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***STRAGE IN SIRIA***
I CARRI ARMATI IRROMPONO AD HAMA. FRATTINI:«UN ORRIBILE ATTO DI REPRESSIONE. CESSINO LE VIOLENZE». MA ORA SI PASSI ALL’AZIONE: IL GOVERNO INTERVENGA

luglio 31, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

A 29 anni dal massacro che costò la vita a 20 mila civili, la storia si ripete nella città di Hama. Siamo in Siria: le vittime negli ultimi tre mesi sono state più di 1.400, ben oltre i 10.000 i “dissidenti” arrestati –ai quali, per altro, non verrà garantito un processo equo– oltre i 10 mila i profughi in fuga dalla violenta repressione del Raìs. Ed il nostro governo temporeggia, perdendo ogni credibilità nelle vicende del Mediterraneo. L’appello al governo parte dall’Aula. E lo si grida dalle fila del centrosinistra come  da quelle del centrodestra. Solo oggi, al crescere di ora in ora del novero delle vittime, arriva una prima dichiarazione della Farnesina: «Basta violenza». E’ tutto quel che riesce a dire il ministro Frattini. Andrea Sarubbi riporta qui sulle colonne della politica italiana la mozione bipartisan che invita il governo all’azione. Sentiamo. Read more

PRENDE SLANCIO IL REFERENDUM ELETTORALE di GAD LERNER

luglio 31, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La riforma elettorale sa da fare. Lo vogliono i dirigenti responsabili dei più grandi partiti italiani. Lo vogliono leaders che ottenrrebbero maggiori vantaggi dal proporzionale, come l’Idv e Sel. Lo vogliono gli italiani. La tensione è forte e spinge verso il bipolarismo e verso un ritrovato, e rinnovato, legame della politica con il territorio, e quindi con i cittadini.  Si vuole andare oltre il “porcellum”, colpevole di dare troppo peso ai capipartito. Ed un ritorno al “Mattarellum”, per quanto non può dirsi una soluzione definitiva, potrebbe aprire le porte ad una riforma sistemica del nostro farraginoso sistema elettorale. Dalle file delle opposizione parte dunque l’iniziativa, che intende coinvolgere nel processo decisionale gli elettori: rende slancio il referendum abrogativo della legge Calderoli. Ce ne parla il nostro Gad Lerner. Read more

TREMONTI VITTIMA DI SPIONAGGIO (?): «in caserma non mi sentivo più tranquillo». E dalla procura di Roma partono le indagini

luglio 30, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’autodifesa del titolare dell’Economia innesca un effetto domino. La procura di Roma intende aprire un fascicolo processuale sulle affermazioni del ministro, nelle quali dichiarava di sentirsi «spiato, pedinato, controllato». Tremonti vittima di spionaggio? Su questo interrogativo gli inquirenti inizieranno a lavorare dall’inizio della prossima settimana. Nel frattempo però il dibattito politico non si fa attendere. Continuano i cori di protesta di coloro che vorrebbero un po’ più di senso delle istituzioni anche qui nel Bel Paese. Andrea Sarubbi, ricordando alcuni esempi svedesi, analoghi per quanto assai meno gravi, ne descrive le conseguenze. Ed in un sillogismo che parte dalla Scandinavia sembra pretendere molto di più dell’autodifesa del titolare di Via XX settembre. Sentiamo. Read more

***Quarto potere*** Delitto e Castigo: Tv e giornali in cerca di un nuovo equilibrio di FRANCO MONTORRO

luglio 30, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Nemesi: figlia di Oceano e Notte, titolare della giustizia divina, sembra aver ripristinato nuovi equilibri nel mondo dell’informazione. Ed in questo caso, per “informazione”, intendiamo l’istituzione, perché i titolari, i quadri (per dirla in termini politici), da tempo si sono “burocratizzati” in deroga alla ricerca delle verità, che nel mondo contemporaneo, ed in particolare in quello della nostra politica, è sempre più difficile da rintracciare. Non solo. Internet e, quindi i giornali online come il nostro e vostro giornale della politica italiana, conquistano un regno dove antiche dinastie hanno da tempo capitolato. Una vera e propria presa della Bastiglia che corrisponde all’instaurarsi di un nuovo regime democratico, dove la caccia alle notizie –quelle vere– risponde solo al principio della libera Informazione. Franco Montorro ci porta dunque a svelare le azioni di “Nemesi”, concretizzate nelle nuove direttrici che vanno dai giornali ai telegiornali, sempre meno politici, sempre meno rilevanti, e non più dalle redazioni televisive a quelle della carta stampata. Che c’entri la scalata di certi businessman ai vertici del quarto potere? di FRANCO MONTORRO. Read more

***Inchiesta P4***
Tremonti si deve dimettere di MASSIMO DONADI

luglio 29, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’autodifesa del titolare dell’Economia sortisce un effetto contrario a quello desiderato. La temperatura dell’arena politica piuttosto che scemare, aumenta. E di molto. Ora l’intreccio della storia che coinvolge Giulio Tremonti sembra assumere i tratti di una spystory, di cui il ministro più che vittima diventa complice. «L’unica scusante – sembra ammettere Tremonti- è che ho lavorato un sacco”. Ma questo non basta. Come non può bastare neppure il suo riconoscere di aver fatto «una stupidata. E di questo mi rammarico e mi assumo tutte le responsabilità. Ma in quella casa non ci sono andato per banale leggerezza. Il fatto è che prima ero in caserma ma non mi sentivo più tranquillo. Nel mio lavoro ero spiato, controllato, pedinato. Per questo ho accettato l’offerta di Milanese…». Spiato. Controllato. Pedinato. Il ministro più potente del Paese (?) costretto a trovar rifugio in casa del suo ex collaboratore? Qualcosa non quadra. E ci penserà la magistratura a trovare i pezzi mancanti del puzzle. Intanto però è nostro dovere segnalare il dubbio, la sottile linea d’ombra che si allunga in forme inquietanti sul dicastero di via XX Settembre. E mentre il caos confonde i confini del vero e del verosimile, parte la controffensiva delle opposizioni, che chiedono ai pm di procedere ed al ministro di dimettersi. Massimo Donadi lo fa qui sulle colonne del giornale della politica italiana in modo secco e chiaro. Sentiamo. Read more

L’Italia sta vacillando sull’orlo del baratro E ci pensa il Pdl: “Sì al ‘processo lungo’!” E il Pd(?): ‘Class action(?) salva-Bersani!’ Siamo in balia delle onde senza guida (?) il Politico.it, intanto, (ri)costruisce futuro Nostre parole-chiave sulla bocca di tutti Quando farete sul serio, batteteci colpo

luglio 29, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Renzi: “Dobbiamo educarci alla Bellezza”. Civati: “Servono scelte insieme alte e concrete”. Calza: “Costruiamo questo Continente, come parte del governo del mondo”. Mesi fa Bindi: “Il Pd è il partito dell’Italia: sta a noi caricarci sulle spalle questo Paese”. L’unico “pensiero forte” della politica italiana, oggi, è quello de il Politico.it. L’unico progetto per salvare e rifare grande l’Italia, oggi, è il nostro. Qualcuno potrebbe dire che il Politico.it ha una marcia in più. Ma se così fosse, la ragione sarebbe da ricercare nel suo disinteresse, per cui ogni atto, ogni espressione, ogni scelta è funzionale a contribuire a costruire il futuro del Paese (e del mondo), e non ad affermare personalismi. Al punto che, da un po’ di tempo, gli ”editoriali” – quelli che contano – de il Politico.it non sono più firmati. quando il resto della nostra politica è fatto di nomi -e basta. Avrete notato, nondimeno, che a “passare” sono i messaggi di fondo, le parole-chiave appunto. (Il resto del)la “ciccia” (anche quella lo è!) viene sostanzialmente trascurata. Non – naturalmente – perché sia meno consistente dei suoi simboli - le due cose vanno insieme, non esistono “comunicazione politica” e “politica” separate per noi, perché la Politica o è dedita a costruire il futuro dell’Italia e concepisce un’idea, e quindi sa pure come comunicarla (la comunicazione altro non è che l’espressione del Pensiero; quando difetta la comunicazione, è semplicemente perché difetta il Pensiero), oppure non è; e la comunicazione (politica), da sola, non serve (o non basta). Viene trascurata, invece, proprio per la stessa ragione per cui qui leggete contenuti, contenuti contenuti, e altrove solo nomi: perché in questo Paese si fa (ancora) fatica a (far) entrare nel merito di una proposta (vera). A questo “teatrino” inconcludente ci hanno abituato prima le svolte “retrosceniste” e personalistiche/ nominalistiche dei quotidiani – il giornalismo, lo abbiamo scritto più volte, è co-responsabile del nostro attuale decadimento – e poi perché la politica, così come la si concepisce diffusamente, oggi è appunto questo: teatrino. E tutti hanno voglia di far la parte del gallo; pochi di mettersi seriamente a lavorare. Duro. A costo di non apparire. Per compiere il lavoro. e dunque non ha nessuna importanza “cosa” si propone, ma “chi”. il Politico.it non ha padroni/ padrini, e non perde tempo (per il bene comune) a fare ”rete” (un modo ipocrita di definire le correnti oggi): così i messaggi passano, ma nessuno “passa” all””azione” o – almeno – ha l’umiltà di ascoltare. L’Italia oggi non ha (più) bisogno di “quattro o cinque riforme”, ma di un completo ribaltamento di piano. Quando qualcuno si deciderà a fare sul serio – possibilmente prima che affondiamo… - troverà la nostra porta (virtuale) aperta. E noi pronti ad accoglierlo. Read more

MA TREMONTI E’ DAVVERO COSI’ INTELLIGENTE?

luglio 29, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’inchiesta P4 fa tremare via XX Settembre ed il suo titolare, che stamani si sente costretto ad una seconda autodifesa: «Io prima di fare il ministro dichiaravo al fisco 5 milioni, 10 miliardi di vecchie lire all’anno. Devo dire che do in beneficenza più di quanto prendo come parlamentare. Non ho bisogno di avere illeciti favori, di fregare i soldi agli italiani. Non ho casa a Roma non me ne frega niente, non faccio vita di salotti». Ed ancora: «Forse avrei dovuto essere più attento, ma se devi lavorare in quento modo… Gestire il terzo debito ti impegna abbastanza. Ma se ci sono stati illeciti la magistratura procederà. Se ci sono stati appalti commissariamo tutto, abbiamo già commissariato una società e lo rifaremo se serve». Delle scuse vere e proprie però non arrivano: «Scusarsi? Per uno come me è una cosa…». La voce del ministro si interrompe, facendo alludere ad un gesto che difficilmente riuscirà a compiere. E c’è chi non ci sta. C’è chi non crede alla buona fede del ministro, alla sua candida innnocenza nel collaborare con Marco Milanese. E lo dice chiaramente, qui, sulle colonne del giornale della politica italiana. La parola a Gad Lerner. Read more

***L’intervento***
Il tempo scorre e le capre pazze del Pdl giocano al rinvio di MASSIMO DONADI

luglio 28, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Miopia ed irresponsabilità: queste le accuse che, dalle file dell’Italia dei Valori, Massimo Donadi rivolge al governo. L’Esecutivo sta giocando al rinvio. Diluisce i tempi in attesa che giunga il mese in cui è “lecito” disinteressarsi della politica e del Paese. Neanche a fronte della nota congiunta per il patto per la crescita la situazione si sblocca. E non viene proposta neppure una tabella di marcia che assicuri l’effettivo procedere ad ottobre. Solo l’annuncio –vuoto(?)– dell’onorevole Cicchitto che invita a discuterne con calma. L’indignazione, nonché le preoccupazioni, ci sembrano essere più che legittime, soprattutto in considerazione dell’evolversi delle inchieste che agitano i palazzi romani, non per ultimo quello di via XX settembre. Il capogruppo dell’Idv sottolinea così in questo intervento le dinamiche di un gioco senza senso, nel quale però la posta è il futuro dell’Italia. Sentiamo. Read more

