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***(Non) sono tutti uguali (?)***
IL PD RITROVI LA PROPRIA DIVERSITA’
di ENRICO PROCOPIO

luglio 22, 2011 di Redazione 

L’esistenza di una questione morale tra i Democratici equivale ad un padre di famiglia che cominci a bere: non si salva nessuno, a partire dai figli che perdono i propri punti di riferimento. Il Pd non è, e non è autorizzato a sentirsi, una forza tra le altre: sono (infatti) i “padri di famiglia” della nostra nazione. Gli eredi di Garibaldi e Mazzini sono chiamati, oggi come allora, prima a tirare fuori dalle secche e poi a rifare grande questo Paese. Lo può fare soltanto l’area di opinione e sensibilità (più) onesta e responsabile (dell’arco costituzionale). Purché non contraddica se stessa. E al momento lo sta facendo. Così come è difficile immaginare una classe dirigente che muove qualsiasi proprio ragionamento dalla premessa Berlusconi – perché ne è completamente intrisa, essendone figlia – scrivere la Storia. Questione morale e inadeguatezza sono due facce della stessa medaglia: la medaglia del mancato ricambio. Quando un gruppo di donne e di uomini resta al potere per vent’anni (e più) oltre a risultare, alla fine, fuori dal tempo finisce per perdere anche il senso dei limiti del proprio mandato (che ha già cessato da tempo di essere tale, sostituito da una sorta di assuefazione mediatica in mancanza – certo, anche – del coraggio di una offerta – interna – che si proponesse e facesse ciò che fosse necessario per sostituirli), e comincia ad ab-usare del proprio stesso potere (non necessariamente in forme illegali). La “diversità” Democratica è vitale per l’Italia, e il ricambio è necessario per ritrovare quella diversità. Ci parla del risvolto della necessità che il Pd faccia con più decisione ed efficacia la propria parte per la riduzione dei costi della politica, il nostro più giovane editorialista. di ENRICO PROCOPIO

Nella foto, Enrico Procopio

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di ENRICO PROCOPIO

Verrà un momento in cui la politica italiana si renderà conto del disprezzo che ogni giorno la ricopre, della disaffezione, del malcelato fastidio che un’enorme parte dell’elettorato prova nei suoi confronti.

Non è demagogia sostenere che i nostri parlamentari (i nostri politici) guadagnino troppo, siano troppi, e abbiano troppi privilegi: è semplice onestà intellettuale.

L’attività politica deve essere retribuita, e deve essere ben retribuita, ma una cosa è il giusto compenso che spetta ad uomini e donne che noi eleggiamo affinché ci governino, un’altra è il loro avere vitalizi e privilegi immeritati.

Senza scadere nella retorica sulla casta, è necessario iniziare un lungo processo di rifondazione della classe dirigente italiana: è quello a cui la sinistra si è sottratta da lungo tempo, ovvero la capacità di essere differenti, di non accettare il progressivo degrado delle istituzioni.

Eppure è semplice: basta semplicemente avere le idee chiare. Sapere con certezza che le idee di uguaglianza, di giustizia sociale, l’idea stessa di sinistra non sono compatibili con cose come quelle che riporta martedì sul nostro giornale Sandro Gozi, una delle menti più lucide del Partito Democratico e della sinistra tutta: non è possibile venire a sapere di “quelli [...] che i vitalizi se li sono intascati anche stando anche un sol giorno in Parlamento e dal giorno dopo – non a 65 anni – li stanno prendendo – ce ne sono tanti anche nel PD non solo negli altri partiti e ora vogliono dare lezioni!!!”.

La vicenda della “Gola Profonda all’italiana”, il precario di Montecitorio “SpiderTruman”, che raccoglie in pochi giorni la bellezza di più di 300.000 contatti su Facebook raccontando cose note spacciandole per rivelazioni, apre una doppia considerazione.

In primis, non si può non notare l’esasperazione, la volontà di tanti elettori demoralizzati di attaccarsi all’indignazione facile provocata da piccole e grandi soffiate, così come non si può non notare la pochissima fiducia nella classe politica attuale: 300.000 persone hanno creduto a tutto ciò che un sedicente precario anonimo diceva, con ben pochi dubbi.

In secondo luogo, è evidente come sia necessario che a condurre un’operazione seria ed efficace contro questi privilegi ingiustificati debba essere la politica, la migliore politica.

Non saranno i movimenti a salvare la politica: non possono farlo. Movimenti come quelli del Popolo Viola possono solo fomentare la pancia dell’elettorato (con metodi discutibilissimi, come la stessa vicenda SpiderTruman ci mostra), ma sta ai partiti il compito di autoregolamentarsi, di espellere tutti quegli elementi di cui parlava Gozi.

Sono queste le occasioni in cui più di tutte si avverte una mancanza di una sinistra compatta e coesa, con una linea – di pensiero prima ancora che politica – chiara, e vicina al proprio elettorato.

Si sa, non sono tutti uguali, ed è sbagliato dirlo (dobbiamo combattere proprio questo fenomeno): ma a volte l’impressione è proprio quella, quando si parla di costi della politica.

Questa destra non può portare avanti un processo del genere, è necessario che il centro-sinistra sia unito e pronto a presentare un serio piano per ridurre i costi e i vitalizi (e quello delineato da Sandri parrebbe essere estremamente efficace).

Perché sennò avranno vinto proprio quelli del “sono tutti uguali”, della “sinistra che è uguale alla destra”, che “è tutto un magna magna”: vincerà la retorica – spesso stucchevole e fuori fuoco – sulla casta. Incidentalmente, vinceranno quelli che, a furia di dire che sono tutti uguali, fanno vincere sempre il più uguale.

ENRICO PROCOPIO

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