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Berlusconi e ‘maxi-multa’ pro-Espresso Murdoch e chiusura di News of the world Paradigma di capitalismo fine a se stesso Passerà a Storia per (suoi) danni arrecati Quando potrebbe costruire gran futuro

luglio 11, 2011 di Redazione 

Questo è il principio della responsabilità “mondiale” del quale parliamo per la prima volta nel pezzo che apre la narrazione di oggi sul rapporto tra politica ed economia, con la seconda indebitamente al “comando” (della prima), e sul ruolo (decisivo) dell’etica pubblica: la capacità – da stimolare con regole, o comunque incentivi/ disincentivi appositi – del capitalismo umano di fermarsi un passo prima della distruzione della nostra società globale, e semmai di offrire il proprio contributo al progresso della nostra civiltà. E’ veramente minimo, povero, inutile un capitalismo puramente materiale, incapace di alzare gli occhi dalle proprie scarpe da 200 dollari e di guardare alla Bellezza che possiamo costruire insieme anche senza rinunciare alla “giusta” (?) ricompensa (appunto) materiale e individuale. Pensate a quanta strada farebbe nella Storia dell’Umanità un capitalismo che forte della propria pregnanza (comunque, appunto, da regolare), desse il proprio contributo decisivo alla costruzione del futuro del mondo (piuttosto che alla sua distruzione). E’ questione di sensibilità. La sensibilità di avere interesse a “valere” “ancora” di più. E il potere, se non serve a questo (a “valere”, nel senso di “portare un valore”, di più), è veramente poca cosa. Il nostro Luigi Crespi ci racconta come (infatti) questo capitalismo oggi perda i pezzi. E chi lo interpreta nel modo più ortodosso, passa alla Storia – sì – ma per avere fatto danni all’umanità. Non un grande viatico per chi – come il nostro presidente del Consiglio – avrebbe voluto paragonarsi ai grandi del nostro Paese e della Storia. Chi ha, più di voi, i mezzi per arrivare a tutto questo? Ma forse il denaro, e la “capacità” di accumularlo, non sono esattamente ciò che fa la (vera) differenza (di classe: in tutti i sensi) di LUIGI CRESPI

Nella foto, Rupert Murdoch: “Sciocchezze…”

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di LUIGI CRESPI

Fa specie vedere due grandi tycoon dell’informazione cadere nella polvere praticamente nello stesso giorno.

Rupert Murdoch lo squalo, il cinico imprenditore capace di costruire intorno a se’ un impero di grandissimo successo, scivola sulle intercettazioni clandestine del suo piu’ importante periodico, il “News of the world”, in un rapporto che lambisce non certo marginalmente anche il governo britannico.

Uno scandalo che lascia attoniti e stupefatti e che demolisce il mito anglosassone dell’informazione. In un angolo come non lo è mai stato nella sua carriera. Non tanto messo in discussione per quello che ha costruito, ma per come lo ha costruito.

Stesso destino di Silvio Berlusconi, che come sappiamo è stato condannato a risarcire 560 milioni di euro a De Benedetti.

Da una parte l’uomo di successo Silvio Berlusconi, l’uomo politico, l’imprenditore, dall’altra parte De Benedetti, uno che forse avrebbe voluto essere come Berlusconi ma non è stato degno della tradizione dell’Olivetti ne’ tanto meno capace di generare un successo che sia paragonabile a quello di Berlusconi.

Ma oggi la rivincita gliela danno i tribunali. Non tanto viene messo in discussione il successo di Berlusconi, ma come lo ha costruito. Il dubbio è se abbia corrotto uno o piu’ giudici. Ma sicuramente con questa sentenza e’ passata l’idea che il successo del grande imprenditore Berlusconi sia passato attraverso operazioni poco trasparenti.

Ma sono giorni oscuri per lui anche su un altro fronte: quello della politica. Il suo consenso non è piu’ quello di qualche anno fa e piu’ andiamo avanti piu’ appare scontato che il suo appuntamento con la storia sara’ un fallimento, almeno per quanto riguarda la sua capacita’ di trasformare e riformare questo Paese come propose 20 anni fa.

Berlusconi e Murdoch fino a qualche tempo fa facevano a gara a chi aveva lo yacht piu’ lungo, oggi li accomuna l’idea di avere costruito un successo ad ogni costo e la difficolta’ di fare i conti con una realta’ che sembra non gli sia piu’ amichevole.

LUIGI CRESPI

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