***Casi Penati, Tedesco, Pronzato***
Bersani alza la voce ma non convince di GAD LERNER

luglio 28, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Continua il dibattito interno al Partito Democratico. Aumentano le fila di chi vorrebbe da parte della leadership più chiarezza, una presa di posizione meno indulgente e più severa. E’ ancora a Bersani che si rivolgono gli appelli ad un partito diverso, ieri si chiedeva una Direzione, oggi si insiste sulla gravità delle inchieste che coinvolgono personaggi del calibro di Penati, Tedesco e Pronzato. Il giornale della politica italiana segue da molto vicino ciò che sta stravolgendo il partito di via Sant’Andrea delle Fratte ed attende una risposta, stavolta “vera” e definitiva, da parte del Segretario. Intanto il nostro Gad Lerner invita tutti i Democratici a «non negare l’evidenza», a cominciare dal numero uno del PD. Sentiamo. Read more

Der Spiegel “Ciao Bella” ovvero l’arte dei tedeschi di spalare merda su un paese (l’Italia) di FABRIZIO ULIVIERI

luglio 28, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Le inchieste giudiziarie stravolgono i palazzi della politica italiana. Le contrapposizioni si sommano e si rinnovano, non più centrodestra vs centrosinistra, troppo prese dal difendere i propri esponenti indagati, ma anche la Lega contro il Colle e, per estensione, la Costituzione. La legislatura arriverà alla sua morte naturale (?) senza elezioni anticipate. Ce ne rallegriamo. Ma che la politica italiana, e l’Italia tutta, sia in crisi, non è cosa facile da occultare. Sarebbe come voler nascondere il Sole con un dito. E infatti, dalla Germania si grida “il re è nudo!”. Berlusconi conquista così una nuova copertina del “Der Spiegel”, dove la situazione italiana viene descritta con la malcelata acredine che dalla mitteleuropa si rivolge al Bel Paese. Il nostro Fabrizio Ulivieri in questa attenta riflessione esamina come questo atteggiamento, ingiustificato, non sia nuovo sulle colonne tedesche, che in modo più o meno consapevole fanno echeggiare un meno tetro “Deutschland über alles”. Di Fabrizio Ulivieri.

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***Riflessioni sul PD***
La Distanza di sicurezza

luglio 27, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Le reazioni all’interno del PD si fanno vieppiù intense. Il segretario Democratico che in queste ore ha infine rotto il silenzio sui casi Penati, Tedesco e Pronzato, ottiene una repentina e sagace risposta di Marco Travaglio, che dalle colonne del Fatto invita Bersani a far chiarezza sugli spinosi punti che emergono dalle inchieste. Il giornale della politica italiana vi propone dunque una riflessione dal di dentro, da chi vive dalle file del partito il susseguirsi di queste ore complicate. C’è chi lotta per una politica diversa, per un partito “diverso”. E lo fa da dentro il palazzo.

E’ ancora Andrea Sarubbi a parlare e lo fa esponendo una posizione da molti condivisa. E nel riflettere sul partito che abbiamo, con lo sguardo sempre volto al partito che sarà, ricorda le parole di chi ha scritto importanti pagine della nostra storia politica. Sentiamo. Read more

***Casi Penati, Tedesco, Pronzato***
PD: subito una Direzione sulla malapolitica di Gad Lerner

luglio 27, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Estate di fuoco per il Partito Demoratico. Le inchieste che vedono coinvolti gli esponenti Democratici Penati, Tedesco e Pronzato fanno vacillare la leadership di Sant’Andrea delle Fratte. Ed ora gli sguardi della politica italiana sono tutti puntati sul Segratario, che prova a serrare i ranghi denunciando «la macchina del fango» a suon di querele. Simmetrie perfette di una politica polarizzata. Mentre la base del partito, e dei partiti, dispera. Il nostro Gad Lerner invoca una Direzione al più presto per salvare il salvabile. Ma è evidente che ripone in Bersani ben poche speranze. E con lui molti altri nel PD. Sentiamo. Read more

***Il commento*** IL RICHIAMO DELLA FORESTA di Andrea Sarubbi

luglio 27, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La legge contro l’omofobia si arena alla Camera. Martedì sera infatti i 293 sì fanno passare le pregiudiziali di costituzionalità, presentate da Udc, Pdl e Lega, sullo scomodo decreto. Non si fa troppo rumore, se ne parla sottovoce e nessuno sembra essere troppo sorpreso dall’esito della votazione. Con questo governo sarebbe mai potuta passare una simile legge? Si sarebbe mai potuta vincere in Italia una simile battaglia di civiltà? Evidentemente no. Non si è potuto. L’unica cosa che ci resta è lo spartiacque sempre più nitido della polarizzazione dell’arena politica italiana, e forse anche della società civile, che su una battaglia, che dovrebbe essere di tutti, tace. Intanto, le alleanze si ridisegnano sul fragile scacchiere nostrano e fra incoerenza e incompetenza, il nostro Andrea Sarubbi, ci racconta come la legge sull’omofobia sia «crollata al quarto round». Read more

Borghezio “tradisce” sua anima fascista (In)f(i)erisce (su)i sentimenti norvegesi Ma è (pur) vero, quelle idee sono diffuse Udc difende omofobia ‘senza vergogna’ La colpa di tutto questo? E’ della Politica Che non sa dire quale futuro ri-vogliamo E si “piega” al venticello della “cronaca” Invece è ora di tornare a scrivere Storia

luglio 26, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La povertà umana di Borghezio e il voto di ieri sulla legge contro l’omofobia si tengono. Il loro punto di contatto è l’abdicazione della Politica. Che (ora) non esiste (più). La povertà umana di Borghezio fa tutt’uno con la sua cultura politica fascista. Borghezio condanna la strage di Oslo. Ma propugna una ideologia che, portata alle estreme conseguenze – o meglio “finalmente”, di nuovo, realizzata – conduce a “risultati” come quello che abbiamo visto a metà secolo (scorso) in Germania o anche “solo” in Italia. E dunque in qualche modo non è in totale, radicale contraddizione con la via della “forza” (tutt’altro). (Anche) per questo, abbiamo la spiacevole sensazione di una condanna a metà, di una presa di distanza ”moderata” nei confronti di Breivik. E il “male” delle esternazioni di Borghezio sta proprio in questo: una non totale adesione al dolore del popolo norvegese, il che avrebbe comportato condannare l’assassino di Oslo senza se e senza ma, senza, soprattutto, perdersi in elucubrazioni al momen- to inopportune sulle idee. Al netto della disumanità, Borghezio parla però (a tuttotondo) un linguaggio di verità. Read more

Cari post (Pci/Dc), quanto siete “vecchi”? Foto: Renzi applaude a loro rottamazione

luglio 26, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Vecchi quanto chi governa, col suo sistema di potere, praticamente dal 1994, per sette anni e mezzo (su diciassette). E non ha fatto nulla (o quasi: l’inizio, timido, di liberalizzazioni di Bersani) di quanto serviva, e serve, al Paese. Vecchi quanto chi pensa che nell’era di internet e della democrazia (sempre più) diretta la Politica sia tessere la tela delle alleanze in Transatlantico, come ai bei tempi della Prima Repubblica (che nostalgia, per chi è cresciuto allora. O della Puglia di D’Alema segretario Pci, il vero modello – altro che Macerata! – che domina le scelte – ? – del Pd da quando Bersani è segretario). Vecchi quanto chi si “illude” che fare politica, oggi (!), significhi (ancora – ?) essere potenti e – soprattutto – “invisibili” (nella misura in cui “conviene”, naturalmente!) e irraggiungibili e potere (dovere!) così disporre a proprio piacimento delle realtà (istituzioni/ territori) governate (?) come fossero una proprietà (di partito). E finire, così, per essere lambiti dalla corruzione. Vecchi quanto chi pensa che “bisogna indicare la strada ai giovani”, quando capisce benissimo anche un bambino che i giovani – e l’Italia – hanno (piuttosto) bisogno che gli sia (loro) lasciata, la strada. Vecchi quanto chi crede che l’Italia sarà salvata – e rifatta grande - da un incontro ai massimi livelli (?) – naturalmente, segreto – con Corrado Passera e un altro di coloro-che-hanno-avuto-l’Italia-in-mano-in-questi-anni-in-cui-siamo-precipitati-sull’orlo-del-precipizio, di cui sfugge il nome (…). Vecchi come chi si tiene stretto al palo del potere, temendo che il “vento che cambia” lo spazzi via. Vecchi come chi candida ogni volta propri coetanei-e-simili – Morcone, Bortolussi, persino Emma Bonino – e ogni volta prende una tranvata che non gli insegna niente. Vecchi al punto da pensare di poter inscenare la tragedia (in senso letterario) di un senatore accusato di cose sporche, che “chiede” (?) ”nobilmente” (?) ai propri colleghi parlamentari di votare per il proprio arresto e per il voto palese, provando a far credere ritenesse ci fosse una benché minima possibilità che questo accadesse. Vecchi come chi lo fa spiegare a Latorre (quello, pelato [leggi: D'Alema], dei pizzini). Vecchi come chi, quando ne metti la foto ad accompagnare un pezzo (come gli altri), nessuno se lo fila (a prescindere dal pezzo) più (esattamente come il presidente del Consiglio. Che del resto ha “governato” - ? - gli altri 9 e mezzo). Vecchi al punto da non accorgersi che l’Italia vi sta voltando le spalle. Vecchi come un vecchio attore che non vuole lasciare la scena. Ma non capisce che, in platea, sono rimasti solo i suoi (vecchi) amici. E presto neppure più loro.

La “guida allegra” dei nostri fratelli greci Il rischio (ora) di attacco a debiti sovrani Pure humus politico della strage di Utoya I tentennamenti nella ripresa economica C’è 1 sola causa-risposta a tutto questo Nei giorni più “neri” dell’Europa dal 1945 è (adesso!) il momento dell’unità politica

luglio 25, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Al giornale della politica italiana ha colpito un aspetto, in particolare, dell’ideologia (o sarebbe meglio dire della psicologia) dell’autore delle atrocità di Oslo. Il continuo richiamo al proprio essere europeo. Immaginate un giovane che avesse avuto la stessa “sensibilità” (si fa veramente per dire) politica di Breivik non diciamo negli anni dei totalitarismi – ovviamente – quando chi avesse parlato di unità europea sarebbe stato scambiato per un pazzo o per un dispensatore di barzellette, ma anche solo venti, trenta anni più tardi. “Europa” non sarebbe (ovviamente) mai stato il punto di partenza. E in qualche caso (non troppo) estremo avremmo forse assistito a rigurgiti di nazionalismo anti-europeo, se non (da questo punto di vista) “peggio”. Non è (infatti) un “qualunque” cittadino europeo, quello che ha compiuto la strage norvegese, ma qualcuno (teoricamente) ”contrario” (appunto) agli stessi valori fondanti dell’Europa – che un tempo si decinavano nel rapporto, sempre più stretto, con i (rispettivi) ”vicini” europei. Ciò rappresenta (e lo diciamo in parte paradossalmente) il (primo) successo dell’Europa. E ci dice che ce la possiamo fare anche al di fuori dei nostri confini. A patto che il lavoro, meticoloso e paziente, di tessitura culturale non venga ora non tanto disperso – appare difficile, almeno nel breve periodo, “tornare indietro”, anche proprio per ciò che stiamo indicando – ma massimizzato-coronato. E’ naturalmente paradossale sostenere che il multiculturalismo sia la causa della uccisione dei 92 ragazzi norvegesi, e l’assassino di Oslo, come tutta l’ultradestra, avrebbe comunque trovato un “nemico” da perseguitare – o, come in questo caso, un amico non abbastanza “zelante” su cui “sfogarsi”, e perdonateci per la grevità dell’espressione – anche in un’Europa profondamente identitaria e monoliticamente cristiana; e tuttavia sarebbe politicamente poco lungimirante trascurare l’evidenza di un substrato politico, che riscontriamo nel senso di smarrimento, o di rabbia, di persone che, nel bene e nel male, si sentono cittadini europei e non trovano nelle istituzioni del vecchio continente una sintesi, un punto di riferimento, una guida a questo loro sentire (comune). Il punto non è (tanto) multiculturalismo sì, multiculturalismo no, ma di (ri)cominciare a discuterne (di identità europea); e chi dovrebbe/ potrebbe farlo ”più” efficacemente di quanto sia avenuto finora è, naturalmente, l’Europa unita - che però, appunto, non esiste (ancora). Se guardiamo alle fibrillazioni dei mercati, scopriamo che il punto di debolezza è lo stesso: un’Europa che non avesse tentennato tanto nel (/prima di, e non l’ha ancora fatto) compiere il passo conclusivo verso la propria unità (politica), avrebbe oggi tre volte la propria forza: una volta perché il disastro greco e in parte – anche se quest’ultimo ha una storia più lunga – quello italiano sarebbero stati contenuti, quando non evitati; una (seconda) volta perché l’Europa avrebbe risposto, e prima ancora sarebbe arrivata, alla crisi con un’economia (molto) più forte in quanto frutto dell’unione – o almeno, ancora, della ”convergenza” - della contaminazione e della programmazione (di lungo periodo!) unitaria delle sue attuali economie; e, infine, perché ci sarebbe arrivata con una consapevolezza, e una autorevolezza maggiore della propria identità, del proprio ruolo, della propria missione. Per non parlare della guida politica “unica”. Insomma, proprio di fronte alla morte (possibile), l’Europa capisce, come George Bailey ne La vita è meravigliosa, di essere indispensabile. Prima la facciamo, meglio è per tutti. Read more

E mentre tutti cazzeggiano Paese affonda Serve ora completo ribaltamento di piano Una economia rifondata sull’innovazione Formazione continua a ‘integrare’ lavoro Cultura ‘chiave’ del nostro Rinascimento Italia tornerà ad essere culla della civiltà

luglio 23, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’Economist: “E’ persino semplice salvare – e rifare grande – l’Italia. Il dramma è che questa classe politica non sembra averne la volontà. E (quindi) la capacità”. Lascia esterrefatti che, ora che il rischio-baratro per la nostra nazione è sotto gli occhi di tutti (si è manifestato con la concretezza dell’immediato rischio-default), il nostro dibattito pubblico continui come prima, completamente “assente”. Giornate intere dedicate a seguire la telenovela Papa&Tedesco, dando peraltro a due signori inquisiti – e ai loro guai – una dignità che non meriterebbero. Una politica che, quando non interviene – svogliatamente – per tappare qualche buco, cosa che ci manterrà in equilibrio per un altro po’, ma senza toglierci dall’orlo del burrone, invece di mettere in campo, da subito, la sua proposta per il futuro dell’Italia ciancia di – of course – Berlusconi, berlusconismo, coalizioni, centro, più o meno moderato, governi tecnici di larghe intese, legge elettorale; e meno male che Vendola ha smesso (almeno per ora) di ossessionarci con le sue ambizioni personali… Tutti elementi necessari, ma non sufficienti, e che non rappresentano il punto, ciò che serve oggi al nostro Paese. Al nostro Paese oggi serve avere le idee chiare su cosa si dovrà (dovrebbe, subito!) fare. Le conclusioni a cui (più o meno) siamo giunti tutti – tranne, ovviamente, la politica (…) - sono le seguenti. Read more

***(Non) sono tutti uguali (?)***
IL PD RITROVI LA PROPRIA DIVERSITA’
di ENRICO PROCOPIO

luglio 22, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’esistenza di una questione morale tra i Democratici equivale ad un padre di famiglia che cominci a bere: non si salva nessuno, a partire dai figli che perdono i propri punti di riferimento. Il Pd non è, e non è autorizzato a sentirsi, una forza tra le altre: sono (infatti) i “padri di famiglia” della nostra nazione. Gli eredi di Garibaldi e Mazzini sono chiamati, oggi come allora, prima a tirare fuori dalle secche e poi a rifare grande questo Paese. Lo può fare soltanto l’area di opinione e sensibilità (più) onesta e responsabile (dell’arco costituzionale). Purché non contraddica se stessa. E al momento lo sta facendo. Così come è difficile immaginare una classe dirigente che muove qualsiasi proprio ragionamento dalla premessa Berlusconi – perché ne è completamente intrisa, essendone figlia – scrivere la Storia. Questione morale e inadeguatezza sono due facce della stessa medaglia: la medaglia del mancato ricambio. Quando un gruppo di donne e di uomini resta al potere per vent’anni (e più) oltre a risultare, alla fine, fuori dal tempo finisce per perdere anche il senso dei limiti del proprio mandato (che ha già cessato da tempo di essere tale, sostituito da una sorta di assuefazione mediatica in mancanza – certo, anche – del coraggio di una offerta – interna – che si proponesse e facesse ciò che fosse necessario per sostituirli), e comincia ad ab-usare del proprio stesso potere (non necessariamente in forme illegali). La “diversità” Democratica è vitale per l’Italia, e il ricambio è necessario per ritrovare quella diversità. Ci parla del risvolto della necessità che il Pd faccia con più decisione ed efficacia la propria parte per la riduzione dei costi della politica, il nostro più giovane editorialista. di ENRICO PROCOPIO Read more

Non capiscono o fan finta di non capire “La reazione di queste ore è antipolitica” Ma voi non siete (mai stati) ‘LA Politica’ Così come Berlusconi non è (mai) ‘l’Italia’ La reazione di queste ore è contro di voi Che governate da 20-30 anni inutilmente E’ proprio la Politica che Italia ora rivuole Signori, in quest’era antipolitica siete voi Con una “risposta” del “nostro” Guzzanti

luglio 20, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il Maestro, Franco Battiato, aveva, come il giornale della politica italiana – che scrive da ormai oltre un anno di questa “nostra politica autoreferenziale di oggi”, diffondendo i primi semi della consapevolezza diffusa di adesso – anticipato la presa di coscienza che il Paese sta vivendo in queste ore circa l’inadeguatezza dell’attuale classe “dirigente” (?). “Non ci siamo capiti – canta Battiato in Inneres Auge – e perché dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti?”. Il punto, infatti, non è (tanto, o solo) i costi “spropositati” (in sé) della politica italiana odierna. Sì, vanno ridotti perché non possiamo più economicamente permetterceli, e, abbiamo scritto lunedì, vanno ridotti anche come unica (possibile, ma improbabile) alternativa al rinnovamento radicale della classe politica per ritrovare quella sobrietà che non è fine a se stessa, e nemmeno rappresenta la “brioche” da servire al popolo per farlo stare buono (oppure sì, proprio l’insulto dell’ostentazione della sicumera rispetto alla subordinazione della gente), bensì serve a tendere a ricreare le condizioni perché la nostra politica smetta di servire (a) se stessa, e si metta a fare ciò che serve al Paese. Ma il problema dei costi si pone (soprattutto) perché rappresentano una spesa eccessiva, INCONGRUA rispetto ad una offerta, quella dell’attuale classe politica – che non è LA Politica!, ma solo questo insieme – questo sistema – di donne e di uomini “politici” (?), i quali passano (passeranno) mentre la Politica, magari, ritorna – che è del tutto insoddisfacente rispetto alle esigenze della nazione. Per questo fanno un po’ tenerezza, ancora una volta, i tentativi di irretirci dei vari Bersani, Fassino (che, diciamocelo, avrebbe anche potuto evitare l’arringa autoreferenziale con cui ha salutato la Camera) - tutti drammaticamente Democratici: anzi, No, e lo (ri)scopriremo presto – che tentano l’ultima spiaggia di far passare la nostra reazione come antipolitica: antipolitico è ciò che pretende di sostituire la Politica – nel nostro caso, il governo democratico del Paese – con altre forme semplificate (e, comunque, meno democratiche) di “governo” (non “necessariamente” nell’interesse dell’Italia) della nostra comunità, o che comunque sostiene l’impossibilità della messa in pratica della stessa idea di politica; ciò che vuole invece oggi l’Italia è ESATTAMENTE L’OPPOSTO, è ritrovare il governo democratico sostituendo non la Politica – che non c’è – ma gli attuali occupanti, il cui tempo è scaduto e che, semmai, proprio loro sono forieri di antipolitica, direttamente - avendo annichilito la Politica nel (mancato) esercizio delle proprie funzioni – e indirettamente – perché se resistono all’attuale reazione DEMOCRATICA allora sì che nei fianchi del popolo possono nascere fenomeni antipolitici (o peggio), e magari anche pericolosi; e chissà che, almeno per qualcuno, non sia esattamente lo scopo, così da richiedere una saldezza che consentirebbe (potrebbe consentire) la perpetuazione della loro permanenza nel Palazzo – Diciamoglielo (tutti), facciamoglielo capire. E per essere ancora più credibili, e più liberi, il Politico.it lo fa offrendo contestualmente la propria tribuna a chi – in questo unico e specifico contesto – si trova dalla parte opposta del teatro, a sostenere tesi diverse. Contestualmente a questo stesso ennesimo richiamo alla ragionevolezza (e all’onestà e alla responsabilità) all’attuale classe dirigente. Il nostro Paolo Guzzanti ci spiega perché, dal proprio punto di vista, la reazione abbia invece i crismi della reazione (unicamente) emotiva, e come tale, ovviamente, vada trattata. All’interno. Read more

L’atto di ribellione del deputato Pd Bersani, non ne posso più S. Gozi

luglio 19, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Non ne posso più di questa classe dirigente vecchia e inconcludente, che dopo vent’anni di fallimenti sta ancora qui a dare lezioni. Non ne posso più di riforme sulla bocca di tutti e mai realizzate, non ne posso più di un rapporto ipocrita con i costi della politica: quello per cui, ad esempio, chi oggi si fa tronfio di parole d’ordine come “tagli” e “riduzione” pochi minuti prima si era intascato i rimborsi per i suoi assistenti parlamentari, facendoli assumere (e pagare) in vece sua da qualche ente pubblico. Sì, anche tra noi. Anche tra noi che dovremmo essere diversi. Avere l’onestà e la responsabilità di capire che è ora di finirla con la cooptazione dei giovani per mostrare di cambiare tutto per non cambiare niente, e farsi un altro giro di giostra. Caro segretario, è ora di (ri)cambiare: perché questa classe dirigente, figlia di Berlusconi, non può sopravvivere a Berlusconi stesso. [Continua all'interno] di SANDRO GOZI*
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L’ora di lasciare. Silvio, “arrenditi” L’Italia non ti vuole più di V. Falco

luglio 18, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Te lo dice uno che ha creduto in te e nella tua capacità di cambiare le cose. Ma oggi rappresenti non tanto l’(unica) causa di tutto questo, ma ciò che ne impedisce la soluzione. E’ anche per te, quindi, per non vederti sprofondare sotto le macerie del tuo stesso Palazzo, che ti dico: lascia. Prima che sia troppo tardi (per tutti). di VIRGILIO FALCO Read more

Fantapolitica (?). 25/7, il presidente venne deposto di Franco Laratta

luglio 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Paese in fiamme, come nel Cai- mano. Un Paese ridotto a nave che affonda (è proprio il caso di dir- lo) da una politica fine a se stessa, da ormai trent’anni. Un popolo che perso tutto si ribella. Il deputato del Pd ha il gusto (e l’abilità) del racconto e dell’”estremo”: attraverso una sorta di apologo (ma “reale”) ricostruisce i fatti di queste ore, il passo indietro della Casta sui tagli ai costi della politica, la reazione della nazione, e cerca di coglierne il senso (ammonendoci sui pericoli annessi) preconizzando (a sua volta) un possibile Finale. Sconsigliato a chi ha a cuore l’Italia. Ma, d’altra parte, ogni guarigione passa per il riconoscimento (anche doloroso) del male. di FRANCO LARATTA* Read more

