Top

Manovra salva-Italia, governo “coniglio” Rinvia scelte dure a prossimo esecutivo Abbozza sviluppo ma senza poi coraggio Scarica peso sugli enti locali (i cittadini!) Il governo che ha a cuore solo se stesso E noi siam daccapo: così non ci salviamo

luglio 1, 2011 di Redazione 

Le misure “positive”: forfait del 5% per i giovani imprenditori (sotto i 35 anni); un inizio di riforma del collocamento che prelude ad una ristrutturazione del mercato del lavoro (e del sistema-Italia nel suo complesso). Ma questo esecutivo si ferma a questo abbozzo. Che varrà peraltro solo a partire dalla prossima legislatura. Come tutti gli interventi impopolari: aumento per tutti dell’età di pensionamento, stop agli aumenti delle pensioni più alte (ma, come scrive Mario Adinolfi su Fb, sarebbe (stato) giusto cominciare a parlare anche di una possibile revisione dei loro valori assoluti), riduzione dei costi della politica: parificazione degli stipendi dei parlamentari alla media europea, auto blu non cancellate (come chiedeva, tra il resto, il giornale della politica italiana) ma semplicemente quelle che ci sono, una volta non più utilizzabili, non verranno sostituite (ma intanto continueranno a farci buttare milioni di euro!). Come dice Casini, “una manovra stupida. E sleale”. Ovvero: anche il governo capisce (più o meno) ciò che è necessario fare, ma non fino in fondo, e comunque, pensa, che lo faccia qualcun altro. Solo che la manovra si rendeva necessaria per mettere in sicurezza l’Italia, riducendo i costi e avviando lo sviluppo: concentrando il peso della riduzione su Comuni e Regioni, ovvero su tutti noi (invece di concepire un piano equo e complessivo di tagli agli sprechi e di riduzione dei costi, e subito), la coperta resta corta: ci sarà un po’ di risparmio, ma il Paese non reagirà (se non si deprimerà); e nel medio (e poi lungo) periodo ci ritroveremo daccapo. Posto che, in attesa di vedere entrare in vigore i (pochi! E vacui) provvedimenti utili, i mercati, come fa notare di nuovo il leader Udc, non decidano ugualmente di metterci sotto attacco capendo la mancanza di coraggio di questa manovra, e di questo governo. Provvedimento (?) per provvedi- mento la manovra Tremonti (e la legge delega sul fisco), all’interno, per la firma di Ginevra Baffigo.

Nella foto, Silvio consola Tremonti. Ma in realtà al ministro non frega niente (di tutti noi)

-

di Ginevra BAFFIGO

Il governo vara la manovra Tremonti e dà il via libera anche alla legge delega per la riforma fiscale.

Quattro ore per approvare il faldone da 47 miliardi per gli anni 2012-2014, che ora proseguirà per Palazzo Madama, e di lì a Montecitorio (dove si prevede l’inizio della lettura tra il 25 ed il 30 luglio).

Tre faldoni, per i quali da subito si invoca la fiducia e si invitano le opposizioni alla collaborazione.

1,5 miliardi per l’anno corrente, 5,5 miliardi per il 2012 e tutto il resto verrà spalmato nel biennio 2013-14.

-

LE MISURE DELLA MANOVRA.

Sviluppo. Forfait fiscale al 5% complessivo riservato agli imprenditori under 35 e ai lavoratori cassa integrati. Previsti interventi per il mercato del lavoro: sarà confermato anche per il 2012 un bonus produttività che, sentite le parti sociali, servirà al sostegno fiscale della contrattazione. Prevista anche una liberalizzazione del collocamento.

Costi della politica. Non si parla di taglio ai vitalizi, ma il finanziamento pubblico ai partiti verrà decurtato di un altro 10%.

Si istituirà l’election day: ossia l’accorpamento delle elezioni nazionali e amministrative (esclusion fatta per i referendum, che per Costituzione devono essere autonomi).

Sullo spinoso tema degli «aerei blu» si conclude che i soli a poterne usufruire saranno il capo dello Stato, i presidenti della Camera, del Senato, del Consiglio e il presidente della Corte Costituzionale, mentre gli altri ministri potranno farne uso solo per viaggi istituzionali all’estero.

Per quanto riguarda le auto blu, verranno usate e rottamate quelle che ci sono ora. In futuro ne avranno diritto solo i presidenti, ma non quello della Corte Costituzionale e comunque non si potranno usare quelle superiore a 1.600 di cilindrata, fatte salve le esigenze di sicurezza.

