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Antipartitocrazia partitocratica, no I Radicali non votarono ‘sì’ Chirico

luglio 13, 2011 di Redazione 

Rettifica di ANNALISA CHIRICO

Qualcuno dirà: non è la prima volta. Certamente, neanche l’ultima. Capita di dirne di vario tipo, singole o assemblate. Anche per questo siamo umani, no? C’è poi chi pensa di non dirne mai. Non lo invidio affatto.

Parlo del voto dei deputati radicali sulla proposta di legge di modifica costituzionale volta a sopprimere le Province. Iniziativa sponsorizzata dall’Italia dei Valori con l’appoggio del Terzo polo. Contrari Pdl e Lega. Astenuto un sonnecchiante Pd, che si becca il rimbrotto del già rottamatore Matteo Renzi.

Il voto dei deputati radicali è stato da subito un enigma. Neppure un trafiletto su un giornale. Cerco informazioni, ma non c’è nessun comunicato stampa. Da fonte interna attendibile apprendo del voto a favore dell’abolizione delle Province. Mi fido, del resto il voto radicale su una materia come questa mi pare scontato. Evidentemente di questi tempi nulla è scontato in casa radicale.

Scrivo un breve post per denunciare la presunta assenza di informazione sul presunto voto dei radicali in dissenso dal gruppo del Pd. Peccato però che il voto in dissenso sia una mia invenzione (in buona fede, s’intende). Ho detto una cazzata. I parlamentari radicali, ad eccezione di Matteo Mecacci in missione, si sono astenuti sull’emendamento cruciale relativo alla cancellazione delle parole “le Province” dalla rubrica del Titolo V della Costituzione. Il sito della Camera riporta qui i risultati della votazione nominale. Va detto che gli stessi parlamentari nel corso della medesima seduta hanno votato a favore del prosieguo della discussione, ma la maggioranza ha respinto il provvedimento nel suo complesso. A bloccare la discussione ci pensa l’emendamento della Lega Nord, e il Pd sceglie di nuovo l’astensione. Per non sbagliare.

Ora qualche considerazione è bene farla. La battaglia per l’abolizione di enti inutili e dannosi come le Province non possiamo certo mollarla ad Antonio Di Pietro. Noi siamo, per storia e per cultura politica, “il” movimento dell’antipartitocrazia, quella dei fatti e non degli strali grillino-style. E la scelta antipartitocratica la scontiamo ogni giorno. Dal sito della Camera apprendo che nessun parlamentare radicale è intervenuto in Aula e nessun emendamento radicale è stato proposto. Io dico che si poteva fare meglio. Abbiamo perso un’occasione.

Il giorno dopo la non lotta ci ritroviamo senza una riga sui giornali. E non è colpa del regime dell’informazione, ma soltanto nostra. Avremmo potuto dare un timbro radicale a questa battaglia parlamentare, anche con iniziative competitive in fase di presentazione emendamenti. Nessuno è così fesso da fidarsi delle “buone intenzioni” di Donadi & company, ma neppure delle A di astenuti su una misura così sentita tra i cittadini in tempi di rischio default, retorica anticasta e diffusa insofferenza per i “costi della politica”.

Io non ci sto a reggere il moccolo al Pd. Voglio dire: il Pd si astiene perché a spese dei contribuenti sotto la targa dell’ente “Provincia” foraggia orde di amministratori locali. Noi che abbiamo? Solo le mani libere e la credibilità per dire che le Province vanno abolite.

Mi si dirà che la norma non era rivoluzionaria e che in Italia il sessantennale regime partitocratico ha fatto strame di legalità; che le leggi, soprattutto quelle buone, rimangono inattuate. D’accordo, sono d’accordo. Ma basta questo a giustificare la rinuncia a una battaglia giusta? A me argomenti come questi sanno un poco di benaltrismo, quel benaltrismo così familiare ai dirigenti demoocratici. Si dà il caso che io non sia democratica.

L’analisi sulla non democrazia italiana non può diventare la pietra tombale di una chiara azione politica radicalmente riformatrice. Da un po’ di tempo la priorità assegnata alla sacrosanta battaglia per la legalità ha assorbito ogni energia appannando il versante delle riforme liberali, liberiste e libertarie. La denuncia ha preso il sopravvento sulla proposta. Io non aspiro a debellare tutti i mali del mondo, e mi è estraneo il senso di un impegno missionario per l’umanità intera. Credo nella politica dei piccoli passi, scevra da disegni perfettistici. Per la libertà in ogni ambito, senza inutili distinguo.

E poi ogni tanto dico cazzate. Avrei voluto poter confermare, e invece mi è toccato il sapore amaro della rettifica. Mea culpa.

ANNALISA CHIRICO

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