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Lotta di Marco per la democrazia. Il “giusto riconoscimento” Chirico

giugno 24, 2011 di Redazione 

Ne parla Napolitano in una lettera al leader Radicale in sciopero della fame dallo scorso 20 aprile per denunciare la situazione insostenibile delle nostre carceri. Ma che nazione è, un Paese nel quale si debba mettere a repentaglio la propria vita come unico modo per attirare l’attenzione delle istituzio- ni su di un deficit di democrazia e di rispetto dei diritti dei cittadini? In questa chiave appare ancora più e- vidente il valore, oggi riconosciuto dal capo dello Sta- to, delle battaglie di Marco. di ANNALISA CHIRICO

Nella foto, la (parziale) soddisfazione di Pannella

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di ANNALISA CHIRICO

Marco Pannella è in sciopero della fame dal 20 aprile. Ieri mattina con una voce evidentemente provata ha comunicato la volontà di lasciare la clinica, dov’è ricoverato.

Il lungo silenzio politico e mediatico finalmente si è rotto.

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha indirzzato a Marco una lettera, in cui definisce le lotte del leader radicale “patrimonio comune”.

“Credo che l’Italia ti debba il giusto riconoscimento per la determinazione con la quale hai intrapreso tante battaglie per sollecitare una piena affermazione e tutela delle libertà civili e dei diritti dei cittadini”.

E’ quanto afferma Napolitano. Il “giusto riconoscimento”.

Per lungo tempo l’obiettivo dell’iniziativa nonviolenta di Marco non è stato chiaro a molti, probabilmente neanche a lui. “Perché l’Italia torni ad essere, in qualche misura, una democrazia”.

Io condivido gran parte delle riflessioni di Adriano Sofri sul Foglio di qualche giorno fa. La democrazia italiana, pur con tutte le sue macroscopiche imperfezioni, rimane una democrazia. Di quelle reali, le uniche possibili. E trovo inappropriate espressioni come “nuclei di Shoah”, volutamente parossisitiche e provocatorie. Ma comunque inappropriate.

Rimane però che la situazione carceraria italiana è insostenibile. Non degna di un Paese civile. E che Marco Pannella, il padre delle principali riforme liberali di questo Paese, debba ridursi alle condizioni fisiche attuali per ricevere un grammo di attenzione, è il segnale del degrado politico-istituzionale della Repubblica dei partiti.

“Per battere la morte a volte si deve rischiare la vita”. Così dice Marco. Io so solo che ora lui sta rischiando la vita. E questo non mi piace, non vorrei mai che accadesse. Non vorrei mai che per conquistare un barlume di civiltà dovessimo sacrificare una vita.

ANNALISA CHIRICO

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