Sforbiciata anche al «costo dei parlamentari e delle cariche pubbliche»: gli stipendi saranno parificati a quelli europei.

Tutto nero su bianco. Ma dalla prossima legislatura…

Pensioni. La bozza finale della manovra contiene un innalzamento dell’età di pensionamento per tutti i dipendenti pubblici a partire dal 2014 (un anno prima del previsto) di tre mesi ogni tre anni.

Per le donne si è scelta la strada più “soft”: per le dipendenti del settore privato l’età di pensionamento crescerà di uno-due mesi l’anno dal 2020 al 2032.

Per le pensioni, nessuna rivalutazione se superano cinque volte il minimo, rivalutazione al 45 per cento se superano il minimo di tre volte.

Blocco del turn over per i dipendenti pubblici, per i quali è previsto il congelamento degli stipendi nel 2014 e ci sarà un giro di vite sulle visite fiscali: sarà infatti previsto il controllo immediato se l’assenza per malattia si verifica nelle giornate precedenti o successive a quelle festive.

Sanità. Dal prossimo anno torneranno i ticket su diagnostica e specialistica (10 euro) e sui codici bianchi del pronto soccorso (25 euro).

Altre misure. Non c’è più la tassa sui Suv.

Il superbollo varrà però sulle auto di grande cilindrata, oltre 225 kw. Nel corso della campagna elettorale, ricorda il presidente del Consiglio in conferenza stampa, «si era detto: “Una delle imposte da eliminare è il bollo auto”, non è che è aumentato, ma per le grandi auto, quelle con cilindrata molto elevata, ci sembrava logico, visto che il possesso testimonia una grande capacità di spesa».

La nuova tassa colpirà dunque solo auto davvero potenti, come le Bentley, le Maserati, le Aston Martin, le Corvette e, ovviamente, le Ferrari. Rimangono penalizzati anche i Suv più potenti, alcune versioni della nuova jeep Grande Cherokee, le Range Rover.

Scatta infine la spending review: il processo, destinato ad intervenire chirurgicamente sulla spesa, che partirà dal 2012 e non avrà più il paracadute dei tagli lineari (eliminati dall’ultima versione del testo). In tutto si parla di risparmi di 5-6 miliardi. Dai tagli sono esclusi il fondo per il finanziamento ordinario delle università, le risorse destinate alla ricerca e all’istruzione scolastica. E nessun taglio verrà fatto allo spettacolo né alle istituzioni culturali. Anzi, si preannuncia la possibilità di destinare il 5 X mille alla cultura.

Critiche. Nel mirino della manovra da 47 miliardi finiscono Regioni ed enti locali. Che alzano la voce. Per il presidente della conferenza delle Regioni, Vasco Errani, la manovra «fa scelte gravi che possono porre a rischio servizi pubblici fondamentali in settori come il trasporto pubblico locale e la sanità». Anche l’Anci fa sapere che nel caso in cui «corrispondesse al vero il taglio del fondo di riequilibrio, aggiuntivo rispetto a quello prodotto con la manovra del 2010, si decreterebbe, di fatto, la chiusura dei servizi comunali e il federalismo arriverebbe al capolinea». In totale i tagli che subiranno ammontano a 9,3 miliardi.

-

RIFORMA FISCALE. Nel Consiglio dei ministri, come da programma, è entrato anche il fisco. Non aumenta l’Iva, ma vi è prevista la revisione graduale delle attuali aliquote, tenendo conto degli effetti inflazionistici prodotti da un aumento. Nella bozza del ddl delega per la riforma fiscale sono poi indicate le tre aliquote Irpef, del 20, 30 e 40 per cento, che saranno finanziate, tra le altre voci, anche attraverso l’eliminazione di alcune agevolazioni fiscali (le 470 forme di erosione che si sono accumulate negli anni).

Sempre scorrendo la bozza sembra delinearsi l’abolizione dell´Irap: si parla infatti di un azzeramento graduale “con prioritaria esclusione dalla base imponibile del costo del lavoro”.

Ovviamente questa non è che una legge delega. La riforma vera e propria si scriverà nel corso dei prossimi tre anni. Ma c´è delusione per chi si aspettava, nell’immediato, un aiuto alle famiglie, magari con un bonus figli o con il quoziente. Per ora, nulla.

E mentre si vogliono portare le rendite al 20% (fatta eccezione per i titoli di Stato), sette tasse diventeranno una sola: si tratta di quelle di registro; ipotecarie e catastali; di bollo; sulle concessioni governative; sui contratti di borsa; sulle assicurazioni; sugli intrattenimenti.

Ginevra Baffigo

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom