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***Il commento***
SILVIO SI DIMETTA O TRASCINERA’ LA DESTRA ALL’INFERNO
di LUIGI CRESPI

giugno 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Negare, come fa Capezzone nella vignetta di theHand, non salverà la maggioranza da una possibile lunga serie di sconfitte elettorali. E c’è poi un altro dato: di fronte ad una nostra (? Appunto) politica che non dà risposte alle esigenze del Paese, l’Italia vuole tornare a partecipare e a decidere “da sé”. Un Pdl che non venga rifondato, e può avvenire solo a partire da un profondo processo di rinnova- mento e di democratizzazione che passa per l’addio di Berlusconi, è un Pdl che si scontrerà con il sentire degli italiani. E farà una brutta fine. di LUIGI CRESPI Read more

Il futuro dell’Italia passa (soltanto) di qui Prodi: precarietà si vince con formazione Nostro direttore lo scrisse a febbraio ’10 Via per tutti moloch del posto fisso a vita Formazione permanente per innovazione Sì a (nuova) Italia (più) libera e creativa

giugno 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

Ma, come abbiamo ripetuto in tutte le occasioni in cui ci siamo tornati su, rilanciando e sviluppando il concetto, creatività non può fare rima (appunto) con la precarietà – che la nega – e prima di libera(lizza)re ulteriormente il mercato del lavoro, o contestualmente, è necessario fissare quelle regole e rivoluzionare quella cultura per le quali tutti si sia protesi all’obiettivo di salvare e rifare grande questo Paese, dando il là ad uno sviluppo finalmente duraturo, che ci porti non solo a riconquistare posizioni ma a conquistarne di nuove (rispetto al passato). Matteo Patrone scriveva un anno e mezzo fa: “La soluzione di lungo periodo al problema del lavoro non sono – naturalmente – gli ammortizzatori sociali che pure sono necessari, come paracadute per le persone che oggi perdono il lavoro e rischiano di crollare nella povertà; la soluzione di lungo periodo è l’istituzione di un sistema di formazione permanente, che offra sia alle persone che escono dall’istruzione primaria e non scelgono lo sbocco universitario sia ai nuovi disoccupati, continue nuove opportunità di apprendimento e quindi di formazione verso un nuovo inserimento anche in altri ambiti nel mondo del lavoro”. La chiave di volta è l’innovazione: il posto fisso viene superato non per precarizzare le vite dei lavoratori, o per fare un regalo unilaterale alle aziende (che però, alla fine, si ritorcerebbe contro di loro); ma perché l’intera nazione è proiettata nella chiave di un rinnovamento (di sé), che la porti a diventare sempre più il luogo più avanzato della ricerca, dell’innovazione, appunto, fatta (anche) di aziende che producono le idee migliori e le realizzano con le tecnologie più avanzate. E che si mettono nella condizione di farlo offrendo continuamente ai propri lavoratori nuove opportunità di formazione, tali da renderli in grado di stimolare e di seguire il processo di innovazione stessa. L’ex presidente del Consiglio giunge alle stesse conclusioni, domenica sul Messaggero, analizzando i punti di forza dell’economia tedesca. Ma quella del nostro direttore non è (“solo”) una soluzione “tecnica” ad un problema di settore; è parte del complessivo progetto per la costruzione del futuro dell’Italia che trovate sintetizzato qui. E del quale la (sostanziale) “convergenza” di Prodi, un anno e mezzo dopo (!), rivela tutta la straordinaria forza e credibilità. Ma andiamo a rileggere quell’editoriale del 5 febbraio 2010, al quale sono seguito tutti gli altri letti (che pure riproponiamo in coda) in questi mesi sull’Italia creativa. di MATTEO PATRONE Read more

***L’editoriale***
MA ADESSO IL PD VUOLE COSTRUIRE QUALCOSA?
di PAOLO GUZZANTI

giugno 14, 2011 by Redazione · Commenti disabilitati 

A vincere le elezioni, e poi a mobilitare i milioni di italiani che hanno votato al referendum, in (una) parte consistente anche per dare la spallata al governo, è stato… Berlusconi. A sinistra si è infatti raccolto il dividendo della sommatoria tra la nullità (o quasi) governativa dell’attuale esecutivo – andata ad installarsi nella sempre maggiore esigenza/ e dei nostri connazionali, per la crisi ma anche per la crescente voglia di rialzare la testa (non la cresta) come nazione – e la perdita di credibilità del premier per le sue vicende personali. Per lo più senza offrire alcun tipo di contributo. E la vittoria di ieri è dunque una vittoria di popolo, non certo di Bersani e del resto degli apparati (non è un caso che D’Alema non si sia fatto sentire in queste settimane elettorali: paura di rompere il giocattolo?). Al limite (un po’) di Di Pietro, che non a caso è stato il leader d’opposizione in grado – sia pure con tutti i limiti del populismo di sinistra, almeno fino alla svolta “responsabile”. In tutti i sensi? – di sintonizzarsi più efficacemente con gli italiani, e che è il vero fautore della consultazione. Ma finché non vivremo in un “regime” di democrazia diretta i partiti resteranno necessari per l’organizzazione del “dopo”; e dunque la domanda di oggi è: quand’è che il centrosinistra comincia a farsi degno del suo popolo civile e moderno e comincia a rappresentare (non politicisticamente, ma politicamente! Con i contenuti!) il domani del nostro Paese (in tutti i sensi)? Il giornale della politica italiana torna a servire su di un piatto d’argento il suo contributo, inevitabilmente ascoltato ma non posseduto da Bersani, e che invece costituisce la traccia su cui salvare e rifare grande l’Italia. Guzz, dunque, sulla situazione di stallo in cui (altrimenti) ci veniamo a trovare. di PAOLO GUZZANTI Read more

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