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Ci (ri)svegliamo dunque a rischio default Nostro futuro nelle mani di oscuri signori Ma la democrazia è il governo del popolo Che l’esprime (solo) attraverso la politica Ora riprenda in mano redini dell’umanità “Riavendo” dimensione etica e filosofica

luglio 11, 2011 di Redazione 

Il mondo oggi non è (infatti) governato dalla politica, ma dell’economia (finanziaria). Solo che nessuno elegge coloro che – a loro volta – governano, o meglio manovrano, l’economia. Succede così che Paesi sovrani, spesso a regime democratico, dunque teoricamente nelle mani dei loro popoli, finiscano ostaggio di pochi personaggi che nessuno conosce e che – per questo – non rispondono che a loro stessi. Zingaretti: “Vale anche per i nostri livelli di governo interno: i veri sprechi non sono negli organismi eletti, che rispondono – bene o male – ai cittadini, e sono (perciò) costretti ad una (certa) trasparenza, ma negli organismi di nomina (pur sempre politica), nelle mani dei quali si concentra un potere (soprattutto di spesa) fortissimo e completamente (o quasi) fuori controllo”. Ma nell’era di internet, e nel tempo delle rivoluzioni democratiche in Nordafrica (e non solo: vi racconteremo nei prossimi giorni una storia bellissima di autodeterminazione democratica), in cui possiamo prepararci – governando tutto questo – a dare il via ad una nuova civilizzazione, riprendendo in mano il filo della Storia, possiamo accettare che pochi esseri umani a cui nessuno ha riconosciuto alcuna facoltà in questo senso, e soltanto perché noi non lo diciamo chiaro e non ci “ribelliamo” (attraverso la politica), decidano nelle loro stanze il nostro futuro? No, non possiamo. E vedremo più tardi che, d’altra parte, (persino) la nostra (in)civiltà ha formato e sta perfezionando degli anticorpi a questa “malattia”. Ma tutto ciò non basterà se chi è chiamato a farlo – la politica, appunto – non saprà capire che non sono più sufficienti gli aggiustamenti ex post (magari quando i buoi sono già scappati dalla stalla), e neanche, del tutto, ex ante; è (proprio) necessario che chi vi è deputato torni ad occupare, al posto degli attuali, la poltrona di comando del mondo, concependo un completo ribaltamento di piano (E quanto a come farlo”, concretamente”, nella misura più soft serve intanto introdurre regole di trasparenza – come quella messa in atto oggi dalla Consob – e far valere – sempre attraverso le regole – un principio che potremmo definire della responsabilità “mondiale”. Perché non va dimenticato che la responsabilità di tutto questo non è (tanto, o solo) oggi l’attacco ai debiti sovrani, bensì – prima - la stessa crisi economica e finanziaria, precondizione (silenziosa, oggi) delle fibrillazioni odierne. No – quindi – ad alcuna forma di ”deregulation”. Non è (il) tempo del liberismo, che imposto oggi si dimostrerebbe anacronistico – cioè “fuori dal Tempo” – come la più vetusta ideologia, al pari del suo opposto – il comunismo). Poltrona di comando del mondo che, dicevamo, non è del mercato. Ma della politica. Cioè di tutti noi. Il professor Ulivieri ci dimostra ora come – anche e soprattutto a nostra insaputa (davvero) – oggi stia (invece) avvenendo il contrario. E non soltanto in occasione di eventi roboanti come (appunto) l’attacco ad un debito sovrano. Tutti i giorni, senza che la politica – noi – facciamo nulla per invertire la tendenza. E sta avvenendo, befffardamente, anche utilizzando quelli strumenti che, mentre noi lasciamo andare alla “deriva” (o comunque senza una – ulteriore, e pianificata. Da noi! - valorizzazione), possono rappresentare (come è avvenuto e sta avvenendo in Medioriente e non solo) la chiave per la (ri)costru- zione del nostro futuro. di FABRIZIO ULIVIERI

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di FABRIZIO ULIVIERI

Già all’inizio dei social media, l’extimacy aveva, per disposizione volontaria del soggetto, altamente assottigliato la sfera della privacy. Ora a cavallo fra il Web2.0 e il Web3.0 la privacy esiste in quanto punto di riferimento dell’attività di tracciabilità di cookies e programmi spia e algoritmi che analizzano le attività dei soggetti del Web. In tal senso esiste e si costituisce la privacy nel Web: il suo status ontico è quello della permanente tracciabilità ad infinitum.

Ma tutto ciò che concerne il soggetto e lo affetta ha una radice ontologica nel sistema politico e finanziario in cui la condizione ontica del soggetto si costituisce come orizzonte ontologico.

In parallelo al soggetto le democrazie soffrono della stessa debolezza del soggetto ontico, essendo anch’esse continuamente indagate, spiate, taggate, analizzate, contestate da più soggetti. Dunque anche la privacy delle democrazie soffre anch’essa di s-privacy al pari dei soggetti individuali.

Alle democrazie è richiesta trasparenza nelle transazioni, negli emolumenti elargiti ai propri dipendenti, devono rendere conto di eventuali sprechi, vi è tolleranza zero direttamente proporzionale al comportamento non conforme dei soggetti che le rappresentano (Richard Nixon, Bill Clinton, Berlusconi insegnano…). I soggetti rappresentativi delle democrazie sono continuamente oggetto di intercettazioni che essendo, spesso, di scarsa rilevanza penale sono invece finalizzate al puro gossip per la distruzione dei soggetti medesimi…

Le democrazie dunque sono deboli come i soggetti che dovrebbero rappresentare, entrambi in balia ed ostaggio delle multinazionali finanziare che alimentano la macchina del controllo mondiale attraverso la Rete e la rapina continua dei dati personali (s-privacy) ai fini di un controllo e reindirizzamento mirato delle disponibilità finanziarie tanto degli individui che degli Stati.

Il capitalismo che finora si poteva definire “selvaggio” è ora divenuto un capitalismo di pianificazione per il controllo totale della libertà degli Stati e degli individui.

Un capitalismo dunque eugenetico capace di selezionare e direzionare masse di denaro secondo i propri scopi.

FABRIZIO ULIVIERI

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