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Born to be Ironic (o il bigottismo a sinistra) di Marianna Bartolazzi

giugno 23, 2011 di Redazione 

Guardate il manifesto della Festa Pd di Roma. Una donna a cui il “vento che cambia” solleva i lembi della gonna denudando due bellissime gambe. E a sinistra, ancora una volta, è polemica. Al di là della scelta comunicativa più o meno felice, la nostra Marianna Bartolazzi ci interroga sulla capacità della sinistra di (non) prendersi (troppo) sul serio, e quindi di sorridere (di sé), e perciò di essere tanto più determinata sui temi che la dovrebbero vedere protagonista: a cominciare dal sistema-Italia bloccato e dal (conseguente) mercato del lavoro che premia i “figli di” e non valorizza il merito, deperendo una nazione che, se saprà lib(e)rarsi di tutto ciò, può invece tornare grande. di MARIANNA BARTOLAZZI

Nella foto, i manifesti incriminati

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di MARIANNA BARTOLAZZI

Oggi vi presento una foto. No, è un manifesto. Lancia l’inizio della Festa de L’Unità di Roma.

Belle gambe, vero? Non vi fa sorridere? Non vi mette allegria?

Bene, è oggetto di una valanga di critiche. Abbiamo rispolverato, dopo la parentesi Olgettina, la frase in odor di ’68 “mercificazione del corpo femminile”.

E io, dal canto mio, ho rispolverato la frase in odor di cattolicesimo “O mio Dio, aiutaci tu”.

Propongo perciò un elenco delle cose di cui la sinistra nel nostro Paese si dovrebbe occupare, invece di farsi turbare le notti da provocanti gonnelle fucsia.

1. Ieri facevo la spesa, incontro una mia amica: laureata in comunicazione e organizzazione di eventi (il primo che dice che non è una facoltà utile faccia pure una gara di cultura generale con la sottoscritta); lavora per mantenersi e non pesare sul bilancio familiare da quando ha iniziato l’università; ora convive con un ingegnere, assunto a tempo determinato per poco più di 1000 euro al mese, a fronte di 10, anche 12 ore di lavoro, molto spesso con straordinari non pagati. Lei fa due lavori, uno la mattina, con pagamento a provvigione. Uno il pomeriggio, senza contratto, nell’attesa che il periodo di prova diventi una reale assunzione. Sta pensando di lavorare anche il week-end, come cameriera, perchè lo stipendio del compagno si esaurisce col pagamento del mutuo e delle bollette, e lei è costretta a chiedere in prestito soldi alla madre per fare la spesa. Ieri piangeva, il lavoro dal quale l’hanno licenziata non le ha fruttato neanche una liquidazione. Piangeva, le si era rotto il vetro del lunotto della macchina: un semplice imprevisto che può diventare un dramma, quando non sai come pagare.

2. Un mio amico fa il grafico da 15 anni. Ha lavorato per 1000 imprese, è estremamente qualificato. Lavora in una redazione per poco più di 1000 euro al mese, straordinari naturalmente non pagati. La notte lavora all’impaginazione di un’altra rivista. Siamo al terzo numero, neanche l’ombra di un pagamento. Non può comprarsi la macchina, e vive come uno studente in una camera in affitto, che gli succhia quasi la metà dello stipendio.

3. Domani partecipo alle preselezioni di un concorso pubblico. Sono laureata, ho un master, un’esperienza di assistentato di cattedra (non retribuito), mi fu sconsigliato di partecipare al concorso per il dottorato perché “solo quelle vicine al Preside di facoltà passano”. Perciò ho continuato a lavorare, prima nel Pd nazionale, ora in un ufficio pubblico, con contratto a tempo determinato. Rispetto ai miei amici, sono quella che se la passa meglio di tutti.

Domani ci vado a fare la preselezione, io insieme ad altre 3000 persone, per 50 posti. Non ce l’ho una spinta, non l’ho chiesta. Non sono una santa, non ho le conoscenze. E poi voglio credere che le mie competenze possano offrirmi comunque una chance. E probabilmente non sarà così.

Al mio partito chiedo che si occupi dell’occupazione, femminile e maschile, della mia generazione e non solo. Chiedo che si occupi seriamente della selezione della NOSTRA classe dirigente. Chiedo che ci si batta per il referendum per eliminare questa legge elettorale. Ma, a fronte di questa realtà di regole infami, chiedo anche che si abbia il coraggio di candidare chi merita, di promuovere chi ha istruzione e capacità. Non solo il proprio fedele, non solo la propria segretaria. Perché è successo anche da noi. E io sono stanca.

E no, non me ne importa nulla di un paio di gambe su un manifesto. Sono belle, mi mettono allegria, la donna è anche bellezza e autoironia. Quella che la sinistra troppo spesso non ha.

MARIANNA BARTOLAZZI

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