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Destra/ sinistra camicie forza ideologiche Nell’Italia di oggi non hanno più “utilità” Adesso serve solo fare il bene del Paese E, onestamente, esiste un modo per farlo Destra/sinistra impediscono ‘intelligenza’

giugno 28, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Nel senso di quella libertà di pensare ciò che verrebbe da pensare se non ci si costringesse ad avere un’idea pre (e da altri) concepita, che consente di individuare il proprio (vero) ”modo” di vedere le cose e, coerentemente, di assumere la posizione più onesta e responsabile. In assoluto è utopia (?), ma possiamo (almeno) liberarci – se non dei nostri condizionamenti – almeno dei retaggi ideologici. Spesso, oggi, la cosiddetta ideologia è solo una copertura di interessi più o meno faziosi, personalistici o privati, ma questo vale per l’attuale casta della nostra politica politicante; il “popolo” crede ancora, influenzato proprio da quei personaggi che lo fanno per perseguire (appunto) i propri interessi, che esistano e soprattutto siano giustificate la destra e la sinistra nel nostro Paese. Ma l’evoluzione sociale, la “liberazione” del pensiero favorita dal(l’era dell)a comunicazione e l’attuale condizione della nostra nazione rendono quelle chiavi di lettura forzate, inutili, dannose. La responsabilità della reiterazione dell’assunzione di quei punti di vista infondati e faziosi è, come detto, della nostra attuale classe dirigente, che per mantenere in vita se stessa ha mantenuto in vita – anche contro le proprie coraggiose, forse involontarie o non del tutto consapevoli scelte: quale la fondazione del Partito Democratico – quella rappresentazione, appunto dei propri tempi di origine, l’unica che sapesse interpretare. Il rischio è che i giovani, plagiati da vent’anni di nostra politica autoreferenziale, pure nello sforzo (di studio) e nella spontaneità dell’innovazione si ritrovino moderni in tutto tranne che nel pensiero politico, dove la modernità è la piena espressione (di sé), consentita appunto dalla liberazione dai retaggi e (per quanto possibile) dai condizionamenti. Guardate le acrobazie che i nostri uomini politici autoreferenziali di oggi – alcuni in assoluta e, ahiloro, disperata buonafede – fanno per mantenersi “a destra” o “a sinistra”, quando la naturalezza dell’adeguamento alla realtà li porterebbe a convergere e a pensarla nello stesso modo. Ma solo la nuova politica, quella fatta appunto nel solo interesse dell’Italia al di là della rappresentanza di specifici interessi (o di malriposte buone-fedi), può salvare e rifare grande questo Paese. il Politico.it, che ne ha parlato per primo e che la interpreta più naturalmente, continuerà a scriverlo e a lavorare perché tutto questo avvenga.

Smettere di chiedere qualcosa (per noi) E pensare adesso a cosa serve al Paese
E (quindi) a cosa serve a tutti quanti (noi) All’Italia serve ridurre equamente i costi In un piano complessivo per ricostruire Politica non cerchi solo di tappare buchi Politica punti invece a rifare grande Italia

giugno 28, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il lobbismo “sano”, quello legale e trasparente, presente a livello europeo e in altri Paesi, si può fare solo quando l’impianto complessivo è solido e funzionante, e la situazione in un virtuoso equilibrio. Oggi il nostro Paese non regge più se stesso, nel senso che produce meno (ricchezza) di quanto ne distribuisca (male). E la politica italiana, autoreferenziale, ma anche quando lo è meno, concepisce solo piccole manovrine tappabuco che possono ridare fiato ad un singolo comparto per poco, ma non risolvono strutturalmente e complessivamente il “problema” e non consentono di prevedere una salvezza dell’Italia e, quindi, la propria rinascita. Il giornale della politica italiana lo ha scritto per primo e più volte: ciò di cui ha bisogno oggi il Paese è di un piano complessivo e organico, che non abbia l’obiettivo di far rifiatare ma di mettere le cose in ordine definitivamente. No alla risoluzione dei “problemi” ma lo sguardo alto e sereno, nella responsabilità, di chi vuole ripartire da “zero” (concettualmente, non, naturalmente, nel disfare quanto comunque di utile basilarmente esista) per puntare a vincere. A questo fine è necessario smettere di l far pagare a determinati settori il costo di una toppa, bensì è necessario – complessivamente – pianificare una riduzione dei costi che non significherà sacrifici, perché dovrà essere organizzata in modo tale da togliere il “di più” a chi ne dispone, e che dunque cesserà solo di avere un surplus (magari) “inutilizzato” (o quasi), e togliere poco o nulla a chi non ha. Questo per quel che riguarda la riduzione dei costi. Che equivarrebbe però ad allenarsi per fare una corsa rinunciando poi a farla, se contestualmente – l’organizzazione della riduzione dei costi va compiuta in questo ambito – non venisse stilata una tabella per la ripartenza. Siamo stanchi di ripeterlo, a questa nostra politica vecchia e apatica, ma il Politico.it ha già indicato delle possibili direttrici; e se non sono condivise (del tutto. Ma il punto è piuttosto nell’abulia della politica attuale), valgano comunque come stimolo per fare altrettanto, a partire dalle proprie idee. Ma non, per mettersi l’anima (?) in pace. Ma con la responsabilità di chi sta decidendo la linea che deve salvare e rifare grande l’Italia, e subito dopo si mette al lavoro per realizzarla. Il governo “che non governa” è come un tappo che impedisce alla possibile carica di venire fuori? Ma per l’opposizione questa è la strada per tornare a vincere per meriti propri e non soltanto per demeriti di Silvio o cavalcando la stanchezza di un’Italia che aspetta (invece), in ultima analisi, proprio questo: la possibilità di cambiare ma facendolo in modo sostenibile e duraturo, e per vincere la partita, non per gozzovigliarsi nell’aria fresca mentre la casa crolla. Il Pd trovi nell’orizzonte di assolvere alla propria funzione storica di “partito dell’Italia” la verve necessaria a mettercisi di buzzo buono e in modo “conclusivo” – per farle davvero, le “cose” – anche mentre in carica resta Berlusconi. Che magari poi sarà stimolato a fare altrettanto (o comunque a muovere qualche pedina). E’ ciò che serve all’Italia, e ai partiti, che sono strumenti per fare politica, che è la costruzione del futuro (del Paese!), non dovrebbe interessare altro. Massimo Donadi, ora, su un altro possibile intervento tappabuchi senza nessuna organizzazione complessiva, che penalizza (in questo caso) le donne. I “sacrifici” vanno invece, come detto, organizzati per riguardarci tutti e (in questo modo) nessuno. di MASSIMO DONADI
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