Top

Smettere di chiedere qualcosa (per noi) E pensare adesso a cosa serve al Paese
E (quindi) a cosa serve a tutti quanti (noi) All’Italia serve ridurre equamente i costi In un piano complessivo per ricostruire Politica non cerchi solo di tappare buchi Politica punti invece a rifare grande Italia

giugno 28, 2011 di Redazione 

Il lobbismo “sano”, quello legale e trasparente, presente a livello europeo e in altri Paesi, si può fare solo quando l’impianto complessivo è solido e funzionante, e la situazione in un virtuoso equilibrio. Oggi il nostro Paese non regge più se stesso, nel senso che produce meno (ricchezza) di quanto ne distribuisca (male). E la politica italiana, autoreferenziale, ma anche quando lo è meno, concepisce solo piccole manovrine tappabuco che possono ridare fiato ad un singolo comparto per poco, ma non risolvono strutturalmente e complessivamente il “problema” e non consentono di prevedere una salvezza dell’Italia e, quindi, la propria rinascita. Il giornale della politica italiana lo ha scritto per primo e più volte: ciò di cui ha bisogno oggi il Paese è di un piano complessivo e organico, che non abbia l’obiettivo di far rifiatare ma di mettere le cose in ordine definitivamente. No alla risoluzione dei “problemi” ma lo sguardo alto e sereno, nella responsabilità, di chi vuole ripartire da “zero” (concettualmente, non, naturalmente, nel disfare quanto comunque di utile basilarmente esista) per puntare a vincere. A questo fine è necessario smettere di l far pagare a determinati settori il costo di una toppa, bensì è necessario – complessivamente – pianificare una riduzione dei costi che non significherà sacrifici, perché dovrà essere organizzata in modo tale da togliere il “di più” a chi ne dispone, e che dunque cesserà solo di avere un surplus (magari) “inutilizzato” (o quasi), e togliere poco o nulla a chi non ha. Questo per quel che riguarda la riduzione dei costi. Che equivarrebbe però ad allenarsi per fare una corsa rinunciando poi a farla, se contestualmente – l’organizzazione della riduzione dei costi va compiuta in questo ambito – non venisse stilata una tabella per la ripartenza. Siamo stanchi di ripeterlo, a questa nostra politica vecchia e apatica, ma il Politico.it ha già indicato delle possibili direttrici; e se non sono condivise (del tutto. Ma il punto è piuttosto nell’abulia della politica attuale), valgano comunque come stimolo per fare altrettanto, a partire dalle proprie idee. Ma non, per mettersi l’anima (?) in pace. Ma con la responsabilità di chi sta decidendo la linea che deve salvare e rifare grande l’Italia, e subito dopo si mette al lavoro per realizzarla. Il governo “che non governa” è come un tappo che impedisce alla possibile carica di venire fuori? Ma per l’opposizione questa è la strada per tornare a vincere per meriti propri e non soltanto per demeriti di Silvio o cavalcando la stanchezza di un’Italia che aspetta (invece), in ultima analisi, proprio questo: la possibilità di cambiare ma facendolo in modo sostenibile e duraturo, e per vincere la partita, non per gozzovigliarsi nell’aria fresca mentre la casa crolla. Il Pd trovi nell’orizzonte di assolvere alla propria funzione storica di “partito dell’Italia” la verve necessaria a mettercisi di buzzo buono e in modo “conclusivo” – per farle davvero, le “cose” – anche mentre in carica resta Berlusconi. Che magari poi sarà stimolato a fare altrettanto (o comunque a muovere qualche pedina). E’ ciò che serve all’Italia, e ai partiti, che sono strumenti per fare politica, che è la costruzione del futuro (del Paese!), non dovrebbe interessare altro. Massimo Donadi, ora, su un altro possibile intervento tappabuchi senza nessuna organizzazione complessiva, che penalizza (in questo caso) le donne. I “sacrifici” vanno invece, come detto, organizzati per riguardarci tutti e (in questo modo) nessuno. di MASSIMO DONADI

Nella foto, il ministro dell’Economia: attonito

-

di MASSIMO DONADI*

In questo Paese, il lavoro femminile vive ancora condizioni profondamente ingiuste e diseguali. Dai sussurri e grida del palazzo, smentite e poi ribadite, sembra il Governo abbia l’intenzione di aumentare l’età pensionabile delle donne. Le ragioni che spingerebbero il Governo a varare tale provvedimento sono dettate dall’esigenza di fare cassa, ovvero, per liberare risorse da destinare all’abbattimento del debito pubblico. Ebbene, se l’intenzione è quella di fare cassa sulla pelle delle donne io dico no.

Sono convinto anche io per primo che un ragionamento sull’innalzamento della pensione delle donne non sia un tabù e che vada affrontato ma con dei se e dei ma chiari e grandi come una casa. Le donne sono chiamate a ricoprire nella società il doppio ruolo di lavoratrici e madri in condizioni non favorevolissime, anzi. In Italia, infatti, il sistema del welfare non è supportato da una rete di servizi, strumenti e agevolazioni che favoriscano le lavoratrici madri e le famiglie. Il nostro welfare, e certo non svelo nulla a nessuno, si regge su un impianto di tipo familistico: la famiglia, i nonni sono il vero sostegno per le donne che sono impegnate nella difficile concertazione tra famiglia e lavoro. Dunque, se il progetto del governo dovesse andare in porto, di fatto, le donne sarebbero scippate di una sorta di tesoretto che verrebbe impiegato non per favorire politiche atte a favorire e agevolare il doppio ruolo di madri-lavoratrici ma solo ed esclusivamente per l’abbattimento del debito pubblico. Ebbene, se così fosse, ci troveremmo di fronte ad un vero e proprio furto, una vigliaccata inaccettabile sulla pelle delle donne al solo scopo di fare cassa.

Così facendo, avremmo perso la straordinaria occasione di costruire un welfare su misure per le donne, per le famiglie e la società, al pari degli altri paesi europei. Ecco quello che penso io: i soldi che da questa operazione dovessero risparmiarsi dovrebbero essere reinvestiti per costruire un welfare di stampo europeo, come esiste in tutti i paesi occidentali, garantendo servizi, asili nido, scuole a tempo pieno, detrazioni fiscali per collaboratori domestici, il part-time come un diritto e non come una concessione, introducendo sgravi fiscali per il datore di lavoro: insomma, una serie di operazioni necessarie per mettere le donne nelle condizioni di poter svolgere al meglio il doppio ruolo che sono chiamate a svolgere.

Un governo serio i soldi per fare cassa dovrebbe andarli a cercare da altre parti, dove pullulano un mare di sprechi e costi inutili: dai costi della politica, dal dimezzamento del numero dei parlamentari, i vitalizi, dal taglio delle province, enti inutili e auto blu, dalle prebende, privilegi e poltrone che non hanno altro scopo che ingrassare la Casta. Pensare di fare cassa sulla pelle delle donne non è solo un furto ma un insulto: per questo, lancio il mio appello perché tutte le donne si ribellino a tale piano: fermiamoli, se non ora quando?

MASSIMO DONADI*

*Capogruppo alla Camera di Italia dei Valori

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom