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***Il commento***
CON BERLUSCONI E’ FINITO ANCHE IL TEMPO DI DI PIETRO
di GAD LERNER

giugno 24, 2011 di Redazione 

Perché la primavera democratica cominciata con l’affermazione alle amministrative di Pisapia e De Magistris e proseguita con la grande partecipazione ai referendum segna, “deve” segnare la fine delle leadership “Per(s)on[ali]stiche e antidemocratiche qual è la sua”, e richiede piuttosto che anche alle primarie del centrosinistra possano presentarsi ed emergere “figure politiche di per sé innovative rispetto al contesto italiano”, senza che la competizione si riduca ad una sfida anacronistica tra Bersani, Vendola e lo stesso Di Pietro - che pure sta già cercando di posizionarsi. di GAD LERNER

Nella foto, Gad Lerner

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di GAD LERNER

Credo che Antonio Di Pietro stia commettendo un errore, proteso com’è in una lotta per la sopravvivenza politica di natura quasi esclusivamente personale. I referendum che ha felicemente portato al successo – onore al merito, e alla fortuna – lo hanno illuso di poter azzardare una manovra spericolata dopo che invece tutta la primavera del cambiamento aveva fatto emergere nuovi soggetti protagonisti dell’opposizione al berlusconismo, ridimensionando il suo ruolo.

Solo che la sua manovra spericolata, ripeto, il suo azzardo di virare al centro distinguendosi da una cultura di sinistra che non gli era mai appartenuta, come sempre si manifestano con spregiudicato personalismo. Ha costruito un partito di personaggi simili a lui, cioè devoti alla furbizia e convinti di dover sempre fregare gli altri per non essere fregati. Guarda caso poi ci scappa uno Scilipoti di tanto in tanto, anzi, piuttosto spesso. Disgrazie inevitabili, visto qual è il modello del leader.

Ora Di Pietro sta solo cercando un nuovo spazio per competere in solitudine alle primarie del centrosinistra. Sa di non poterle vincere ma le vuole usare per ricavarsi un potere ministeriale successivo. La sua scelta rischia di peggiorare la competizione delle primarie. Io continuo a sperare che non si riduca a una scelta fra Bersani, Vendola e Di Pietro. Confido nell’emergere di figure politiche di per sé innovative rispetto al contesto italiano, capaci di replicare su scala nazionale l’esperienza milanese di Giuliano Pisapia.

Se affermo che Di Pietro sta commettendo un errore, è perché secondo me lui non riesce a percepire il rigetto crescente, pure fra i suoi simpatizzanti, nei confronti delle leadership personalistiche e antidemocratiche qual è la sua. Con Berlusconi, forse, anche Di Pietro ha fatto il suo tempo.

GAD LERNER

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