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L’Italia sta vacillando sull’orlo del baratro E ci pensa il Pdl: “Sì al ‘processo lungo’!” E il Pd(?): ‘Class action(?) salva-Bersani!’ Siamo in balia delle onde senza guida (?) il Politico.it, intanto, (ri)costruisce futuro Nostre parole-chiave sulla bocca di tutti Quando farete sul serio, batteteci colpo

luglio 29, 2011 di Redazione 

Renzi: “Dobbiamo educarci alla Bellezza”. Civati: “Servono scelte insieme alte e concrete”. Calza: “Costruiamo questo Continente, come parte del governo del mondo”. Mesi fa Bindi: “Il Pd è il partito dell’Italia: sta a noi caricarci sulle spalle questo Paese”. L’unico “pensiero forte” della politica italiana, oggi, è quello de il Politico.it. L’unico progetto per salvare e rifare grande l’Italia, oggi, è il nostro. Qualcuno potrebbe dire che il Politico.it ha una marcia in più. Ma se così fosse, la ragione sarebbe da ricercare nel suo disinteresse, per cui ogni atto, ogni espressione, ogni scelta è funzionale a contribuire a costruire il futuro del Paese (e del mondo), e non ad affermare personalismi. Al punto che, da un po’ di tempo, gli ”editoriali” – quelli che contano – de il Politico.it non sono più firmati. quando il resto della nostra politica è fatto di nomi -e basta. Avrete notato, nondimeno, che a “passare” sono i messaggi di fondo, le parole-chiave appunto. (Il resto del)la “ciccia” (anche quella lo è!) viene sostanzialmente trascurata. Non – naturalmente – perché sia meno consistente dei suoi simboli - le due cose vanno insieme, non esistono “comunicazione politica” e “politica” separate per noi, perché la Politica o è dedita a costruire il futuro dell’Italia e concepisce un’idea, e quindi sa pure come comunicarla (la comunicazione altro non è che l’espressione del Pensiero; quando difetta la comunicazione, è semplicemente perché difetta il Pensiero), oppure non è; e la comunicazione (politica), da sola, non serve (o non basta). Viene trascurata, invece, proprio per la stessa ragione per cui qui leggete contenuti, contenuti contenuti, e altrove solo nomi: perché in questo Paese si fa (ancora) fatica a (far) entrare nel merito di una proposta (vera). A questo “teatrino” inconcludente ci hanno abituato prima le svolte “retrosceniste” e personalistiche/ nominalistiche dei quotidiani – il giornalismo, lo abbiamo scritto più volte, è co-responsabile del nostro attuale decadimento – e poi perché la politica, così come la si concepisce diffusamente, oggi è appunto questo: teatrino. E tutti hanno voglia di far la parte del gallo; pochi di mettersi seriamente a lavorare. Duro. A costo di non apparire. Per compiere il lavoro. e dunque non ha nessuna importanza “cosa” si propone, ma “chi”. il Politico.it non ha padroni/ padrini, e non perde tempo (per il bene comune) a fare ”rete” (un modo ipocrita di definire le correnti oggi): così i messaggi passano, ma nessuno “passa” all””azione” o – almeno – ha l’umiltà di ascoltare. L’Italia oggi non ha (più) bisogno di “quattro o cinque riforme”, ma di un completo ribaltamento di piano. Quando qualcuno si deciderà a fare sul serio – possibilmente prima che affondiamo… - troverà la nostra porta (virtuale) aperta. E noi pronti ad accoglierlo.

Nella foto, Fini nella “Terza Camera” della nostra politica. Autoreferenziale di oggi. Se il teatrino sostituisce la Politica

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