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***Riflessioni sul PD***
La Distanza di sicurezza

luglio 27, 2011 di Redazione 

Le reazioni all’interno del PD si fanno vieppiù intense. Il segretario Democratico che in queste ore ha infine rotto il silenzio sui casi Penati, Tedesco e Pronzato, ottiene una repentina e sagace risposta di Marco Travaglio, che dalle colonne del Fatto invita Bersani a far chiarezza sugli spinosi punti che emergono dalle inchieste. Il giornale della politica italiana vi propone dunque una riflessione dal di dentro, da chi vive dalle file del partito il susseguirsi di queste ore complicate. C’è chi lotta per una politica diversa, per un partito “diverso”. E lo fa da dentro il palazzo.

E’ ancora Andrea Sarubbi a parlare e lo fa esponendo una posizione da molti condivisa. E nel riflettere sul partito che abbiamo, con lo sguardo sempre volto al partito che sarà, ricorda le parole di chi ha scritto importanti pagine della nostra storia politica. Sentiamo.

Nella foto, Enrico Berlinguer

di Andrea SARUBBI*

 

Sicuramente Pierluigi Bersani ha ragione, quando parla di macchina del fango contro di noi, ma ora questo non mi basta più. Non mi basta, perché il partito degli onesti che sogno io – non quello di Alfano, insomma – deve tenersi sempre a distanza di sicurezza dagli schizzi. Mi duole dirlo, ma ha ragione Travaglio – così come ha ragione Polito, sul Corriere della sera di oggi – sulla storia di Pronzato: magari non è colpa tua, ma quando tamponi quello davanti l’assicurazione ti dà torto lo stesso, proprio perché non hai rispettato la distanza di sicurezza. Bettini oggi parla di nostre “pratiche compromesse al sud”, e credo che sbagli per difetto di latitudine: le intercettazioni sulla Sanità in Umbria, ad esempio, non è che mi lascino molto tranquillo. Siamo improvvisamente diventati dei furfanti? No, per carità. Ma la famosa intervista di Enrico Berlinguer alla Repubblica, esattamente trent’anni fa, dobbiamo attaccarcela sulla porta di casa. E lo dice uno che non è mai stato comunista.

“I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un boss e dei sotto-boss. (…) I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. (…) Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le operazioni che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti. (…) Molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti. (…) Nelle elezioni politiche e amministrative il quadro cambia, anche a distanza di poche settimane. (…) Noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l’operato delle istituzioni. (…) Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata”.

 

ANDREA SARUBBI*

*deputato del Partito Democratico

 

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