Casta parlamentare ritira tagli a politica Lo stipendio, al massimo, se lo alzeranno “Prendetevela però con chi lo ha voluto” Ma l’Italia da oggi smette di ‘prendersela’ E ‘chiede’ che Pd rinunci ora a sua ‘fetta’ ‘Rifiuti’ parte di stipendio sopra la media O facciano (adesso) singoli parlamentari Vi spieghiamo perché non è demagogia

luglio 17, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’atto con cui questa classe “dirigente” (?), appena gli italiani si sono voltati un momento, ha “prontamente” ritirato i provvedimenti per la riduzione dei costi della politica toglie dal campo delle interpretazioni quello che oggi, con questa scelta, si fa palese: l’attuale classe politica italiana ha a cuore il proprio benessere e non il bene dell’Italia. Le due cose non vanno d’accordo. E ora (appunto) vi spieghiamo perché. Se il giornale della politica italiana, il giornale della proposta e non (certo) dell’invettiva, giornale comunque DELLA e nella politica e non certo antipolitico (?), considera rilevante, una domenica di luglio, col caldo torrido e le piogge moonsoniche che investono le nostre città e le nostre campagne, non lasciare cadere il discorso sul taglio delle spese per il mantenimento del governo del Paese, a cominciare dagli stipendi dei parlamentari (che sono ciò di cui i parlamentari stessi dispongono subito e completamente), il motivo è che da questo non dipende soltanto (argomento ipocrita) la capacità della politica di “dare l’esempio” e, comunque, di “accompagnare i nostri connazionali nei sacrifici” che stanno - sulla base di una scelta, obbligata, ma anche della COLPA di questa politica autoreferenziale degli ultimi trent’anni – per affrontare, ma la qualità stessa del governo dell’Italia. Perché questa classe “dirigente” (?) si è fin’oggi rivelata assolutamente incapace – perché non è quello che ha nella testa e nel cuore! – di (ri)dare (, dopo averglielo tolto LEI,) un domani alla nostra nazione, e l’andazzo non può continuare ad essere questo. I modi per modificare l’andazzo, cari uomini politici politicanti di oggi, sono solo due: ve ne andate, e lasciate democraticamente il posto ad una nuova nidiata di uomini politici (ai quali ribadiamo l’invito, che comunque è passato, di (ri))partire solo dalle proposte, avendo in mente il solo proposito di realizzarle!), oppure cominciate a fare qualcosa per l’Italia. Ma come può fare qualcosa per l’Italia qualcuno che, in quello stesso momento, sta nuovamente facendo qualcosa per sé? E’ un fatto di sanità pubblica e morale: portate subito il vostro stipendio (individuale) al livello di quello dei vostri colleghi europei (veramente tali). Vi scrollerete di dosso (almeno in parte) quel senso di appagamento che vi portate dietro dai giorni delle spese folli del craxismo, delle (“prime”) tangenti e del “ritorno” della corruzione. E, forse, potrete ricominciare ad agire per il bene del Paese. Perché questa non è una condizione che si decide a tavolino: “Toh, oggi mi metto ad agire nell’interesse della nazione”. No. E’ una condizione che si costruisce quotidianamente attraverso rinunce e “sacrifici” (ma non lo sono mai per chi ”ama” contribuire a rifare grande l’Italia!), e attraverso la sobrietà. Quella che voi non avete (mai) avuto, e che se non recupererete ora – subito, compiendo un atto di umiltà nei confronti del Paese – resteranno due sole parole da rivolgervi (anche dal più istituzionale e onesto e responsabile – proprio per questo! – dei giornali politici): “A casa!”.
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“Uomo” rifiuta “diverso” non capendolo Anche l’Occidente è “civiltà” omologata Vera ‘xenofobia’ verso straniero ‘sociale’ Ma l’Uomo evolve solo nella (sua) libertà Rivoluzione culturale x restituirla a tutti Italia sia la culla di Nuova Civilizzazione

luglio 16, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il comunismo è morto perché sperava di affermarsi attraverso una imposizione, il capitalismo ce l’ha fatta perché asseconda i nostri istinti originali. Non si può andare contro la Natura. Il comunismo – non sappiamo se Marx in persona, di certo tutti i suoi poco liberi seguaci – è stato dunque vittima di un’illusione. E non ha saputo cogliere (invece) l’esistenza, da sempre, di una chiave mediante la quale la nostra civiltà – e tutte le civiltà del mondo, accomunate dall’omologazione – possono conoscere la rivoluzione auspicata. Non “forzando” la Natura. Ma “liberandola”. Una rivoluzione (dunque) di libertà. Che, in quanto tale, svicola da qualsiasi definizione (completa. Da parte nostra). E proprio qui sta il valore di questa rivoluzione che tende a rimettere nelle mani dell’Umanità (o meglio, e quindi, di ciascuno di noi) il filo del proprio futuro. E (del)la propria evoluzione. E’, semplicemente, la rivoluzione culturale. Ma non nel senso che le veniva attribuito nella Cina (comunista) di Mao. Non, (ulteriore) omologazione (attraverso la “forza”). Ma la “concessione” (in realtà si tratterebbe del più fondamentale dei diritti, tolti quelli vitali) degli strumenti per la propria liberazione. Ma non la cultura (solo) così come la conosciamo oggi. Cultura come autonomia (di pensiero). Una scuola (ma anche la televisione, e con loro tutti i canali “educativi” di massa), dunque, che – a cominciare da se stessa! – metta i suoi allievi nella condizione di essere fautori, costruttori mattone su mattone del proprio “apprendimento”. Usando – naturalmente – gli strumenti che la tecnica (che da sola non basta, anche se è a sua volta una leva potente) ci ha (finora) offerto (e ci offrirà) e da cui noi, oggi, siamo “usati” (sia pure, per una parte, virtuosamente), e che potremo invece, in questo modo, cominciare ad usare. Ciò che serve è (comunque) prendere coscienza che si trova qui, il grande patrimonio del mondo. L’Italia può essere il laboratorio di tutto questo, facendo – ad un tempo – il bene proprio e quello dell’umanità. Il Pd alzi gli occhi da terra, ambisca a (ri)costruire il futuro e “parta” (naturalmente non basta, si tratta solo del motore. Ma del motore) di qui. Read more

Post&pre. D’Alema rappresenta la vecchia politica Cristiana Alicata

luglio 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Radiocronaca esegetica del dale- mismo estivo. Ovvero, ciò che non va (politicamente) nel “pensiero” dalemiano. La scrittrice collaboratrice del giornale della politica italiana, tra i rinnovatori del Partito Democratico (ri)legge e commenta passo per passo il “discorso” dell’ex presidente del Consiglio ieri alla Festa de l’Unità di Roma. Portando così ai nostri lettori (e quindi al Paese) un contributo perché ciascuno possa farsi un’opinione sulle due “tradizioni” in campo. Resta l’”appello” del nostro giornale per un “disarmo personalistico” perché la nostra politica possa tornare, storicamente (in tutti i sensi), alla propria forma più alta e (quindi) più ”utile”: quella del puro servizio, confinando le ambizioni (personali-stiche, non politiche, per ciò che riguarda l’Italia, naturalmente) all’ambito privato, così da dare il meglio (di sé) alla nostra nazione. di CRISTIANA ALICATA
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“Prima” D’Alema vs i ‘rinnovamentisti’ Pd Poi i ‘rinnovamentisti’ Pd contro D’Alema Perché in gioco c’è la posizione di potere Ma politica non è (#maisia) una “carriera” La politica è la dedizione (pura) per Italia Così facendo (tutti) accadrà il necessario

luglio 15, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale del disinteresse. Nel senso della mancanza di interesse (privato. O, se volete, personalistico). Per questo il Politico.it distingue l’Io dall’”ego”: perché l’Io è la soggettività matura dell’uomo, che “basta a se stesso” e che dunque si mette in campo senza retropensieri e in modo colllaborativo e costruttivo con gli altri. E il cui unico scopo è fare il bene della comunità. L’”ego”, invece (tra virgolette nel senso nel quale lo intendiamo noi oggi diffusamente, perché psicanalisticamente si tratta di due sinonimi), è sinonimo (invece) di immaturità.  Ma non nel senso (banale e superficiale) di “immaturità psicologica” (o meglio sì, ma più profondamentamente/) bensì nel senso di immaturità “individuale”, nel senso di individuo, di Uomo. L’”ego”, proprio per questo, reiterando gli istinti primordiali (è proprio il caso di dirlo), è bisogno di integrazione (di sé), di “conquista” (di “altro”) perché (appunto) non si basta a se stessi. (Proprio per questo) non va d’accordo con la politica (vera). Gli uomini politici veri si occupano solo di dare il proprio contributo alla comunità, appagati dai cambiamenti che vedono intercorrere. A prescindere da chi se ne abbia il “merito” (ma, naturalmente, in una società “matura” i meriti vengono riconosciuti equamente). E non per affermare (in prima battuta, con questa priorità, costruendo il proprio pensiero e i propri atti a questo fine) se stessi. Questa sarà, semmai, solo una conseguenza. Dalla quale magari, se non è necessario altrimenti, sfilarsi con un sorriso.
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Inaudita ‘svolta’ medioevale del governo Da oggi gli immigrati nei Cie per 18 mesi(! E hanno già ‘nazionalizzato’ la nostra vita Goethe: “Maggioranze sono ripugnanti” Specie quando rendon schiave persone (E’) un balzo indietro nel tempo di secoli In quella che dovrà tornare la culla civiltà E i progressisti non fanno il loro dovere
(Ne)i due giorni più ‘bui’ della legislatura

luglio 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il grande poeta tedesco, cantore del Faust, metteva in luce, crediamo di poter interpretare, la violenza e la prevaricazione insita in qualsiasi decisione presa da qualcuno per qualcun altro, contro la sua volontà. Oggi è (anche) la democrazia, bellezza. Ma quando il principio democratico della conta “una testa un voto” viene ab-usato per imporre la violenza e la prevaricazione (anche su un piano fisico e materiale), la nostra civiltà è giunta ad un punto (di non ritorno! Anzi) per il quale è chiamata a reagire, pena il suo stesso aborto. Ben oltre il cliché berlusconiano delle leggi ad personam, che sono nate e moriranno con il presidente del Consiglio (con buona pace degli (anti – ?)berlusconiani): in due giorni il Parlamento ha stabilito che da un certo momento in poi la nostra vita non è più nostra, ma dello Stato (altro che di Dio!), avendo (già) deciso [la "maggioranza" - (ma) dei nominati da Berlusconi e Veltroni!] come dovrà andare a finire (?). I cosiddetti liberali! E oggi stabilisce il prolungamento (triplicata!) della permanenza nei centri di identificazione ed espulsione delle persone immigrate fino a un anno e mezzo (!): immaginate un anno e mezzo della vostra vita, chiusi kafkianamente in un “castello”, ufficialmente perché devono ricostruire la vostra provenienza, così da potervi rimandare indietro; ma non ne “uscirete” “più”. E in quei centri, viene oggi anche vietato l’accesso a parlamentari e giornalisti, così da suggerire il sospetto che si tratti di veri e propri centri “di tortura”. Persone rinchiuse al di là della legge, persone a cui viene “sottratta” la propria vita: è vero e proprio Medioevo. Ma la stampa e gli indignati, reagirebbero solo se li avesse voluti Berlusconi. Per sé. Andrea Sarubbi ci racconta ora lo sfregio del voto, di stamane, sul prolungamento dell’obbligo di permanenza nei Cie, al quale sono mancati ben 27 deputati dell’opposizione (che, loro no, non avrebbe- ro reagito nemmeno se si fosse trattata dell’en- nesima legge ad personam del capo del governo). Read more

