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Nunzia De Girolamo sferza Alfano: “Iscrizioni online” Matteo Patrone

luglio 5, 2011 di Redazione 

La deputata campana PdL lancia la proposta dalle colonne del giornale della politica italiana: il “partito nuovo” annunciato dal neo-segretario sia all’insegna della democraticità e della meritocrazia. E quale migliore strumento per assicurarlo della registrazione web? “Cominciamo così – dice De Girolamo a il Politico.it – Internet è la rivoluzione democratica. Tentare di mettere il bavaglio alla rete - dice a Matteo Patrone che le chiede conto del possibile provvedimento dell’Autorità per le comunicazioni che si attribuirebbe la facoltà di chiudere interi siti senza nemmeno il pronunciamento di un giudice: su Avaaz.com la possibilità di mobilitarsi per evitare la decisione prevista mercoledì - è come provare a fermare il vento con le mani”. di MATTEO PATRONE

On. De Girolamo, il PdL da “partito personale” a partito a/ di democrazia (quasi) diretta. E’ un salto possibile?

“Il Popolo della Libertà non è un partito personale. Tutt’altro. E’ una forza politica nazionale, liberale e popolare con un leader forte, autorevole e carismatico e una classe dirigente che è rappresentativa del primo partito italiano. Dunque, a differenza della sinistra, che non ha mai avuto un leader riconosciuto da tutti, noi del centrodestra in questi anni abbiamo goduto del vantaggio di essere guidati da un leader capace di reggere la coalizione ed il partito. La democrazia interna non è mai mancata ed alcune candidature ultime, in particolare dove si è perso, dimostrano che le scelte non sono state assunte da un capo in solitudine ma da un partito con una propria classe dirigente. Chi dice, quindi, che Berlusconi è un capo solo al comando, sbaglia assolutamente. Anzi, debbo dirle la verità: qualche volta dovrebbe scegliere più in solitudine perché ha intuito, fiuto e capacità strategica fuori dalla normalità. Oggi, però, il presidente Berlusconi ha percepito la necessità di innovare ed ha proposto all’Assemblea nazionale il migliore dirigente che potesse individuare perché Angelino Alfano sarà un grande segretario e rappresenterà adeguatamente tutti noi. Ora bisogna soltanto riscrivere le regole perché la necessità assoluta è rilanciare il Partito evitando, però, che i soliti ras locali, con la scusa della democrazia e del tesseramento, si impossessino, con l’utilizzo del dio danaro, del PdL per le future candidature, escludendo così meritevoli e capaci. Non bisogna mai più consentire che il PdL sia il partito-tram dove si sale e scende a propria convenienza; in un partito ci si sta per idee e valori e non per essere eletti o ottenere incarichi”.

Lei propone di fare le iscrizioni via web. Il voto (almeno consultivo) in rete non diventa a quel punto un passo (in avanti) “obbligato”?

“Ora iniziamo con il tesseramento online per garantire la reale iscrizione al Partito e la libertà di scelta nell’individuazione del dirigente cui affidare la leadership territoriale. Purtroppo il costo irrisorio della tessera non risolve il problema dei “signori delle tessere”, anzi ne accresce il potere. Il problema è nella scelta del sistema che meglio possa garantire il principio “una testa un voto”. Il mio obiettivo è quello di evitare che vincano i ricchi a discapito dei talentuosi e dei meritevoli. Per questo non comprendo la reazione di chi invoca il partito reale rispetto a quello virtuale. Chi si tessera online fornendo i propri dati, il proprio codice fiscale e pagando con la carta o la postepay non è degno del PdL o magari è un fantasma? La vita nelle sezioni e nei collegi resterebbe la stessa, con partecipazione fisica e nelle forme tradizionali, cambierebbe solo il mezzo per iscriversi ed acquisire elettorato attivo e passivo. Ovviamente immagino per gli over 65 la possibilità di iscriversi presso le sedi locali e provinciali e per i giovani fino a trent’anni che non abbiano un lavoro la tessera gratuita”.

La base del Pd, e le frange più moderne e “americane” del popolo-PdL sognano tutto questo da tempo. I referendum hanno quantificato il peso della rete eppure le attuali gerarchie – lontane da internet per ragioni di età - continuano a resistere al cambiamento. Forse (?) (proprio) perché temono la democrazia, che ridurrebbe il loro potere (di alcuni) autoreferenziale. Lei che prime reazioni ha avuto alla proposta?

“Se è vero ciò che lei dice la base del Pd non è ascoltata dal livello centrale poiché nel Partito Democratico non è concessa l’iscrizione via internet e le regole delle primarie non rispecchiano il modello americano. La rete non può essere appannaggio solo di Grillo o di altri esponenti della sinistra. Dunque, dobbiamo saper cogliere la sfida della modernità e interrogarci sui sistemi migliori per la partecipazione attiva e passiva alla vita del Partito. Il governo sta lavorando per informatizzare la pubblica amministrazione, viviamo in un Paese nel quale ormai le domande di concorso, i curriculum e le richieste di accesso al mondo del lavoro si inoltrano via internet ed i politici sono diventati così ciechi da restare indietro nell’organizzazione dei partiti anche attraverso la rete? Come si fa a dimenticare che l’ultimo referendum ha ottenuto il quorum soprattutto per il tam-tam della rete? Ho avuto molti feedback positivi da colleghi giovani, tanti i commenti su Facebook e svariate proposte per favorire l’iscrizione dei giovani che non lavorano o degli anziani che non utilizzano la rete. Ho solo provato ad avviare un dibattito nel rispetto delle posizioni altrui, ma con l’obiettivo di costruire in collegialità un partito del popolo nel quale l’adesione sia più libera possibile”.

Ma c’è anche chi, nell’attuale nomenklatura della nostra politica, vorrebbe mettere il bavaglio al web. Domani l’Authority per le comunicazioni potrebbe votare un provvedimento capace di attribuirle il potere di chiudere siti per via amministrativa, in caso di (sospetta) violazione del copyright. Si sente di rivolgere loro un appello affinché recedano?

“E’ impossibile mettere il bavaglio alla rete, è come fermare il vento con le mani. Internet è uno strumento di democrazia, forse il più rivoluzionario della storia. L’Authority deve solo garantire la riconoscibilità di coloro che scrivono sul web, in modo da evitare che anonimi codardi utilizzino questo strumento solo per offendere o truffare il prossimo”.

Matteo Patrone

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