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Roma, la nostra idea di città (oltre le ronde di Alemanno) di C. Alicata

luglio 13, 2011 di Redazione 

L’insicurezza, il degrado. La solitudine, persino (certa) malattia. L’Italia (e non solo) si è chiusa (in se stessa) nelle proprie abitazioni private, abbandonando le Città. Un modello di sviluppo urbano prone agli interessi dei costruttori-cementificatori-ladri di territorio e centrato sull’auto (quando ci sono le strade), con-causato da ciò, ha spinto il processo fino alle nostre attuali periferie, che come si dice ormai banalmente sono diventati dei dormitori. Una questione che si lega, a doppio filo, al nostro declino: un’Italia la cui qualità della vita risente di questo, sfilacciata, che mantiene ciò nonostante una immeritata coesione sociale (consentita però da una comune – mancanza di – “tensione” – civile, culturale, sociale ed economica – verso il basso), è un’Italia che, come abbiamo visto prima, in tutto ciò ha, come minimo, meno motivazioni di prima. Una sola parte della nostra società si salva e, anzi, comincerebbe ad invertire la tendenza: i giovani, la cui propensione comunitaria – favorita e non inibita dalla rete; diverso il discorso di lungo periodo sugli effetti che una mancata, appunto, inversione di tendenza rispetto a ciò con cui abbiamo iniziato e la capillarizzazione profonda di internet, potrebbero determinare – vince questa resistenze e contribuisce al ribaltamento della situazione. O quanto meno indica (o meglio ricorda) la via. La via di cui ci parla, in questo pezzo dedicato alla Capitale (ma che può valere, più o meno, riadattato alle loro – non tutte – diverse peculiarità) per gli altri nostri grandi centri urbani, la scrittrice romana (è appena uscito in libreria il suo ultimo romanzo, che sta avendo un significativo successo di critica e pubblico – in tutti i sensi – “Verrai a trovarmi d’inverno”, edizioni Hoepli) collaboratrice del giornale della politica italiana e, almeno finché c’è stata Concita, de l’Unità. La via già percorsa (in parte) a Torino e che ora Stefano Boeri propone per Milano; ovvero quella della ”restituzione” (a chi vive lì, e non solo) dei quartieri, prendendo (persino “semplicemente”!) le decisioni opposte a quelle (non) prese (dalle amministrazioni Alemanno e Moratti) a Roma e nella city: no all’inibizione della frequentazione (anche e soprattutto notturna!) nelle strade, anzi, l’impegno a stimolare tutto questo e soprattutto con un criterio: quello di (non solo) non “chiudere” la nostra ricchezza sociale in scrigni che nascondono tutta la Bellezza sottraendola alla Città (come l’auditorium, pur importante, ma più in chiave di “grande cultura” e di “grande immagine”, ovvero un livello al quale non (ci) sta, in tutti i sensi, la gente comune, la gran parte di noi), (ma più di tutto) di capillarizzare la “diffusione” delle occasioni, e quindi delle motivazioni, di incontro e di riappropriazione delle città. Non solo il centro, ma tutti i quartieri; attraverso anche quel supporto e quella stimolazione dell’associazionismo e dell’imprenditoria giovanile che favoriscono la “presenza sul territorio”. Prima di ritrovarci chiusi (come) sottoterrra per un disastro (di proporzioni) nucleari (che non c’è stato), anche – diciamocelo pure – a causa del possibile volano (di lungo periodo, naturalmente) della rete, riabbelliamo (in tutti i sensi) le nostre città. E torniamo a viver(l)e. Risolveremo (o quasi) in un colpo solo anche tutti i problemi di integrazione, e (legati a questa e non) di sicurezza.

Nella foto, Cristiana Alicata

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di CRISTIANA ALICATA

Il sindaco Alemanno eletto ormai nel lontano 2008 ha inforcato la moto e seguito dalle telecamere si e’ fatto un giro per la citta’.

Al termine della sua ronda con opportuno casco nero ha dichiarato di avere visto troppe poche forze dell’ordine.

I commentatori della carta stampata hanno commentato: Alemanno comincia la sua campagna elettorale.

Mi chiedo.

1) Ma il sindaco in questi 3 anni dove ha vissuto? Non e’ necessario prendere la moto ed inscenare questa pagliacciata. Basta andarsi a bere una birra a San Lorenzo dopo le dieci di sera ogni sera.

2) Il sindaco pensa che i romani abbiano l’anello al naso? Anche Alemanno si e’ messo a fare il giochino della destra che consiste nel fare opposizione quando si e’ al governo? Di chi diavolo e’ la colpa se la citta’ e’ ridotta in questo stato? Ed io non sono nemmeno tra quelli che da’ tutta la colpa alla attuale giunta e concordo sul fatto che una citta’ non diventa cosi’ in 3 anni.

Il tema vero che riguarda Roma e non un colore politico piuttosto che un altro e’ che Roma pensiamo di ri-costruire nel 2013.

Di fronte all’incapacita’ di Alemanno di governare alcuni equilibri e’ evidente che qualcuno spera di tornare al sistema precedente.

Convinti come siamo che Alemanno si sia ormai dato la zappa sui piedi (e lo penso anche io!) quasi tutto il centro sinistra romano sta rispolverando il vecchio sistema in attesa di poterlo riapplicare.

Piccola premessa. Quel sistema ha anche funzionato fino ad un certo punto. Ma come ogni cosa necessita della manutenzione e del ricambio. Se pensiamo davvero che torneranno a governare Roma gli stessi di prima o i loro fedeli (o solo loro), la citta’ resta in pericolo perche’ continuera’ ad essere luogo di spartizione e non citta’ di uomini e donne.

Quel sistema che ha cercato di governare il cemento in cambio della costruzione di servizi. Spesso si sono alzati i palazzi e ci sono voluti anni per avere le strade. Vedere Muratella.

Quel sistema che non ha “diffuso”…o per lo meno ha smesso di farlo ad un certo punto.

Quel sistema di legami tra eletti ed associazioni sul territorio che non e’ stato sempre virtuoso.

Quel sistema abbracciato al potere che nella sua più perversa manifestazione (mio umile parere) ha creato dei grandi luoghi tematici concentrati (l’auditorium per esempio) dimenticando di “diffondere” nella citta’ la cultura.

Gia’. Io credo che a Roma le questioni da cui dobbiamo ripartire siano due: la questione morale (che abbraccia i rapporti con i palazzinari come con i finanziamenti a progetti e consulenze) e la cultura.

Cito fino alla nausea il modello torinese, un modello che ha distribuito a pioggia e in modo diffuso le risorse per “abitare” la citta’ creando un circuito virtuoso che ha alimentato l’imprenditoria giovanile e reso sicuri interi quartieri.

Quando sento Alemanno parlare di forze dell’ordine so che e’ un sindaco incapace e che si e’ arreso.

La nostra campagna elettorale parta da un’idea diversa di citta’. Prendendo le esperienze positive del modello precedente ma correggendo pesantemente le derive, immaginando il fiume abitato. I quartieri accesi. La musica ad ogni angolo. Le scuole aperte. I parchi puliti. L’immondizia ordinata. Le donne al sicuro. I gay fuori dai ghetti. I migranti sorridenti.

Il rispetto delle regole per tutti. Tutti dai palazzi dei Parioli alle baracche. Pensiamo ad una citta’, non ad un corpo da abusare.

Quando si comincia?

CRISTIANA ALICATA

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