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***Inchiesta P4***
Tremonti si deve dimettere di MASSIMO DONADI

luglio 29, 2011 di Redazione 

L’autodifesa del titolare dell’Economia sortisce un effetto contrario a quello desiderato. La temperatura dell’arena politica piuttosto che scemare, aumenta. E di molto. Ora l’intreccio della storia che coinvolge Giulio Tremonti sembra assumere i tratti di una spystory, di cui il ministro più che vittima diventa complice. «L’unica scusante – sembra ammettere Tremonti- è che ho lavorato un sacco”. Ma questo non basta. Come non può bastare neppure il suo riconoscere di aver fatto «una stupidata. E di questo mi rammarico e mi assumo tutte le responsabilità. Ma in quella casa non ci sono andato per banale leggerezza. Il fatto è che prima ero in caserma ma non mi sentivo più tranquillo. Nel mio lavoro ero spiato, controllato, pedinato. Per questo ho accettato l’offerta di Milanese…». Spiato. Controllato. Pedinato. Il ministro più potente del Paese (?) costretto a trovar rifugio in casa del suo ex collaboratore? Qualcosa non quadra. E ci penserà la magistratura a trovare i pezzi mancanti del puzzle. Intanto però è nostro dovere segnalare il dubbio, la sottile linea d’ombra che si allunga in forme inquietanti sul dicastero di via XX Settembre. E mentre il caos confonde i confini del vero e del verosimile, parte la controffensiva delle opposizioni, che chiedono ai pm di procedere ed al ministro di dimettersi. Massimo Donadi lo fa qui sulle colonne del giornale della politica italiana in modo secco e chiaro. Sentiamo.

 

Nella foto, il ministro Giulio Tremonti

di Massimo DONADI*

 

I soldi non crescono sugli alberi, neanche se sei così ricco come Tremonti. Ricco come Zio Paperone e bugiardo come Pinocchio. Essere ricchi non è una colpa (naturalmente se lo si è diventati onestamente), essere bugiardi sì. E pure grave. Il ministro Tremonti è un bugiardo e si deve dimettere. Lo sarà sino a prova contraria. Sino a quando, cioè, non avrà depositato presso la presidenza della Camera gli estratti conto dei suoi conti correnti da quali emerga il prelievo settimanale dei mille euro che versava a Milanese. I ricchi, in genere, non girano con malloppi di banconote arrotolate e legate da un elastico, anzi, più si è ricchi e meno si ha bisogno di contanti. Ed allora, il ministro Tremonti come pagava il suo ‘amico’ Milanese per l’affitto dell’appartamento in centro a Roma? E mica è finita qui. L’inchiesta Milanese, che ha coinvolto Tremonti, si sta trasformando in una specie di spy story. All’amatriciana però.

 

Il megaministro dell’Economia, il superpotentissimo signore delle casse e dei denari, ha detto di essersi trasferito a casa dell’amico Milanese perché si sentiva spiato, pedinato. Insomma non si sentiva sicuro né in albergo, né, addirittura, nelle caserme della Guardia di Finanza. Lascia intendere anche che le Fiamme Gialle siano dilaniate da una sorta di guerra per bande.

 

Il signor ministro dell’Economia ha il dovere di spiegare tutto agli italiani e, oltre alla questione dell’affitto, deve anche chiarire da chi e perché si sentiva spiato e pedinato e quale sia la guerra per bande all’interno della Guardia di Finanza. Se questi fatti sono veri, Tremonti doveva recarsi in procura a denunciarli già da tempo. Lo ha fatto o lo sta per fare? Se la risposta è negativa è lecito pensare che le sue parole siano solo un misero tentativo di depistaggio.

 

Ciò che vale per Berlusconi, vale anche per gli altri: in un paese normale, in un qualsiasi altro paese europeo, Tremonti si sarebbe dimesso da tempo.

 

MASSIMO DONADI*

*Capogruppo alla Camera de Italia dei Valori

 

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