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Il futuro dell’Italia. L’insostenibile legame tra tasse/motori D’Alessio

luglio 4, 2011 di Redazione 

Meno auto private in circolazione (e meno incidenti) significa miglior qualità della vita per un tempo più lungo (a tutti i livelli). Ma uno stato che guadagna sul bollo di circolazione (due volte, contando le addizionali locali), sul consumo di carburanti, sulle multe e le assicurazioni è, piuttosto, motivato ad incentivare il contrario. Costruire il nostro futuro (sostenibile) vuol dire dunque anche ristrutturare il sistema fiscale e slegarlo dalla motorizzazione privata. Ecco come e perché. di EMILIO D’ALESSIO

Nella foto, il ministro dell’Economia alle prese con il rapporto tra bilancio&circolazione stradale

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di EMILIO D’ALESSIO

La decisione di molte province di aumentare l’addizionale RC auto per fare fronte ai minori trasferimenti statali ha fatto molto discutere. E mentre le polemiche erano ancora vivaci ecco arrivare la manovra del governo che comprendeva una tassa sulle auto potenti e l’aumento dell’accisa sui carburanti per “fare fronte all’emergenza immigrati”.

La motorizzazione privata è sempre più centrale nella fiscalità italiana. Lasciamo da parte il gettito che deriva dall’acquisto dei mezzi e occupiamoci solo dei tributi di gestione. Lo stato incassa attraverso il bollo di circolazione e le tasse e accise sui carburanti. Le regioni fanno conto sull’addizionale del bollo e sulla possibilità di applicare una addizionale anche ai carburanti. Le province hanno l’addizionale sulle assicurazioni e i comuni mettono a bilancio milioni di Euro di contravvenzioni, oltre ai proventi dei permessi di transito e sosta e dei parcheggi pubblici.

Tutti concordano sulla necessità di intervenire drasticamente sulla mobilità privata, uno dei settori in cui l’Italia è più indietro in Europa. Per farlo occorre disincentivare l’uso dell’auto privata, sia per limitare le emissioni di CO2 che per ridurre la congestione di strade e città. I mezzi devono comunque essere più efficienti, quindi avere motori piccoli che consumino il meno possibile. I guidatori vanno educati e sensibilizzati per aumentare la sicurezza e ridurre gli incidenti e le violazioni al codice della strada.

Belle parole. Ma automobili più piccole significa bolli e assicurazioni meno care, quindi entrate ridotte per stato, regioni e province. Se consumano meno, o magari non consumano nulla come i mezzi elettrici, le casse dello stato si svuotano. Se gli automobilisti non parcheggiano le auto in divieto di sosta e sono ligi al codice addio soldi delle multe per i comuni. E se si riduce il tasso di incidenti le assicurazioni restano alle classi di eccellenza, le tariffe non crescono e i bilanci delle province soffrono.

In realtà il bilancio dello stato e degli enti locali ha bisogno di veicoli potenti, con motori sovradimensionati ed energivori, e di guidatori sbadati e indisciplinati che ogni tanto tamponano qualcuno e beccano una multa. Non parliamo poi di ridurre il numero dei mezzi in circolazione, sarebbe la fine.

Il giorno che l’Italia riuscisse davvero a cambiare la mobilità nazionale tutto il sistema fiscale del paese dovrebbe essere ripensato. Perché non cominciare a farlo da subito?

EMILIO D’ALESSIO

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