sono adeguati a quanto dicevano i TG della sera per confezionare le prime pagine, quindi andando a rimorchio dell’informazione precotta del piccolo schermo. Adesso, anche grazie a internet, il legame non è più così perverso ed anzi la pigrizia coatta propone ai TG la comoda autostrada della lettura dei quotidiani a caccia di notizie – meglio se leggere – che evidentemente nessuna testata giornalistica regionale riesce più a produrre, probabilmente perché indirizzata verso altre mete della comunicazione.

Ne risulta che a fronte della realtà che vuole fasce sempre più larghe fruitrici di almeno sette mezzi di informazione (radio, tv, stampa locali e nazionali e fanno cinque più internet), le TV nazionali rappresentano un anello debole e tardivo. Sempre meno premiato dall’ascolto.

 

Pensando a chi ne ha fatto un business prima e uno strumento di potere poi, io sto con Erodoto e Plutarco: nemesi uguale vendetta. O per dirla alla Dostoevski, delitto e castigo.

 

 

FRANCO MONTORRO

 

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