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La previsione. Non sarà Alfano l’erede di Berlusconi di L. Crespi

luglio 4, 2011 di Redazione 

Il compitino (appena appena emo- zionato) con il quale il segretario e- letto-ma-nominato si è presen- tato alla platea del Pdl non deve indurre ad una (erronea) sottovalutazione dell’ex ministro della Giustizia ma rivela contemporaneamente tutti i limiti del delfino scelto (?) dal Cavaliere. Alfano saprà svolgere con grande “professionalità” il ruolo che gli è stato affidato, come ha fatto (sia pure in una chiave autoreferenziale quando non privatistica, per Berlusconi) nelle vesti di Guardasigilli, ma la politica non deve e non può essere (interpretata come fosse) una professione: e la mancanza della capacità di “vasti pensieri” e di suscitare (negli altri) un’emozione dell’ex coordinatore siciliano di Forza Italia rappresenteranno la pietra che rallenterà – e farà perdere – la corsa di Angelino alla successione del leader dopo il suo addio. di LUIGI CRESPI

Nella foto, il primo segretario del Popolo della Libertà, Angelino Alfano: scettico e deluso

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di LUIGI CRESPI

Il discorso di Angelino Alfano con il quale si è insediato alla segreteria del Pdl ha generato consensi, in alcuni casi il silenzio come per Claudio Scajola, in altri elogi entusiastici.

Quaranta minuti di discorso con una postura da quasi leader senza sbavature ma senza entusiasmo, Alfano si è dimostrato un quarantenne con un linguaggio e un approccio da consumato e noioso uomo politico del secolo scorso.

Chiunque sottovalutasse Angelino farebbe un errore che potrebbe essere fatale: Alfano è freddo, cinico, capace di trovare la misura che non lo mette mai fuori tempo sempre nel modo che serve a lui. Ma la capacità di generare fiducia, di alimentare entusiasmo sono cose che non stanno nel suo arsenale e che nessun spin doctor potrà insegnargli.

La nomina di Alfano ha ricompattato intorno a Berlusconi il Pdl poco prima che implodesse, e ha saputo generare consenso tra gli apparati, tra le componenti e le varie correnti sistemando i malpancisti e rimandando la resa dei conti.

Ma da tutto ciò il centrodestra non ha guadagnato un solo voto, non ha convinto un solo indeciso, non ha rincuorato nessun deluso e se per questa funzione il neo-segretario pensa di contare su quello che resta di Silvio Berlusconi, allora stanno freschi.

Angelino ha tempo, può permettersi di stare fermo un giro, sarà proprio lui a seppellire Silvio Berlusconi e toccherà sempre a lui decantare l’appassionato discorso d’addio.

Ma non sarà Alfano l’erede del patrimonio elettorale del Cavaliere.

LUIGI CRESPI

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