Roma, la nostra idea di città (oltre le ronde di Alemanno) di C. Alicata

luglio 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’insicurezza, il degrado. La solitudine, persino (certa) malattia. L’Italia (e non solo) si è chiusa (in se stessa) nelle proprie abitazioni private, abbandonando le Città. Un modello di sviluppo urbano prone agli interessi dei costruttori-cementificatori-ladri di territorio e centrato sull’auto (quando ci sono le strade), con-causato da ciò, ha spinto il processo fino alle nostre attuali periferie, che come si dice ormai banalmente sono diventati dei dormitori. Una questione che si lega, a doppio filo, al nostro declino: un’Italia la cui qualità della vita risente di questo, sfilacciata, che mantiene ciò nonostante una immeritata coesione sociale (consentita però da una comune – mancanza di – “tensione” – civile, culturale, sociale ed economica – verso il basso), è un’Italia che, come abbiamo visto prima, in tutto ciò ha, come minimo, meno motivazioni di prima. Una sola parte della nostra società si salva e, anzi, comincerebbe ad invertire la tendenza: i giovani, la cui propensione comunitaria – favorita e non inibita dalla rete; diverso il discorso di lungo periodo sugli effetti che una mancata, appunto, inversione di tendenza rispetto a ciò con cui abbiamo iniziato e la capillarizzazione profonda di internet, potrebbero determinare – vince questa resistenze e contribuisce al ribaltamento della situazione. O quanto meno indica (o meglio ricorda) la via. La via di cui ci parla, in questo pezzo dedicato alla Capitale (ma che può valere, più o meno, riadattato alle loro – non tutte – diverse peculiarità) per gli altri nostri grandi centri urbani, la scrittrice romana (è appena uscito in libreria il suo ultimo romanzo, che sta avendo un significativo successo di critica e pubblico – in tutti i sensi – “Verrai a trovarmi d’inverno”, edizioni Hoepli) collaboratrice del giornale della politica italiana e, almeno finché c’è stata Concita, de l’Unità. La via già percorsa (in parte) a Torino e che ora Stefano Boeri propone per Milano; ovvero quella della ”restituzione” (a chi vive lì, e non solo) dei quartieri, prendendo (persino “semplicemente”!) le decisioni opposte a quelle (non) prese (dalle amministrazioni Alemanno e Moratti) a Roma e nella city: no all’inibizione della frequentazione (anche e soprattutto notturna!) nelle strade, anzi, l’impegno a stimolare tutto questo e soprattutto con un criterio: quello di (non solo) non “chiudere” la nostra ricchezza sociale in scrigni che nascondono tutta la Bellezza sottraendola alla Città (come l’auditorium, pur importante, ma più in chiave di “grande cultura” e di “grande immagine”, ovvero un livello al quale non (ci) sta, in tutti i sensi, la gente comune, la gran parte di noi), (ma più di tutto) di capillarizzare la “diffusione” delle occasioni, e quindi delle motivazioni, di incontro e di riappropriazione delle città. Non solo il centro, ma tutti i quartieri; attraverso anche quel supporto e quella stimolazione dell’associazionismo e dell’imprenditoria giovanile che favoriscono la “presenza sul territorio”. Prima di ritrovarci chiusi (come) sottoterrra per un disastro (di proporzioni) nucleari (che non c’è stato), anche – diciamocelo pure – a causa del possibile volano (di lungo periodo, naturalmente) della rete, riabbelliamo (in tutti i sensi) le nostre città. E torniamo a viver(l)e. Risolveremo (o quasi) in un colpo solo anche tutti i problemi di integrazione, e (legati a questa e non) di sicurezza. Read more

Antipartitocrazia partitocratica, no I Radicali non votarono ‘sì’ Chirico

luglio 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Rettifica di ANNALISA CHIRICO

Qualcuno dirà: non è la prima volta. Certamente, neanche l’ultima. Capita di dirne di vario tipo, singole o assemblate. Anche per questo siamo umani, no? C’è poi chi pensa di non dirne mai. Non lo invidio affatto.

Parlo del voto dei deputati radicali sulla proposta di legge di modifica costituzionale volta a sopprimere le Province. Iniziativa sponsorizzata dall’Italia dei Valori con l’appoggio del Terzo polo. Contrari Pdl e Lega. Astenuto un sonnecchiante Pd, che si becca il rimbrotto del già rottamatore Matteo Renzi.

Il voto dei deputati radicali è stato da subito un enigma. Neppure un trafiletto su un giornale. Cerco informazioni, ma non c’è nessun comunicato stampa. Da fonte interna attendibile apprendo del voto a favore dell’abolizione delle Province. Mi fido, del resto il voto radicale su una materia come questa mi pare scontato. Evidentemente di questi tempi nulla è scontato in casa radicale.

Scrivo un breve post per denunciare la presunta assenza di informazione sul presunto voto dei radicali in dissenso dal gruppo del Pd. Peccato però che il voto in dissenso sia una mia invenzione (in buona fede, s’intende). Ho detto una cazzata. I parlamentari radicali, ad eccezione di Matteo Mecacci in missione, si sono astenuti sull’emendamento cruciale relativo alla cancellazione delle parole “le Province” dalla rubrica del Titolo V della Costituzione. Il sito della Camera riporta qui i risultati della votazione nominale. Va detto che gli stessi parlamentari nel corso della medesima seduta hanno votato a favore del prosieguo della discussione, ma la maggioranza ha respinto il provvedimento nel suo complesso. A bloccare la discussione ci pensa l’emendamento della Lega Nord, e il Pd sceglie di nuovo l’astensione. Per non sbagliare.

Ora qualche considerazione è bene farla. La battaglia per l’abolizione di enti inutili e dannosi come le Province non possiamo certo mollarla ad Antonio Di Pietro. Noi siamo, per storia e per cultura politica, “il” movimento dell’antipartitocrazia, quella dei fatti e non degli strali grillino-style. E la scelta antipartitocratica la scontiamo ogni giorno. Dal sito della Camera apprendo che nessun parlamentare radicale è intervenuto in Aula e nessun emendamento radicale è stato proposto. Io dico che si poteva fare meglio. Abbiamo perso un’occasione.

Il giorno dopo la non lotta ci ritroviamo senza una riga sui giornali. E non è colpa del regime dell’informazione, ma soltanto nostra. Avremmo potuto dare un timbro radicale a questa battaglia parlamentare, anche con iniziative competitive in fase di presentazione emendamenti. Nessuno è così fesso da fidarsi delle “buone intenzioni” di Donadi & company, ma neppure delle A di astenuti su una misura così sentita tra i cittadini in tempi di rischio default, retorica anticasta e diffusa insofferenza per i “costi della politica”.

Io non ci sto a reggere il moccolo al Pd. Voglio dire: il Pd si astiene perché a spese dei contribuenti sotto la targa dell’ente “Provincia” foraggia orde di amministratori locali. Noi che abbiamo? Solo le mani libere e la credibilità per dire che le Province vanno abolite.

Mi si dirà che la norma non era rivoluzionaria e che in Italia il sessantennale regime partitocratico ha fatto strame di legalità; che le leggi, soprattutto quelle buone, rimangono inattuate. D’accordo, sono d’accordo. Ma basta questo a giustificare la rinuncia a una battaglia giusta? A me argomenti come questi sanno un poco di benaltrismo, quel benaltrismo così familiare ai dirigenti demoocratici. Si dà il caso che io non sia democratica.

L’analisi sulla non democrazia italiana non può diventare la pietra tombale di una chiara azione politica radicalmente riformatrice. Da un po’ di tempo la priorità assegnata alla sacrosanta battaglia per la legalità ha assorbito ogni energia appannando il versante delle riforme liberali, liberiste e libertarie. La denuncia ha preso il sopravvento sulla proposta. Io non aspiro a debellare tutti i mali del mondo, e mi è estraneo il senso di un impegno missionario per l’umanità intera. Credo nella politica dei piccoli passi, scevra da disegni perfettistici. Per la libertà in ogni ambito, senza inutili distinguo.

E poi ogni tanto dico cazzate. Avrei voluto poter confermare, e invece mi è toccato il sapore amaro della rettifica. Mea culpa.

ANNALISA CHIRICO

Ciò che manca a Italia è senso del rigore (E fu Paolo Guzzanti a dirlo qui per primo) Che si lega a un nazionalismo necessario Parte nazione è afflosciata su se stessa Perché non ha più un ‘motivo per vivere’ Politica restituisca al Paese un obiettivo Sia tornare ad essere la culla della civiltà E (ri)cominci da se stessa rispetto regole “Carica” e disciplina ci rifaranno grandi

luglio 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il pretesto per parlare di noi è qualcosa avvenuto al di là della Manica. Succede che uno degli uomini più influenti di Inghilterra (e, naturalmente, non solo) - Rupert Murdoch – detentore di una fortissima capacità di penetrazione e, appunto, influenza nel Regno Unito, di fronte ad una contraddizione totale rispetto alla missione dell’informazione – e che tracima nella grave illegalità e nella violazione dei principi di libertà e riservatezza propri di una democrazia - ha prima deciso (immediatamente!) di chiudere il settimanale i cui autori avevano compiuto l’atto contro la legge, e ora la nuova Inghilterra di David Cameron si prepara a negargli la possibilità di acquisire un’altra fetta del mercato editoriale. Visto l’atteggiamento e le scelte tenuto e fatte da Cameron fino a questo momento, si può ritenere che ciò avvenga senza alcuna forma di populismo bensì nella consapevolezza della necessità del rigore. Rigore ben impiantato nella cultura britannica, e che pure, e per questo, non ci si fa sfuggire occasione per (ri)marcare. (Proprio) perché l’unico modo possibile della disciplina è l’inizio della disciplina stessa, che vivrà una crescita progressiva e si rafforzerà col tempo. Bene. L’Italia non è l’Inghilterra. E, da questo punto di vista, si vede. E non è un tratto qualsiasi: è ciò che, scriveva Italo Calvino, consente alla creatività di esprimersi. Perché una creatività senza regole, senza “impianto”, è una creatività che si sparge in mille rivoli e non costruisce alcunché. La struttura della nostra società, dunque. Certo. Ma – quella – a partire dal comportamento di ciascuno di noi. E – questo – mosso dall’esempio di chi ha il compito di guidare il nostro cammino comune nel Tempo. Il Partito Democratico, per dire, smetta di concedere deroghe alla regola del limite dei mandati o tolga quella regola. Smetta di candidare parenti di altri candidati e figli di, rispettando la regola (che vorrebbe propugnare!) del merito. Lo abbiamo scritto più volte: la politica è fatta dagli uomini; le regole sono tali solo se vengono rispettate, e ciò potrà avvenire solo a condizione che tutti noi cominciamo, oggi – che ci accorgiamo sulla nostra pelle (o forse non ancora “abbastanza”) cosa significhi (in forma “macro”) la mancanza di rigore: vedi il rischio default – quel percorso che ci porterà, fra qualche tempo, a riavere nella nostra cultura (importa poco chiamarla poi liberale o semplicemente “civiltà”, quella – nuova – che vogliamo (ri)costruire) il rispetto delle regole. Berlusconi, cari signori del centrosinistra, caro popolo degli indignati, con le sue leggi ad personam, non è un corpo (del tutto) estraneo; è (piuttosto, in parte) la proiezione di una parte del nostro Dna. Cambiare Berlusconi può non bastare. Cambiamo invece il nostro rapporto con le regole, cominciando da noi, ogni giorno. Potremo farlo se la politica si (ri)sveglierà. Gad, ora, sul nostro atteggiamento applicato alle intercettazioni illegali. di GAD LERNER Read more

