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***Le conseguenze sull’esecutivo***
BERSANI: “ORA BERLUSCONI SI DIMETTA”
di GINEVRA BAFFIGO

giugno 13, 2011 di Redazione 

Il risultato che importa – capace di andare oltre la cronaca politicista e di scrivere un pezzetto di Storia - è la scelta “di merito”, su acqua e nucleare, dei nostri connazionali. E questo è il (vero) valore politico dei referendum. Ma è chiaro a tutti che il quinto, invisibile quesito riguardava il governo. E la risposta è stata (altrettanto) netta. E anche se, responsa- bilmente, Di Pietro – vero fautore della consultazione - preferisce mantenere l’attenzione puntata sull’esito dei singoli quesiti è la Lega ad avvertire Berlusconi: “Domenica a Pontida ti diremo cosa devi fare. Siamo stufi di prender sberle”. La nostra vicedirettrice ci racconta che (brutta) aria tira per il presidente del Consiglio. di GINEVRA BAFFIGO

La vignetta è di theHand

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di Ginevra BAFFIGO

Sì, sì, sì, sì. Così rispondono gli italiani ai quattro quesiti referendari. E lo fanno in massa.

Dopo ben 16 anni di quorum mancati, risultato raggiunto con il 57%, di cui i “sì” volano a quota 95-97%.

Il “quinto” quesito che il referendum pone è ad ogni modo quello delle ripercussioni sul governo. Con il verdetto delle urne di questo fine settimana il governo Berlusconi è costretto ad incassare la terza grave sconfitta.

In soli due mesi la parabola berlusconiana sembra irrimediabilmente avviata alla sua fase discendente. Berlusconi deve riconoscere suo malgrado l’esito delle consultazioni, quelle «inutili» consultazioni, il cui esito però ora non può essere ignorato. «L’alta affluenza nei referendum dimostra una volontà di partecipazione dei cittadini alle decisioni sul nostro futuro che non può essere ignorata», scrive il presidente del Consiglio in una nota di commento. «Anche a quanti ritengono che il referendum non sia lo strumento più idoneo per affrontare questioni complesse – sostiene il premier – appare chiaro che la volontà degli italiani è netta su tutti i temi della consultazione. Il governo e il Parlamento hanno ora il dovere di accogliere pienamente il responso dei quattro referendum».

Infierisce Bersani, per il quale il voto rappresenta un «divorzio» tra elettori e governo di centrodestra. E’ dunque tempo di dimissioni. Il dato sull’affluenza – sostiene il segretario Democratico – dimostra che l’esecutivo è «su una strada diversa da quella su cui viaggia il Paese». Il segretario parla poi di un risultato «enorme» e promette: il Pd darà «una risposta positiva. Siamo pronti alle nostre proposte in Parlamento». E dunque, a Berlusconi lancia un chiaro invito: «Si dimetta e apra una fase politica nuova. Vada al Quirinale».

Di Pietro, a sorpresa, prende rapidamente le distanze ed in modo netto: «L’Idv in tempi non sospetti ha chiesto le dimissioni di Berlusconi. Farlo ora in nome dei risultati referendari è una strumentalizzazione». «Sono andati a votare sì – aggiunge l’ex pm – anche molti elettori del centrodestra. Per rispetto nei loro confronti non possiamo chiedere le dimissioni del governo solo in nome dei referendum».

Ma Bersani insiste: il premier e tutto il centrodestra devono riflettere. «Io li invito a un’assunzione di responsabilità – dice – La crisi conclamata di un governo senza più la maggioranza elettorale adesso prende anche la forma di un distacco profondo dall’opinione pubblica. Sarebbe da irresponsabili non riflettere su questo punto». E dal Pd fanno sapere che non intendono appoggiare l’esecutivo sulla manovra economica. «Bisogna creare un elemento di fiducia e ripartenza. E lo si può fare solo con le elezioni» è la convinzione di Bersani. E a tal riguardo propone anche «un percorso ideale per il bene del Paese»: «Crisi, Quirinale, verifica rapida sulla possibilità di riformare la legge elettorale e sennò si va a votare».

Al fianco di Bersani Vendola: «Oggi il Paese non ne può più e manda un messaggio chiaro: che liberino il campo e consentano all’Italia attraverso elezioni anticipate di tornare a respirare». «Una maggioranza assai malconcia – aggiunge il governatore pugliese – prigioniera di una conflittualità continua, incapace di offrire prospettive di crescita e di sviluppo per il Paese credo sia una maggioranza condannata. Finora l’Italia ha pagato il prezzo di questo centrodestra occupato troppo dalle vicende nelle ville private del premier. Oggi il Paese non ne può più e manda davvero un messaggio chiaro».

La Lega è nella difficile situazione di trovarsi in vista dell’adunata di Pontida di domenica prossima. Ed esprime la propria insofferenza e, per bocca del ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, si dice stufa di «prendere sberle» e chiede una svolta. «Alle Amministrative due settimane fa abbiamo preso la prima sberla, ora con il referendum è arrivata la seconda sberla e non vorrei che quella di prendere sberle diventasse un’abitudine… Per questo domenica andremo a Pontida per dire quello che Berlusconi dovrà portare in Aula il 22 giugno (giorno in cui è calendarizzata la verifica di governo in Parlamento, ndr)».

«Spero – chiosa Bersani – che il dibattito in casa loro esca dal fatto che ci sono problemi di comunicazione o che Berlusconi vada messo sul lettino dello psicanalista o che ci voglia qualche aggiustamento». Ed in cerca di «protagonisti responsabili» lo sguardo si posa proprio sugli spalti della Lega. «Vedremo a Pontida cosa diranno, ma tempo fa dissi che si può anche stare con uno che perde se tu vinci o con uno che vince se tu perdi, ma se entrambi perdono ci vuole una riflessione».

Matteo Salvini, uomo simbolo della Lega a Milano, punta il dito contro la politica economica del governo e sulle limitazioni agli investimenti che penalizzano soprattutto i comuni del Nord: «L’incazzatura di parecchia gente del nord – spiega – viene, ad esempio, dal fatto che il comune di Monza ha un avanzo di 32 milioni di euro che non può spendere a causa del patto di stabilità interno gli impedisce di spendere i soldi. O Berlusconi e Tremonti riescono a uscire da queste secche o qui strangoliamo l’economia».

La Russa esclude vi siano conseguenze per il governo. Ribadisce il concetto anche il portavoce Pdl, Daniele Capezzone, che aizza il fuoco del dibattito puntando il dito contro l’«immemore» Bersani: «Ma come? Fino a trentasei ore fa si erano presentati in tv con il volto buono, appellandosi anche agli elettori di centrodestra, garantendo che il voto era e doveva rimanere su quattro temi concreti». «Ma dopo neanche mezz’ora dalla chiusura delle urne – riprende – Bersani ha gettato la maschera e ha rivolto la prima offesa contro gli elettori, cercando di distorcere e usare politicamente il loro voto. Noi, certo, abbiamo il dovere di ascoltare gli elettori. Ma Bersani ha il simmetrico dovere di non cercare di appropriarsene indebitamente. Non si votava per l’uno o l’altro schieramento politico, ma su questioni precise, tra le quali l’acqua, tema su cui Bersani ha improvvisamente dimenticato le posizioni del deputato Bersani e del ministro Bersani».

Ginevra Baffigo

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