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Borghezio “tradisce” sua anima fascista (In)f(i)erisce (su)i sentimenti norvegesi Ma è (pur) vero, quelle idee sono diffuse Udc difende omofobia ‘senza vergogna’ La colpa di tutto questo? E’ della Politica Che non sa dire quale futuro ri-vogliamo E si “piega” al venticello della “cronaca” Invece è ora di tornare a scrivere Storia

luglio 26, 2011 di Redazione 

La povertà umana di Borghezio e il voto di ieri sulla legge contro l’omofobia si tengono. Il loro punto di contatto è l’abdicazione della Politica. Che (ora) non esiste (più). La povertà umana di Borghezio fa tutt’uno con la sua cultura politica fascista. Borghezio condanna la strage di Oslo. Ma propugna una ideologia che, portata alle estreme conseguenze – o meglio “finalmente”, di nuovo, realizzata – conduce a “risultati” come quello che abbiamo visto a metà secolo (scorso) in Germania o anche “solo” in Italia. E dunque in qualche modo non è in totale, radicale contraddizione con la via della “forza” (tutt’altro). (Anche) per questo, abbiamo la spiacevole sensazione di una condanna a metà, di una presa di distanza ”moderata” nei confronti di Breivik. E il “male” delle esternazioni di Borghezio sta proprio in questo: una non totale adesione al dolore del popolo norvegese, il che avrebbe comportato condannare l’assassino di Oslo senza se e senza ma, senza, soprattutto, perdersi in elucubrazioni al momen- to inopportune sulle idee. Al netto della disumanità, Borghezio parla però (a tuttotondo) un linguaggio di verità.

Le idee dall’assassino di Oslo, fanno parte (è persino banale ricordarlo) del programma di partiti europei che (già) prendono milioni di voti. A cominciare dalla Lega. E proprio qui sta il punto. Quelle idee trovano il loro spazio perché chi oggi si indigna di fronte a Borghezio, e non vorrebbe mai vedere l’Europa ripiombare nell’incubo del fascismo, ha smesso di fare la propria parte. Che non è – solo – quella di fare i Difensori del Bene nella lotta contro i Propugnatori del Male. Ma di dare risposte. A tutti. E portare così potenzialmente tutti – o quasi – sulla strada di un Bene, non usato come guanto di sfida bensì proposto come “rifugio” – o, meglio, poi, “orizzonte” - per l’intera umanità. Così come in Italia ha facile presa la propaganda xenofoba, poiché i partiti della sinistra – a cominciare dal Pd – hanno abdicato al loro ruolo di “partiti italiani” e hanno smesso di credere in un futuro del nostro Paese, e dunque di dare il proprio contributo per costruirlo, allo stesso modo in Europa le forze più “mature” (?) agiscono secondo logiche puramente tecnico-burocratiche. Che l’immigrazione sia un fenomeno ineluttabile è solo una parte della verità; l’immigrazione è ineluttabile perché il mondo non è “eguale”, e la politica ha smesso di occuparsi di questo. Ma ammettiamo che, al momento, “risolvere” questo “piccolo” problema rappresenti un’opzione di lungo periodo (ma la politica intanto ricominci ad occuparsene!). L”immigrazione può essere governata, DEVE essere governata perché – almeno fino ad un eventuale scioglimento della nazione - i partiti italiani hanno il compito di agire per il bene dell’Italia, quindi degli italiani – qualunque sia, naturalmente, la loro origine ed estrazione etnica – nell’ambito di un piano complessivo – e alto, e ambizioso – per la costruzione del nostro futuro. E nessuna variabile può essere (del tutto) “indipendente” (?). Ma questa chiave di lettura vale, a maggior ragione, a livello europeo, dove le questioni sono ancora più “di fondo”. Qual è il contributo che l’Europa vuole dare al futuro del mondo? Rappresentare semplicemente una terra, promessa, che si piega al corso degli eventi? Non è forse doveroso, al contrario, porsi il problema di un’identità che ci fornisca la bussola per muoverci nel mondo? Gli estremismi impazzano – all’interno, e all’esterno - quando la Politica è deficitaria (in senso stretto). E questa (mancanza di) politica non ci porterà, comunque, da nessuna parte. Persino l’omofobia “istituzionalizzata” è frutto (in parte) di questo “vuoto” ideale: premesso che una legge che mira a contrastare una discriminazione, che spesso si traduce in atti di violenza, è una legge sacrosanta – a prescindere da ciò che stiamo per indicare. Ma quale credibilità – e forza – ha, una Politica che non sa dare una prospettiva (“completa”)? Ciò che serve è un’idea di futuro. Ciò che serve è la Politica. Quella che oggi non c’è più (almeno, là dove ci si aspetterebbe – o si auspicherebbe - di trovarla). Ma presto potrà tornare (?).

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