Pd, basta ‘buona amministrazione’ Costruiamo il futuro di E. Procopio

luglio 13, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è una “luce” nel buio della nostra politica odierna. In un momento in cui la gran parte dei nostri rappresentanti si muove senza sapere dove andare, essendo portato ad osservare il marciapiede che scorre sotto i propri passi, invece dell’orizzonte – il Politico.it rappresenta un punto di riferimento per tutti. E’  (in fatti) qui che si costruisce, prima a piccoli semi, poi a germogli e a piante sempre più grandi e robuste, il futuro dell’Italia. E’ per questo che di qui sono passati e passano i maggiori talenti della nostra politica e (si può dire “quindi”? Da oggi deve tornare a poter essere così) del Paese. Quella generazione dei nati dopo il 1980 che – libera, a differenza in parte dei propri fratelli (maggiori)/ cugini/ zii, dal plagio dei propri padri (degeneri) – può finalmente raccogliere l’eredità dei propri “nonni” – i padri della nostra nazione – e cominciare a riportare l’Italia prima al centro della carreggiata, e poi sulla corsia di sorpasso del mondo. Una delle voci più “bianche” – il suo “portatore” è nato nel 1992 (!) – e contemporaneamente già più autorevoli e forti è quella di Enrico Procopio, bolognese, Democratico. Enrico comincia oggi la sua colllaborazione con il Politico.it. Porterà ulteriori (sagge) indicazioni sulla strada da (intra)prendere. Lo fa sferzando il “suo” Pd, partito che oggi guarda al passato e rivolge le spalle al futuro. Rinnovamento, dunque, ma, com’è nella concezione e nello stile del giornale della politica italiana, a partire (rigorosamente) dalle idee. di ENRICO PROCOPIO
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Berlusconi e ‘maxi-multa’ pro-Espresso Murdoch e chiusura di News of the world Paradigma di capitalismo fine a se stesso Passerà a Storia per (suoi) danni arrecati Quando potrebbe costruire gran futuro

luglio 11, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Questo è il principio della responsabilità “mondiale” del quale parliamo per la prima volta nel pezzo che apre la narrazione di oggi sul rapporto tra politica ed economia, con la seconda indebitamente al “comando” (della prima), e sul ruolo (decisivo) dell’etica pubblica: la capacità – da stimolare con regole, o comunque incentivi/ disincentivi appositi – del capitalismo umano di fermarsi un passo prima della distruzione della nostra società globale, e semmai di offrire il proprio contributo al progresso della nostra civiltà. E’ veramente minimo, povero, inutile un capitalismo puramente materiale, incapace di alzare gli occhi dalle proprie scarpe da 200 dollari e di guardare alla Bellezza che possiamo costruire insieme anche senza rinunciare alla “giusta” (?) ricompensa (appunto) materiale e individuale. Pensate a quanta strada farebbe nella Storia dell’Umanità un capitalismo che forte della propria pregnanza (comunque, appunto, da regolare), desse il proprio contributo decisivo alla costruzione del futuro del mondo (piuttosto che alla sua distruzione). E’ questione di sensibilità. La sensibilità di avere interesse a “valere” “ancora” di più. E il potere, se non serve a questo (a “valere”, nel senso di “portare un valore”, di più), è veramente poca cosa. Il nostro Luigi Crespi ci racconta come (infatti) questo capitalismo oggi perda i pezzi. E chi lo interpreta nel modo più ortodosso, passa alla Storia – sì – ma per avere fatto danni all’umanità. Non un grande viatico per chi – come il nostro presidente del Consiglio – avrebbe voluto paragonarsi ai grandi del nostro Paese e della Storia. Chi ha, più di voi, i mezzi per arrivare a tutto questo? Ma forse il denaro, e la “capacità” di accumularlo, non sono esattamente ciò che fa la (vera) differenza (di classe: in tutti i sensi) di LUIGI CRESPI
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Politica credibile se onesta-responsabile E politica non sia “premio” per qualcuno Fare politica è L’atto di dedizione all’Italia E comporta (persino) ‘sacrifici’ e rinunce Non solo (dunque) il taglio a costi politica Ci vuole (pure-qui) rivoluzione culturale

luglio 11, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

L’uomo politico “vero”, quello capace di fare il bene del proprio Paese – unico scopo di un uomo politico vero - è come l’uomo di chiesa: può assolvere alla propria funzione solo se rinuncia ad essere parte della causa che è chiamato ad amministrare. Deve potere provare gli stessi sentimenti per tutti. Come l’uomo di chiesa nutre un amore più grande delle pochezze materiali che lo mette al riparo dalle tentazioni, così l’uomo politico è orientato solo dalle scariche di adrenalina che prova quando immagina l’Italia che, nel complesso, si rimette in moto e poi imbocca la corsia di sorpasso. L’uomo politico non può avere una casa molto più appagante di quella della media dei cittadini: perché questo lo corromperebbe. L’uomo politico può arrivare a rinunciare sua sponte – al di là di ogni imposizione legislativa – ai benefit del parlamentare quando non anche ad una parte dello stipendio: perché si nutre (naturalmente senza immaginare improbabili – ma non impossibili, e comunque non necessari, almeno per tutti - atti di santità) dei cambiamenti (in progress) che determina nella società, e gode dei moti di giustizia e morali. L’uomo politico vero, quando capisce di non avere più nulla da dare al Paese, si dimette (subito): avendo naturalmente cominciato a fare politica solamente allo scopo. L’uomo politico va in televisione solo se è necessario a comunicare qualcosa, o a farsi responsabilmente “interrogare”: e poi, magari, persino, se ne esce. Rifiuta il salotto televisivo, perché lo fuorvierebbe. L’uomo politico, insomma, deve avere più Io che “ego”: altrimenti è solo un fanfarone.

Ci (ri)svegliamo dunque a rischio default Nostro futuro nelle mani di oscuri signori Ma la democrazia è il governo del popolo Che l’esprime (solo) attraverso la politica Ora riprenda in mano redini dell’umanità “Riavendo” dimensione etica e filosofica

luglio 11, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il mondo oggi non è (infatti) governato dalla politica, ma dell’economia (finanziaria). Solo che nessuno elegge coloro che – a loro volta – governano, o meglio manovrano, l’economia. Succede così che Paesi sovrani, spesso a regime democratico, dunque teoricamente nelle mani dei loro popoli, finiscano ostaggio di pochi personaggi che nessuno conosce e che – per questo – non rispondono che a loro stessi. Zingaretti: “Vale anche per i nostri livelli di governo interno: i veri sprechi non sono negli organismi eletti, che rispondono – bene o male – ai cittadini, e sono (perciò) costretti ad una (certa) trasparenza, ma negli organismi di nomina (pur sempre politica), nelle mani dei quali si concentra un potere (soprattutto di spesa) fortissimo e completamente (o quasi) fuori controllo”. Ma nell’era di internet, e nel tempo delle rivoluzioni democratiche in Nordafrica (e non solo: vi racconteremo nei prossimi giorni una storia bellissima di autodeterminazione democratica), in cui possiamo prepararci – governando tutto questo – a dare il via ad una nuova civilizzazione, riprendendo in mano il filo della Storia, possiamo accettare che pochi esseri umani a cui nessuno ha riconosciuto alcuna facoltà in questo senso, e soltanto perché noi non lo diciamo chiaro e non ci “ribelliamo” (attraverso la politica), decidano nelle loro stanze il nostro futuro? No, non possiamo. E vedremo più tardi che, d’altra parte, (persino) la nostra (in)civiltà ha formato e sta perfezionando degli anticorpi a questa “malattia”. Ma tutto ciò non basterà se chi è chiamato a farlo – la politica, appunto – non saprà capire che non sono più sufficienti gli aggiustamenti ex post (magari quando i buoi sono già scappati dalla stalla), e neanche, del tutto, ex ante; è (proprio) necessario che chi vi è deputato torni ad occupare, al posto degli attuali, la poltrona di comando del mondo, concependo un completo ribaltamento di piano (E quanto a come farlo”, concretamente”, nella misura più soft serve intanto introdurre regole di trasparenza – come quella messa in atto oggi dalla Consob – e far valere – sempre attraverso le regole – un principio che potremmo definire della responsabilità “mondiale”. Perché non va dimenticato che la responsabilità di tutto questo non è (tanto, o solo) oggi l’attacco ai debiti sovrani, bensì – prima - la stessa crisi economica e finanziaria, precondizione (silenziosa, oggi) delle fibrillazioni odierne. No – quindi – ad alcuna forma di ”deregulation”. Non è (il) tempo del liberismo, che imposto oggi si dimostrerebbe anacronistico – cioè “fuori dal Tempo” – come la più vetusta ideologia, al pari del suo opposto – il comunismo). Poltrona di comando del mondo che, dicevamo, non è del mercato. Ma della politica. Cioè di tutti noi. Il professor Ulivieri ci dimostra ora come – anche e soprattutto a nostra insaputa (davvero) – oggi stia (invece) avvenendo il contrario. E non soltanto in occasione di eventi roboanti come (appunto) l’attacco ad un debito sovrano. Tutti i giorni, senza che la politica – noi – facciamo nulla per invertire la tendenza. E sta avvenendo, befffardamente, anche utilizzando quelli strumenti che, mentre noi lasciamo andare alla “deriva” (o comunque senza una – ulteriore, e pianificata. Da noi! - valorizzazione), possono rappresentare (come è avvenuto e sta avvenendo in Medioriente e non solo) la chiave per la (ri)costru- zione del nostro futuro. di FABRIZIO ULIVIERI
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Ogni settimana al cinema con il Politico.it Redford, è Mankiewicz in versione liberal

luglio 10, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Solo due stelle di Ulivieri a The Conspirator del “capo” del Sundance che riprende e innesta la grande tradizione americana del genere processuale-bellico/politico (legato ancora una volta alla guerra civile tra nordisti e sudisti) con la “verbosità” (in positivo, brillante e “filosofica”, qui meno riuscita) del cinema del regista di Eva contro Eva, “colorandola” della sensibilità democratica della “sinistra” Usa. Un film nel quale, scrive uno dei nostri due critici, proprio i dialoghi, che dovrebbero rappresentarne la spina dorsale – come in Mankiewicz – prendendosi gran parte del tempo, si mostrano inadeguati. E’ grande cinema ogni domenica su il Politico.it. Il cinema (e il giornale) di Attilio Palmieri, tra i più brillanti giovani studiosi italiani, e firma (anche) de Gli Spietati, una tra le più prestigiose e seguite riviste specializzate. E di Fabrizio Ulivieri, con la sua recensione domenicale. The Conspirator, dunque. di FABRIZIO ULIVIERI Read more

***Il commento***
MONDADORI, NON POLITICIZZIAMO (OLTRE) LA GIUSTIZIA
di GAD LERNER

luglio 9, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana ritiene che in questo caso giustizia sia stata fatta, ma senza avere la conoscenza necessaria delle “carte” per esprimere certezza. E comunque parliamo di giustizia, e non di vendetta. E la giustizia – proprio per non avere colore, né politico, né civile, né altro – non è una pratica agonistica; è comprensibile e persino giusto provare soddisfazione per una sentenza giusta (quando lo sia e si abbia la “certezza” fondata che sia così), proprio perché la giustizia è la condicio sine qua non è possibile il nostro vivere civile. Ma la giustizia non è (nemmeno, solo) la pratica forense, la giustizia parte da ciascuno di noi e diventa una qualità, più o meno intensa, di un vivere comune. Non la fanno i giudici bensì tutti noi. rispettando le leggi. Ma non solo. Rispettando. Rispetto per gli altri. Rispetto della Giustizia. Che non vuole e non deve essere tirata per la giacca; così che possa continuare il proprio incedere retto. Se lo ha abbandonato tocca alla politica non strattornarla ma riaccompagnarla sulla via. Una volta che questo (se è il caso) sia avvenuto, è necessario recuperare quel distacco – l’altra faccia della cui medaglia è l’autorevolezza del sistema giudiziario – per il quale possiamo fare il “tifo” per la sentenza giusta, ma non per o contro una delle parti. Anche quando questa parte si chiama Silvio Berlusconi. Perché questa è la condizione per la quale nessun Berlusconi, in seguito, potrà (facilmente) sostenere (in tutti i sensi) la politicizzazione dei giudici; né i giudici avranno voglia di politicizzarsi (se mai è avvenuto, e qualche sospetto che ciò sia possibile è ragionevole). Abbiamo tutti un compito alto, che è quello di tornare grandi, e dare il nostro contributo (decisivo) alla nuova civilizzazione. Cominciando da noi. Gad, ora, nel merito del caso. di GAD LERNER Read more

