Top

E’ tempo che qualcuno lo (ri)dica chiaro Questo segretario Pd/Pg non è adeguato Fa votare “contro” l’abolizione province Stoppa iniziative pro-ritorno Mattarellum (Ma) la politica non è un gioco di squadra E’ il leader a dovere indicare la strada Bersani non ha la classe per farlo (bene) Vignetta di theHand per ‘sdrammatizzare’

luglio 6, 2011 di Redazione 

Sfatiamo un luogo comune: la sinistra italiana non ha mai “mangiato” i propri leader. La sinstra italiana (quella storica, quella cattocomunista) è fatta di persone “superiori” e generose, capaci di comprendere e giustificare le mancanze più gravi. (Anche) per questo non ha mai saputo fare una legge che impedisse il conflitto di interessi in politica. Da qui nasce il “buonismo” veltroniano. Che è molto più diffuso (meno consapevolmente che nel caso del suo capofila) di quanto si tenda a ritenere. Per questo il centrosinistra non sa sintonizzarsi con gli italiani (“imponendo” la propria leadership) quando si parla di situazioni nelle quali c’è qualcuno che, a torto o a ragione, “toglie” qualcosa ai nostri connazionali. E’ il caso dell’immigrazione, rispetto alla quale il Pd si configura (solo) come il “partito degli stranieri”. E’ il caso delle politiche della sicurezza, tema su cui quando digrigna i denti la sinistra italiana non è credibile. E’ (una) bontà (dell’anima: in tutti i sensi) che in politica va contro l’interesse generale se non è equilibrata da un doveroso rigore. La cui mancanza – lo scrisse per primo Paolo Guzzanti – è il vero deficit della sinistra italiana post-sessantottina, ciò che manca alla nostra sinistra per renderla una opzione di governo (di cambiamento) affidabile e seria. La sinistra italiana (perciò, intesa come “massa”) non avrebbe mai potuto prendersela con i propri leader. Se ne ha cambiati un fottio negli ultimi quindici anni è perché ci ha pensato Massimo D’Alema. Un uomo di sinistra (anch’esso) snaturato da un “ego” (non nel senso “maturo” dell’Io) smisurato, che (s)combinato con la bontà (che troviamo anche in lui) genera il mostro dell’inciucio (con i forti) e, appunto, dell’ammazza-avversari (interni: con i “deboli”). Se oggi Bersani, che è probabilmente il peggior segretario che la sinistra italiana berlusconiana abbia avuto, è saldo al suo posto è perché D’Alema ne condivide (ex ante) le posizioni. (E) gli va bene così (in tutti i sensi). Ma non va bene per il Partito Democratico e, quindi, per l’Italia. Ha proprio ragione Pippo Civati: tutto questo è immorale (senza quasi). Perché l’Italia ha oggi bisogno del vero Pd per salvarsi e compiere se stessa. E Bersani non lo consente (in tutti i sensi). La leadership E’ la politica. Perché la politica è assunzione di responsabilità. La politica la fanno gli uomini, non i dibattiti (andrebbero aboliti persino quelli delle Feste de l’Unità: sono fuorvianti. Sostituiteli con interventi dei cittadini e con interviste – incalzanti – ai “leader”, che siano costretti a dire cosa fare o facciano spazio ad altri). Politica è quando un leader vero mette in campo le sue idee (in quanto vero leader, sono “giuste”) e trascina a realizzarle. Bersani mette in campo le sue. Ma non sono quelle “giuste”. Chi lo dice? C’è una cartina di tornasole “ideale”. Guardate che candidati sceglie (per la guida delle Regioni, delle città) Bersani: uomini a sua immagine e somiglianza. Figure integerrime, per carità. Di grande competenza. Ma: suoi coetanei. Completamente incapaci di leader- ship (su detta) e comunicazione. Morcone, a Napoli. Bortolussi, in Veneto. Come siano andate le loro esperienze (?) dice quale sia il valore per l’Italia dell’attuale segreteria Pd/Pigi. Non si tratta di un attacco sul piano personale: Bersani è una degnis- sima persona. Ma questa è politica. E la politica, per essere morale, richiede rigore. Il rigore di dire che questa segreteria è inadeguata. Se non cambia al più presto (ma, naturalmente, tenendo conto delle ragioni per cui va cambiata, e “cambiandola” compiutamente), affonda il Pd. E con esso l’Italia.

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom