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Politica credibile se onesta-responsabile E politica non sia “premio” per qualcuno Fare politica è L’atto di dedizione all’Italia E comporta (persino) ‘sacrifici’ e rinunce Non solo (dunque) il taglio a costi politica Ci vuole (pure-qui) rivoluzione culturale

luglio 11, 2011 di Redazione 

L’uomo politico “vero”, quello capace di fare il bene del proprio Paese – unico scopo di un uomo politico vero - è come l’uomo di chiesa: può assolvere alla propria funzione solo se rinuncia ad essere parte della causa che è chiamato ad amministrare. Deve potere provare gli stessi sentimenti per tutti. Come l’uomo di chiesa nutre un amore più grande delle pochezze materiali che lo mette al riparo dalle tentazioni, così l’uomo politico è orientato solo dalle scariche di adrenalina che prova quando immagina l’Italia che, nel complesso, si rimette in moto e poi imbocca la corsia di sorpasso. L’uomo politico non può avere una casa molto più appagante di quella della media dei cittadini: perché questo lo corromperebbe. L’uomo politico può arrivare a rinunciare sua sponte – al di là di ogni imposizione legislativa – ai benefit del parlamentare quando non anche ad una parte dello stipendio: perché si nutre (naturalmente senza immaginare improbabili – ma non impossibili, e comunque non necessari, almeno per tutti - atti di santità) dei cambiamenti (in progress) che determina nella società, e gode dei moti di giustizia e morali. L’uomo politico vero, quando capisce di non avere più nulla da dare al Paese, si dimette (subito): avendo naturalmente cominciato a fare politica solamente allo scopo. L’uomo politico va in televisione solo se è necessario a comunicare qualcosa, o a farsi responsabilmente “interrogare”: e poi, magari, persino, se ne esce. Rifiuta il salotto televisivo, perché lo fuorvierebbe. L’uomo politico, insomma, deve avere più Io che “ego”: altrimenti è solo un fanfarone.

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