E nella maggioranza è tutti contro tutti Berlusconi: “Il Lodo? Tremonti sapeva” Bossi: “No, Silvio dice una menzogna” Giulio: “Brunetta è cretino, uno scemo” Chi tradisce “socio” può salvare l’Italia? Onesti-responsabili, ritrovatevi insieme

luglio 8, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Santo Versace, Nunzia De Girolamo. Per fare i nomi di coloro che, coraggiosamente, si sono resi più visibili. Anche in questo centrodestra in cui persino i colleghi di governo possono essere traditi e abbandonati nel momento in cui il sodalizio non garantisce più il mantenimento del potere, ci sono persone di buona volontà che non desiderano e aspettano altro che di vedere la nostra politica tornare con generosità e disinteresse al servizio della nazione, per restituirle la dignità e la leadership che le compete nel mondo. Non una manovretta politicista, “coronata” dalla nascita dell’ennesimo nuovo (vacuo) partito e magari dal grupp(ett)o (di pressione) alla Camera e/o al Senato (dove ci sono, in tutti i sensi, abbastanza – ulteriori – traditori, della nazione). Ma un atto di dedizione libero e alto nei confronti dell’Italia. Coloro che, trovandosi in forze autoreferenziali, hanno a cuore (prima) questo Paese e sanno che non c’è più tempo da perdere per poterlo salvare, e contestualmente rifarlo grande, rompano gli indugi e diano ora, uno dopo l’altro, le dimissioni dai propri incarichi parlamentari. Un gesto di disobbedienza e di reazione e distinzione della politica (vera) da questo carrozzone che si trascina da diciasette anni, per restituire la (sua) politica al Paese. Prendano le distanze confermando ed elevando contemporaneamente il proprio disinteresse potendo anche capitare di non vedersi ricandidati (perché non esiste, oggi, il ”partito degli onesti (e responsabili)” – quello vero. Ciò che dovrebbe rappresentare, facendosi ”partito dell’Italia”, il nuovo Partito Democratico). La forza morale delle persone oneste e responsabili è in grado, se messa in campo collegialmente, di scuotere il Palazzo (che oggi assomiglia più che altro ad un bunker) e indurre finalmente l’uscita degli attuali occupanti, per rifarci entrare (possibilmente) i cittadini, attraverso (anche) le rappresentanze (appunto) più oneste e responsabili. Altrimenti resteremo in mano a signori come questi, che si sbranerebbero per un pezzo di potere (autoreferenziale) in più. Massimo Donadi ci segnala anche che questo indica – ma il problema, naturalmente, non è un esecutivo di destra, di centro o di sinistra o anzi proprio queste tre cose – che il governo è alla fine. di MASSIMO DONADI* Read more

Caro Pd, ma allora no, noi non ci capiamo “Abolire le province non è poi sufficiente Serve la riforma complessiva dello stato” E vincere non basta, bisogna governare Ma sono, come diremmo, due ottimi inizi Piano organico e complessivo “nato” qui Ma Renzi: “Le occasioni ora vanno colte” Ma non solo per piacere ma per cambiare

luglio 7, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Fa quasi tenerezza il Partito Democratico di oggi che ci spiega che tolte le province, bisogna in qualche modo rivedere la distribuzione delle funzioni tra i vari enti. Bella forza. Se le province fossero state inutili al punto tale da non avere nemmeno una benché minima funzione, al punto da non doverle poi riassegnare una volta eliminatele, e fossero state cionondimeno mantenute in vita con tutto il loro carico di costi, altro che vento del cambiamento, si sarebbe dovuta già fare una rivoluzione contro una classe politica che non sarebbe più stata a quel punto semplicemente “autoreferenziale”, ma realmente reazionaria. Invece che le province svolgessero un ruolo lo sapevamo già tutti. E ciò nondimeno tutti, Pd compreso, avevamo ritenuto che fossero superflue. quando finalmente un Parlamento fine a se stesso (quello di oggi), dpo tanti richiami a cominciare da queste pagine, si fosse svegliato decidendo di abolirle, tutti, e comunque tutte le forze oneste e responsabili – la responsabilità non è solo un principio di maturità, ma anche di lucidità, perché un partito che non ha la sensibilità di intelligere la realtà non è nemmeno in grado di corrispondere alle sue esigenze. Appunto – sarebbero dovuti scattare in piedi (anzi, sedersi al loro posto) e votare quel provvedimento. Che il Pd non l’abbia fatto non è una questione di disonestà ma semplicemente, come abbiamo scritto ieri, di inadeguatezza della propria leadership (e della propria attuale classe dirigente, scelta, come Morcone e Bortolussi, a propria immagine e somiglianza, altra prova della totale mancanza di consapevolezza dei limiti. Il che del resto è lapalissiano: se ci fosse quella consapevolezza, non ci sarebbero ad un tempo i limiti). Perché, caro Pigi, fu il Politico.it a rendere chiaro a tutti che questo Paese ha bisogno di un progetto organico e complessivo – di cui oggi parlano in molti, senza, a differenza nostra, però, riempirlo di contenuti - ovvero di ripartire (quasi) da zero, reimpostando tutto ex novo (ovviamente senza travolgere gli snodi di valore). E non soltanto per la macchina dello stato. Che, anzi, a noi interessa ma solo secondariamente rispetto alla nostra società, che prima o contestualmente allo stato va riassettata o non ci salveremo e non potremo tornare al posto che ci compete nel mondo - e della quale si parla, ad oggi, (quasi) solo su queste pagine. Caro Bersani, è insomma chiaro che bisogna ridisegnare tutto; ma – tanto per essere espliciti (?) - se la mucca ha l’erba nella mangiatoia, non va a cercarla al pascolo (non prima!).

I Radicali hanno votato l’abolizione delle province: lo sapevi? Chirico

luglio 6, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

di ANNALISA CHIRICO

Ma ti pare che non c’è uno, dico un giornale italiano che notifichi il voto dei deputati radicali in dissenso dal gruppo del Partito Democratico?

Parlo dell’emendamento relativo all’abolizione delle province. Dai quotidiani apprendiamo dell’iniziativa parlamentare dell’IDV sostenuta anche dal cosiddetto Terzo Polo e dall’UDC. Bene, questa è una mezza verità o una mezza bugia, che dir si voglia.

Si dà il caso, infatti, che i Radicali, che da sempre denunciano i costi di enti inutili e dannosi come le province, hanno votato A FAVORE dell’abolizione. Il PD, invece, come rileva Matteo Renzi, ha perso un’occasione astenendosi.

Certo che, se potessero saperlo anche i cittadini, sarebbe una grande conquista di democrazia. E di verità.

ANNALISA CHIRICO

L’editoriale. Se noi fossimo un Paese serio…! di Franco Laratta

luglio 6, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ma in realtà lo siamo. Un Paese se- rio capace di risorgere dall’azze- ramento totale della guerra e di arrivare ad essere la quinta economia del mondo. Un Paese che negli anni sessanta era alla testa dell’umanità nel settore su cui oggi si (ri)costruisce la (nuova) civiltà: l’informatica. Il Paese di Adriano Olivetti – ma non solo – è un Paese serio. Talmente serio da arrivare così lontano da potersi permettere, a quel punto, di banchettare. Ma… no. (Invece) chi si ferma è perduto. Vale per le persone ma anche per le nazioni. (Ma) fu un peccato di gioventù, un passo falso dovuto all’immaturità (ma ampiamente “giustificata”, appunto, dalla giovane età: avevamo fatto tutto ciò in trent’anni!), quello di pensare di avercela fatta e di cominciare a prendercela comoda – in tutti i sensi. Quando l’Italia, e non ci vorrà molto, sarà di nuovo sulla corsia di sorpasso del mondo, dovrà ricordarsene: e non fermarsi più. quando riavremo tutto quello, e molto altro – insieme al resto dell’umanità - dovremo guardare con distacco ai nostri successi e continuare, sulla strada di uno sviluppo (in senso ampio) duraturo. Intanto paghiamo lo scotto dell’errore di gioventù dei nostri “padri(gni)”: anzi, ormai, quasi, i nostri nonni. La generazione dei “nipoti”, di Bettino Craxi – a cominciare dalla generazione dei nati dopo il 1980. Tra l’altro, appunto - farà quello che i figli, diseducati dai padri, non hanno saputo fare. I punti di partenza sono tutti nel sentito editoriale del deputato del Pd, che commuove con questo atto d’amore nei confronti dell’Italia, “regalato” al giornale della politica italiana. di FRANCO LARATTA* Read more

E’ tempo che qualcuno lo (ri)dica chiaro Questo segretario Pd/Pg non è adeguato Fa votare “contro” l’abolizione province Stoppa iniziative pro-ritorno Mattarellum (Ma) la politica non è un gioco di squadra E’ il leader a dovere indicare la strada Bersani non ha la classe per farlo (bene) Vignetta di theHand per ‘sdrammatizzare’

luglio 6, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Sfatiamo un luogo comune: la sinistra italiana non ha mai “mangiato” i propri leader. La sinstra italiana (quella storica, quella cattocomunista) è fatta di persone “superiori” e generose, capaci di comprendere e giustificare le mancanze più gravi. (Anche) per questo non ha mai saputo fare una legge che impedisse il conflitto di interessi in politica. Da qui nasce il “buonismo” veltroniano. Che è molto più diffuso (meno consapevolmente che nel caso del suo capofila) di quanto si tenda a ritenere. Per questo il centrosinistra non sa sintonizzarsi con gli italiani (“imponendo” la propria leadership) quando si parla di situazioni nelle quali c’è qualcuno che, a torto o a ragione, “toglie” qualcosa ai nostri connazionali. E’ il caso dell’immigrazione, rispetto alla quale il Pd si configura (solo) come il “partito degli stranieri”. E’ il caso delle politiche della sicurezza, tema su cui quando digrigna i denti la sinistra italiana non è credibile. E’ (una) bontà (dell’anima: in tutti i sensi) che in politica va contro l’interesse generale se non è equilibrata da un doveroso rigore. La cui mancanza – lo scrisse per primo Paolo Guzzanti – è il vero deficit della sinistra italiana post-sessantottina, ciò che manca alla nostra sinistra per renderla una opzione di governo (di cambiamento) affidabile e seria. La sinistra italiana (perciò, intesa come “massa”) non avrebbe mai potuto prendersela con i propri leader. Se ne ha cambiati un fottio negli ultimi quindici anni è perché ci ha pensato Massimo D’Alema. Un uomo di sinistra (anch’esso) snaturato da un “ego” (non nel senso “maturo” dell’Io) smisurato, che (s)combinato con la bontà (che troviamo anche in lui) genera il mostro dell’inciucio (con i forti) e, appunto, dell’ammazza-avversari (interni: con i “deboli”). Se oggi Bersani, che è probabilmente il peggior segretario che la sinistra italiana berlusconiana abbia avuto, è saldo al suo posto è perché D’Alema ne condivide (ex ante) le posizioni. (E) gli va bene così (in tutti i sensi). Ma non va bene per il Partito Democratico e, quindi, per l’Italia. Ha proprio ragione Pippo Civati: tutto questo è immorale (senza quasi). Perché l’Italia ha oggi bisogno del vero Pd per salvarsi e compiere se stessa. E Bersani non lo consente (in tutti i sensi). La leadership E’ la politica. Perché la politica è assunzione di responsabilità. La politica la fanno gli uomini, non i dibattiti (andrebbero aboliti persino quelli delle Feste de l’Unità: sono fuorvianti. Sostituiteli con interventi dei cittadini e con interviste – incalzanti – ai “leader”, che siano costretti a dire cosa fare o facciano spazio ad altri). Politica è quando un leader vero mette in campo le sue idee (in quanto vero leader, sono “giuste”) e trascina a realizzarle. Bersani mette in campo le sue. Ma non sono quelle “giuste”. Chi lo dice? C’è una cartina di tornasole “ideale”. Guardate che candidati sceglie (per la guida delle Regioni, delle città) Bersani: uomini a sua immagine e somiglianza. Figure integerrime, per carità. Di grande competenza. Ma: suoi coetanei. Completamente incapaci di leader- ship (su detta) e comunicazione. Morcone, a Napoli. Bortolussi, in Veneto. Come siano andate le loro esperienze (?) dice quale sia il valore per l’Italia dell’attuale segreteria Pd/Pigi. Non si tratta di un attacco sul piano personale: Bersani è una degnis- sima persona. Ma questa è politica. E la politica, per essere morale, richiede rigore. Il rigore di dire che questa segreteria è inadeguata. Se non cambia al più presto (ma, naturalmente, tenendo conto delle ragioni per cui va cambiata, e “cambiandola” compiutamente), affonda il Pd. E con esso l’Italia. Read more

