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Pd, basta ‘buona amministrazione’ Costruiamo il futuro di E. Procopio

luglio 13, 2011 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è una “luce” nel buio della nostra politica odierna. In un momento in cui la gran parte dei nostri rappresentanti si muove senza sapere dove andare, essendo portato ad osservare il marciapiede che scorre sotto i propri passi, invece dell’orizzonte – il Politico.it rappresenta un punto di riferimento per tutti. E’  (in fatti) qui che si costruisce, prima a piccoli semi, poi a germogli e a piante sempre più grandi e robuste, il futuro dell’Italia. E’ per questo che di qui sono passati e passano i maggiori talenti della nostra politica e (si può dire “quindi”? Da oggi deve tornare a poter essere così) del Paese. Quella generazione dei nati dopo il 1980 che – libera, a differenza in parte dei propri fratelli (maggiori)/ cugini/ zii, dal plagio dei propri padri (degeneri) – può finalmente raccogliere l’eredità dei propri “nonni” – i padri della nostra nazione – e cominciare a riportare l’Italia prima al centro della carreggiata, e poi sulla corsia di sorpasso del mondo. Una delle voci più “bianche” – il suo “portatore” è nato nel 1992 (!) – e contemporaneamente già più autorevoli e forti è quella di Enrico Procopio, bolognese, Democratico. Enrico comincia oggi la sua colllaborazione con il Politico.it. Porterà ulteriori (sagge) indicazioni sulla strada da (intra)prendere. Lo fa sferzando il “suo” Pd, partito che oggi guarda al passato e rivolge le spalle al futuro. Rinnovamento, dunque, ma, com’è nella concezione e nello stile del giornale della politica italiana, a partire (rigorosamente) dalle idee. di ENRICO PROCOPIO

Nella foto, Enrico Procopio

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di ENRICO PROCOPIO

Chiedere alla sinistra italiana di rinnovarsi, oggi, è estremamente facile, ma allo stesso tempo è una delle cose più complicate che si possano affrontare.

Questo deriva da una classe dirigente che ha, oggettivamente, fatto il suo tempo: le proposte politiche sono sì di buon senso, capaci di convincere buona parte dell’elettorato progressista e, in definitiva, di tenere a galla il PD, ma sono anche timide, sfilacciate, spesso poco attraenti. Gli errori, si veda il voto sull’abolizione delle province, sono spesso clamorosi e di un’ingenuità imbarazzante, dettati, paradossalmente, dall’eccesso di strategismo e di politicismi.

La sinistra italiana ha smesso, per lungo tempo, di sognare un mondo migliore, accontentandosi di una generica “buona amministrazione”: fondamentale, quello sì, per creare un profilo politico, ma al contempo inadeguata, se si vuole essere maggioranza.

È per questo che la sinistra è riuscita a vincere alle amministrative: perché ha dato un profilo politico di lungo corso alla sua azione politica. Banditi i personalismi, tutti sotto la bandiera del candidato sindaco: l’accettazione delle primarie, unitamente al defilarsi dei dirigenti (saggiamente capaci di supportare discretamente i vari Pisapia, Merola e gli altri candidati) hanno portato ad una bella vittoria, che ha ridato fiato all’altrimenti pericolante centrosinistra.

Ma questo è stato un voto per il PD e la sinistra e, per certi versi, contro la dirigenza: spazzate in un sol colpo le logiche centriste, le politiche timide e senza respiro, abbiamo assistito alla vittoria delle primarie, dei candidati eterogenei, della modernità.

Ha vinto il PD, ha vinto la sinistra, ma hanno perso i dirigenti. Ha vinto il PD, ha vinto la sinistra, ma la vittoria non sembra essere stata compresa: il già citato voto sull’abolizione delle province, per esempio, mostra l’incapacità di comprendere ciò che lega l’elettore di sinistra alla propria parte politica.

Perché solo una classe dirigente sì preparata, ma gentilmente fuori dal tempo e dalle logiche politiche poteva non comprendere come quel voto avrebbe potuto permettere alla sinistra di dare un segnale fondamentale: noi ci siamo, siamo pronti, mettiamo il primo mattone di quella che è e deve essere la nostra azione politica. Invece vince la prudenza, vincono i tatticismi, e tutto quel che di buono nasce da una vittoria spontanea e gioiosa viene stroncato in fretta.

Portare avanti istanze di rinnovamento sarebbe semplicissimo, proprio alla luce di episodi come questi: è sotto gli occhi di tutti l’inadeguatezza della classe dirigente del PD. È invece difficilissimo, se non altro per il fatto che la sinistra italiana vive di conservatorismo e di strategie a breve termine, quando invece la chiave giusta è una e una sola: creare il partito dei prossimi vent’anni, quello che avrà inglobato le istanze dell’ala sinistra capace di “costruire” (e non solo di demolire) e fatti suoi i principi di laicità e di modernità fondamentali in un paese democratico come l’Italia.

Matrimoni gay, laicità dello stato, diritti civili: questi sono i temi chiave del futuro. Non dovrà essere smarrita l’identità della sinistra più pura: l’attenzione al mondo del lavoro e della giustizia sociale, il garantismo, il progressismo.

Il prossimo Marchionne dovrà trovare una sinistra pronta a rispondere con chiarezza: questo il compito dei giovani. Giovani che non sono esenti da critiche: troppo timidi, troppo prudenti, incapaci di prendere la palla al balzo e reclamare il loro posto.

La strada è tutta in salita, si sa: ma sarà meglio iniziare da oggi a costruire il futuro, prima che qualcun altro decida di demolirlo.

ENRICO PROCOPIO

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