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***L’editoriale***
MA ADESSO IL PD VUOLE COSTRUIRE QUALCOSA?
di PAOLO GUZZANTI

giugno 14, 2011 di Redazione 

A vincere le elezioni, e poi a mobilitare i milioni di italiani che hanno votato al referendum, in (una) parte consistente anche per dare la spallata al governo, è stato… Berlusconi. A sinistra si è infatti raccolto il dividendo della sommatoria tra la nullità (o quasi) governativa dell’attuale esecutivo – andata ad installarsi nella sempre maggiore esigenza/ e dei nostri connazionali, per la crisi ma anche per la crescente voglia di rialzare la testa (non la cresta) come nazione – e la perdita di credibilità del premier per le sue vicende personali. Per lo più senza offrire alcun tipo di contributo. E la vittoria di ieri è dunque una vittoria di popolo, non certo di Bersani e del resto degli apparati (non è un caso che D’Alema non si sia fatto sentire in queste settimane elettorali: paura di rompere il giocattolo?). Al limite (un po’) di Di Pietro, che non a caso è stato il leader d’opposizione in grado – sia pure con tutti i limiti del populismo di sinistra, almeno fino alla svolta “responsabile”. In tutti i sensi? – di sintonizzarsi più efficacemente con gli italiani, e che è il vero fautore della consultazione. Ma finché non vivremo in un “regime” di democrazia diretta i partiti resteranno necessari per l’organizzazione del “dopo”; e dunque la domanda di oggi è: quand’è che il centrosinistra comincia a farsi degno del suo popolo civile e moderno e comincia a rappresentare (non politicisticamente, ma politicamente! Con i contenuti!) il domani del nostro Paese (in tutti i sensi)? Il giornale della politica italiana torna a servire su di un piatto d’argento il suo contributo, inevitabilmente ascoltato ma non posseduto da Bersani, e che invece costituisce la traccia su cui salvare e rifare grande l’Italia. Guzz, dunque, sulla situazione di stallo in cui (altrimenti) ci veniamo a trovare. di PAOLO GUZZANTI

Nella foto, Paolo Guzzanti

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di PAOLO GUZZANTI

Come ho scritto domenica, il referendum era pro o contro il governo e il risultato è che la metà più uno e molto di più ha votato contro il governo. Questo era ed è il punto. Importante, rilevante, schiacciante. Tutto il resto è fuffa. Il punto è: che cosa, chi e come, dopo?

Il risultato è questo e conta. Peccato che non ci sia un accidente di governo o maggioranza politica di ricambio, ma speriamo che salti fuori, lavorando accanitamente e accuratamente. Io avevo detto che la natura del voto era quella che è, ed è quella che è.

Se SB fosse stato intelligente avrebbe dovuto sponsorizzare il referendum, dire che avrebbe rispettato il voto, fare un elogio della democrazia, sdraiarsi sulla volontà popolare. Ma quello è come è e riesce anche a sabotarsi. Naturalmente tutto il fronte antiberlusconiano è giustamente in festa e fa bene a cantare vittoria. E’ una vittoria. Il punto è quello solito: e adesso? Che si fa? chi farà che cosa?

Che cosa farò io? Continuerò a fornire ossigeno al governo finché non salta fuori qualcosa di serio e di nuovo. Il terzo polo ha fallito, la leadership non c’è e l’abbraccio del PD si è rivelato mortale come si è visto nelle municipali.

Dunque, complimenti vivissimi a tutti coloro che hanno votato e che hanno vinto, perché ogni volta che la parola passa al sovrano popolare e quello si esprime in maniera netta e chiara, è una festa. Per me è una festa.

Ho letto una caterva di commenti stupidi, rissosi, puerili, rabbiosi, come è nel costume italiano e nel web. Quasi tutta robetta da quattro soldi e non faccio nomi. Ci sono stati naturalmente anche molti commenti intelligenti da ambo le parti, ma minoritari.

Direi che ora si riparte da zero, con un vasto fronte di opposizione deciso a dire no, e un tenuissimo fronte costruttivo per una nuova e diversa maggioranza, o per una maggioranza come quella che governa ma con diverso leader, oppure… non vedo altre soluzioni da oggi alle elezioni che – come ho spiegato mille volte – spero non siano anticipate perché per ora si vede molto fumo e poco arrosto.

PAOLO GUZZANTI

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