Matteo (Ricci): ricambio. Quando il nome è un programma Bartolazzi

luglio 5, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

37 anni, presidente della Provincia di Pesaro e Urbino, una lunga tra- fila nel Pd, ma, soprattutto, prima, nei Democratici di sinistra. Uno di quelli cresciuti nel partito e nelle amministrazioni. Quelli che Bersani cita ad esempio (di come dovrebbero essere i giovani – che possono ambire a prendere il posto dei “vecchi”). Perché hanno esperienza. Ma, soprattutto, perché sono allineati e fedeli. E aspettano di essere cooptati. Ma… no. Adesso non più. Matteo Ricci parla (infatti) di “rinnovamento della classe dirigente del centrosinistra. Ora, è necessario”. Per un fronte che si spezza – quello dei (possibili) patrocinati – ce n’è uno che si ricompatta: quello dei giovani. A parte poche eccezioni, tutti si ritrovano nel chiedere il rinnovamento. Alcuni, per sé, certo. Nel senso che quella è la cosa che hanno a cuore. Ma altri per il partito. Ovvero per il Paese. Perché capiscono tutti, ormai, che c’è bisogno dei “figli di questo tempo”. Persone che vivano sulla propria pelle le esigenze di questo tempo; persone che, avendo un futuro, hanno anche voglia di costruirlo. Il proprio. Per alcuni. Sì. Ma soprattutto quello dell’Italia. Questo è il criterio attraverso cui non – attenzione – essere scelti. Ma scegliersi. Qualcuno propone altri criteri. Di certo c’è una cosa sola: il vostro (dei Bersani, dei D’Alema, dei Veltroni; dei Fioroni, dei Franceschini, e così via) tempo è finito; avete dato ciò che era possibile alla nostra politica e alla nazione. Il giornale della politica italiana ha sempre riconosciuto che non è stato poco. Il Pd. Il PdL – con tutti i suoi limiti (attuali: appunto). Il bipolarismo. Ma adesso avete esaurito la vostra spinta. Tocca ad altri. Matteo Ricci docet. Non più solo Renzi. Sempre Matteo. Appunto. 
di MARIANNA BARTOLAZZI Read more

La vergogna del tentativo di autocondono di Silvio Laratta

luglio 5, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana è il giornale del futuro. Nelle attuali destra e sinistra ci sono persone che, in fondo, la pensano nello stesso modo. Pensano che sia ora di liberarsi di ogni retaggio e schema mentale precostituito e di lavorare. L’intervista del nostro direttore a Nunzia De Girolamo, coraggiosa e indipendente voce del PdL che potrebbe benissimo stare a sinistra come alcuni giovani e liberi Democratici potrebbero stare a destra, semplicemente perché destra e sinistra non esistono più. Il giornale della politica italiana è - su tutto - il giornale di costoro. Che sono coloro che possono rifare grande questo Paese. Insieme. Avremmo quindi voluto ignorare la ventesima legge ad personam del presidente del Consiglio, sì, sì, rispetto alla quale il primo sentimento che proviamo non è (tanto) l’indignazione quanto l’anelito di vedere questa roba, che non è scandalosa ma semplicemente vecchia, stantia, ammuffita, retrò, fuori dal tempo, inutile, sostituita da uno stimolante confronto-azione sulle idee. A il Politico.it interessa l’Italia, che oggi è tutt’altro da Berlusconi e da questa classe politica autoreferenziale perché anacronistica. Detto questo, assolviamo alla nostra funzione (anche) strettamente cronistica e “informativa” (ma l’informazione, torniamo a dire, non è appiattimento, ma contributo, costruzione) raccontandovi e commentando, con il deputato del Pd, l’ultima tentazione di Silvio. Che sia davvero l’ultima. Ma non perché Silvio la smetterà (quando mai). Ma perché la smettano. Tutti. Read more

Nunzia De Girolamo sferza Alfano: “Iscrizioni online” Matteo Patrone

luglio 5, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La deputata campana PdL lancia la proposta dalle colonne del giornale della politica italiana: il “partito nuovo” annunciato dal neo-segretario sia all’insegna della democraticità e della meritocrazia. E quale migliore strumento per assicurarlo della registrazione web? “Cominciamo così – dice De Girolamo a il Politico.it – Internet è la rivoluzione democratica. Tentare di mettere il bavaglio alla rete - dice a Matteo Patrone che le chiede conto del possibile provvedimento dell’Autorità per le comunicazioni che si attribuirebbe la facoltà di chiudere interi siti senza nemmeno il pronunciamento di un giudice: su Avaaz.com la possibilità di mobilitarsi per evitare la decisione prevista mercoledì - è come provare a fermare il vento con le mani”. di MATTEO PATRONE
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Il futuro dell’Italia. L’insostenibile legame tra tasse/motori D’Alessio

luglio 4, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Meno auto private in circolazione (e meno incidenti) significa miglior qualità della vita per un tempo più lungo (a tutti i livelli). Ma uno stato che guadagna sul bollo di circolazione (due volte, contando le addizionali locali), sul consumo di carburanti, sulle multe e le assicurazioni è, piuttosto, motivato ad incentivare il contrario. Costruire il nostro futuro (sostenibile) vuol dire dunque anche ristrutturare il sistema fiscale e slegarlo dalla motorizzazione privata. Ecco come e perché. di EMILIO D’ALESSIO Read more

La previsione. Non sarà Alfano l’erede di Berlusconi di L. Crespi

luglio 4, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il compitino (appena appena emo- zionato) con il quale il segretario e- letto-ma-nominato si è presen- tato alla platea del Pdl non deve indurre ad una (erronea) sottovalutazione dell’ex ministro della Giustizia ma rivela contemporaneamente tutti i limiti del delfino scelto (?) dal Cavaliere. Alfano saprà svolgere con grande “professionalità” il ruolo che gli è stato affidato, come ha fatto (sia pure in una chiave autoreferenziale quando non privatistica, per Berlusconi) nelle vesti di Guardasigilli, ma la politica non deve e non può essere (interpretata come fosse) una professione: e la mancanza della capacità di “vasti pensieri” e di suscitare (negli altri) un’emozione dell’ex coordinatore siciliano di Forza Italia rappresenteranno la pietra che rallenterà – e farà perdere – la corsa di Angelino alla successione del leader dopo il suo addio. di LUIGI CRESPI
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Tav, ora necessaria per (stare in) Europa (Sia) fatta senza far “ammalare” i cittadini Ma (non) è giusto modello di sviluppo (?)

luglio 4, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

In gioco non c’è la possibilità di portare più “velocemente una mozzarella ad Amsterdam”, come arringò populisticamente Grillo. E nemmeno (semplicemente) di far arrivare un treno “venti minuti prima” a Parigi. Si tratta di restare, con il nostro settentrione – e si pone il problema, semmai, di come agganciare a tutto questo il mezzogiorno – sull’”autostrada” sulla quale si svolgono i traffici nel Vecchio continente e, soprattutto, dall’Europa da e verso l’est. Dire no alla Tav significherebbe ritrovarsi, con tutto il nostro Paese, nella condizione nella quale (anche, oltre al problema della criminalità) si trova oggi il nostro sud: ovvero a non avere logisticamente, e (quindi) a non poter giocare come attore, un ruolo nel sistema di relazioni industriali e commerciali del mondo. La questione non è (dunque) “sì Tav”/”no Tav”: la Tav di per sé rappresenta una conseguenza della premessa dell’attuale modello di sviluppo che non può essere messo in discussione azzoppandolo, ovvero facendo sì che la Tav, da noi, nel nord-ovest, non si faccia e che, insomma, l’attuale modello di sviluppo resti, ma, oltre a non essere stato superato, nemmeno sia più adeguatamente funzionante. Come direbbero a Genova, si rischia, in questo modo, di non avere né la botte piena né il marito ubriaco. Perché è illusoria la prospettiva di ribaltare il capitalismo non mettendolo in discussione programmaticamente – e dunque fornendo un’alternativa credibile fondata su di un pensiero forte – ma, appunto, tentando di azzopparlo, cercando di impedire che l’attuale governo – e in generale la tendenza maggioritaria nella nostra politica – realizzi i propri piani, senza “cambiarglieli”. Cosa che non avverrebbe – e l’ipotesi che segue è irrealistica, proprio perché l’opposizione è messa in campo nell’unico, ma inadeguato, modo possibile – se non si riuscisse a fare la Tav per le resistenze dei cittadini. Ciò a cui semmai le proteste servono è a far capire ciò che ci indica il professor Ulivieri su Fb: “I fatti di Val di Susa denotano l’incapacità delle democrazie occidentali di ascoltare i veri bisogni della gente, l’essere incapaci di rappresentare le vere istanze della gente. La frattura è sempre più grande fra politici che non rappresentano e i non rappresentati”. Non (tanto, in sé) Tav sì o Tav no, ma semmai quale (altro) futuro per il nostro Paese e per l’Europa e il mondo. Solo che (appunto) ciò non si definisce boicottando il modello di sviluppo, ma – anche a partire però come appunto in questo caso dalla protesta – mettendo in campo (altro) pensiero forte. La rivoluzione culturale che rifaccia della cultura il nostro ossigeno, e il criterio della sostenibilità delle scelte – stop al consumo di territorio: e, certo, (non solo) in questo la Tav non va nella direzione auspicata; energie rinnovabili – sono la base da cui (ri)partire. il Politico.it ha già fatto, e farà la propria parte nella definizione di ciò che verrà dopo. Gad, ora, sulle violenze nelle proteste. di GAD LERNER Read more

Ogni settimana al cinema con il Politico.it Ulivieri: *** a 13 assassini. Film consigliato

luglio 3, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

A corte dello Shogun, il nobile Naritsugu un folle sanguinario, commette atrocità, le più barbare. Ma grazie alla benevolenza dello Shogun sta per entrare nel Consiglio. Il consiglio degli anziani richiama allora dalla pace dei fiumi dove si è recato a pescare Shinzaemon, l’unico samurai che può riuscire nell’impresa di eliminare il perverso Naritsugu. Sotto quel segno Shinzaemon raccoglie attorno a sé 12 valorosi quanto insuperabili samurai che hanno scelto la via della spada come l’unica via della loro vita e in quella ne sono divenuti maestri insuperabili. Un film d’azione di buona fattura, che non va mai oltre l’avventura “cappa e spada”. Comunque, da vedere. E’ il giorno del cinema sul giornale della politica italiana. Il giornale di Attilio Palmieri&Fabrizio Ulivieri. Come per la politica, il miglior cinema è (solo) su il Politico.it. di FABRIZIO ULIVIERI
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Manovra salva-Italia, governo “coniglio” Rinvia scelte dure a prossimo esecutivo Abbozza sviluppo ma senza poi coraggio Scarica peso sugli enti locali (i cittadini!) Il governo che ha a cuore solo se stesso E noi siam daccapo: così non ci salviamo

luglio 1, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Le misure “positive”: forfait del 5% per i giovani imprenditori (sotto i 35 anni); un inizio di riforma del collocamento che prelude ad una ristrutturazione del mercato del lavoro (e del sistema-Italia nel suo complesso). Ma questo esecutivo si ferma a questo abbozzo. Che varrà peraltro solo a partire dalla prossima legislatura. Come tutti gli interventi impopolari: aumento per tutti dell’età di pensionamento, stop agli aumenti delle pensioni più alte (ma, come scrive Mario Adinolfi su Fb, sarebbe (stato) giusto cominciare a parlare anche di una possibile revisione dei loro valori assoluti), riduzione dei costi della politica: parificazione degli stipendi dei parlamentari alla media europea, auto blu non cancellate (come chiedeva, tra il resto, il giornale della politica italiana) ma semplicemente quelle che ci sono, una volta non più utilizzabili, non verranno sostituite (ma intanto continueranno a farci buttare milioni di euro!). Come dice Casini, “una manovra stupida. E sleale”. Ovvero: anche il governo capisce (più o meno) ciò che è necessario fare, ma non fino in fondo, e comunque, pensa, che lo faccia qualcun altro. Solo che la manovra si rendeva necessaria per mettere in sicurezza l’Italia, riducendo i costi e avviando lo sviluppo: concentrando il peso della riduzione su Comuni e Regioni, ovvero su tutti noi (invece di concepire un piano equo e complessivo di tagli agli sprechi e di riduzione dei costi, e subito), la coperta resta corta: ci sarà un po’ di risparmio, ma il Paese non reagirà (se non si deprimerà); e nel medio (e poi lungo) periodo ci ritroveremo daccapo. Posto che, in attesa di vedere entrare in vigore i (pochi! E vacui) provvedimenti utili, i mercati, come fa notare di nuovo il leader Udc, non decidano ugualmente di metterci sotto attacco capendo la mancanza di coraggio di questa manovra, e di questo governo. Provvedimento (?) per provvedi- mento la manovra Tremonti (e la legge delega sul fisco), all’interno, per la firma di Ginevra Baffigo. Read more

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