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E nella maggioranza è tutti contro tutti Berlusconi: “Il Lodo? Tremonti sapeva” Bossi: “No, Silvio dice una menzogna” Giulio: “Brunetta è cretino, uno scemo” Chi tradisce “socio” può salvare l’Italia? Onesti-responsabili, ritrovatevi insieme

luglio 8, 2011 di Redazione 

Santo Versace, Nunzia De Girolamo. Per fare i nomi di coloro che, coraggiosamente, si sono resi più visibili. Anche in questo centrodestra in cui persino i colleghi di governo possono essere traditi e abbandonati nel momento in cui il sodalizio non garantisce più il mantenimento del potere, ci sono persone di buona volontà che non desiderano e aspettano altro che di vedere la nostra politica tornare con generosità e disinteresse al servizio della nazione, per restituirle la dignità e la leadership che le compete nel mondo. Non una manovretta politicista, “coronata” dalla nascita dell’ennesimo nuovo (vacuo) partito e magari dal grupp(ett)o (di pressione) alla Camera e/o al Senato (dove ci sono, in tutti i sensi, abbastanza – ulteriori – traditori, della nazione). Ma un atto di dedizione libero e alto nei confronti dell’Italia. Coloro che, trovandosi in forze autoreferenziali, hanno a cuore (prima) questo Paese e sanno che non c’è più tempo da perdere per poterlo salvare, e contestualmente rifarlo grande, rompano gli indugi e diano ora, uno dopo l’altro, le dimissioni dai propri incarichi parlamentari. Un gesto di disobbedienza e di reazione e distinzione della politica (vera) da questo carrozzone che si trascina da diciasette anni, per restituire la (sua) politica al Paese. Prendano le distanze confermando ed elevando contemporaneamente il proprio disinteresse potendo anche capitare di non vedersi ricandidati (perché non esiste, oggi, il ”partito degli onesti (e responsabili)” – quello vero. Ciò che dovrebbe rappresentare, facendosi ”partito dell’Italia”, il nuovo Partito Democratico). La forza morale delle persone oneste e responsabili è in grado, se messa in campo collegialmente, di scuotere il Palazzo (che oggi assomiglia più che altro ad un bunker) e indurre finalmente l’uscita degli attuali occupanti, per rifarci entrare (possibilmente) i cittadini, attraverso (anche) le rappresentanze (appunto) più oneste e responsabili. Altrimenti resteremo in mano a signori come questi, che si sbranerebbero per un pezzo di potere (autoreferenziale) in più. Massimo Donadi ci segnala anche che questo indica – ma il problema, naturalmente, non è un esecutivo di destra, di centro o di sinistra o anzi proprio queste tre cose – che il governo è alla fine. di MASSIMO DONADI*

Nella foto, Santo Versace

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MASSIMO DONADI*

Dunque, il ministro Tremonti, durante la conferenza stampa del governo di presentazione della manovra economica, ha additato il collega Brunetta con il gentile epiteto “è un cretino”. Ha rincarato la dose il ministro del Lavoro Sacconi: ah, io non lo sto neanche a sentire. Fa anche un po’ di tenerezza il povero Brunetta che, non solito a mitezza, ha detto anche di non aver capito perché Tremonti gli avrebbe chiesto scusa e che forse si riferiva a qualche direttore di giornale. Dice di aver preso benissimo l’insulto, che il resto non lo tocca affatto. Questo siparietto, che entrambi i protagonisti hanno sminuito agli occhi di tutti, con tanto di pubbliche scuse e buffetto sulle guance finale, in realtà è molto più imbarazzante e pregno di significati di quanto non si voglia pensare o immaginare. La verità è che le divisioni all’interno della maggioranza sono lacerazioni insanabili; sono sull’orlo di una crisi di nervi, l’uno contro l’altro armati.

MASSIMO DONADI*

*Capogruppo alla Camera di Italia dei Valori

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