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Intercettazioni, diciamoci una “verità” (?) Leggere telefonate private è una porcata (Ben) altro è il diritto di cronaca/ sapere Sì ai resoconti, no al pubblico ludibrio Una legge che regoli non è bavaglio E’ (soltanto – ?) una legge di civiltà Donadi: “Ma il tema è – prima – la Casta”

giugno 27, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Il giornale della politica italiana trova osceno che ci sia chi possa, e scelga di, tuffarsi, ogni giorno, a leggere i testi delle telefonate tra altre persone. Che siano uomini (anche) pubblici non toglie loro il diritto alla privacy. E non rende meno discutibile questa propensione. E i giornali non dovrebbero invocare il diritto di cronaca per rendere il (cattivo) servizio di alimentare questo voyeurismo mascherato da informazione. Si parla della pubblicazione delle telefonate non utili a ricostruire un profilo penalmente rilevante; e si parla, semplicemente, della pubblicazione, perché l’ascolto, anche ampio, da parte di chi deve condurre le indagini non è (e non va messo) invece in discussione. Un Paese civile conosce il confine tra impegno pubblico (come quello, basilare, in tutti i sensi, dei giornali) e porcile mediatico, a cui non appartiene soltanto la televisione-spazzatura del Grande Fratello ma anche il grande fratello dell’informazione (?). Informazione che sarebbe chiamata ad occuparsi di contribuire alla costruzione del “dopo”, prima di offrire un cattivo modello alla nostra (in)civiltà. Il bene non è (categoricamente) né a destra né a sinistra, e nemmeno nell’antiberlusconismo di per sé; il bene è nell’onestà e nella responsabilità di rispettare le regole. Sempre. Ascoltiamo ora l’opinione (in parte) dissonante di Massimo Donadi, che ci offre comunque uno spunto (del tutto) condivisibile: guai a che il dibattito pubblico dimentichi le responsabilità della Casta nel discutere la (giusta, per noi, nei termini da noi indicati) legge sulle intercettazioni. Ma il dibattito pubblico è alimentato dai giornali. Sta a loro, se non lo fanno gli uomini politici, indicarci (e indicare loro) la strada. Ma è in grado di farlo chi non ha l’onestà di distinguere il diritto della/ all’informazione con la macelleria mediatica? di MASSIMO DONADI Read more

***Sarebbe (questo) il giusto riconoscimento***
PANNELLA SENATORE A VITA
di GAD LERNER

giugno 27, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

La politica è il momento più alto in cui una donna o un uomo compiono la propria maturazione ed esprimono (finalmente) loro stessi. La maturità dell’Io sta infatti nel raggiungimento di una pienezza per la quale ci si può dedicare agli altri senza rinunciare a se stessi, anzi realizzandosi completamente. In questo senso – e non nel senso “materialistico” di un “lavoro” – fare politica significa “mettersi al servizio”. Il leader Radicale è uno dei rari casi della nostra politica – meno rari nella Prima Repubblica, quasi inesistenti oggi – in cui tutto questo sembra vero. Ecco chi dovrebbe essere scelto per rappresentare ad vitam le nostre istituzioni e, con esse, la nostra nazione: chi abbia saputo o potuto realizzare quella condizione per fare (tra l’altro…) politica (vera). “Non mi è mai sfiorato un dubbio sulla buona fede dei suoi comportamenti; tutti abbiamo imparato da lui la sfida dell’impopolarità pur di portare avanti delle sfide difficili di libertà e di civiltà”. Fare politica significa elevare se stesso annullando il proprio “ego” (non, appunto, nel senso dell’Io). Marco Pannella fa politica da sessant’anni. Ecco perché il Politico.it suggerisce che nominarlo senatore a vita sarebbe il “giusto riconoscimento”. di GAD LERNER Read more

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