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***La proposta***
NUCLEARE, ORA UN’AUTORITA’ EUROPEA
di EMILIO D’ALESSIO

giugno 11, 2011 di Redazione 

“Ci sono comunque le centrali ad un passo da casa nostra, in Francia”. Il senso dell’Unione è riconoscere la prossimità (geografica e storico-culturale) delle nazioni del Vecchio continente e realizzarne le potenzialità. La sterilità della politica nell’era del benessere (?) diffuso e l’egoismo (autoreferenziale) dei Paesi membri hanno tra- sformato l’unificazione europea in una questione tecnico-burocratica, (ri)trasformandola in politica, contro ciò che diffusamente (?) si ritiene, proprio con il suo atto (apparentemente) più (soltanto, e freddamente) economico, l’unificazione monetaria. E’ (ancora) lontano prevedere politiche energetiche comuni (anche se, pure qui, l’economia anticipa – e sostituisce – la politica, che non sempre, neanche in questo, la favorisce, attraverso l’incontro e la fusione – transnazionale, “europea” – tra i gestori energetici dei settori nazionali liberalizzati); tuttavia, anche oltre la (mera) questione tecnica, è invece possibile che, ad esempio sul nucleare, le regole comincino a favorire una convergenza, riconoscendo e, appunto, realizzando le potenzialità di quella prossimità (e negandone, così, i rischi). Emilio D’Alessio avanza una proposta specifica per ciò che riguarda il coordinamento sull’energia atomica. O potrebbe finire come da vignetta. di EMILIO D’ALESSIO

Nella vignetta, l’assalto della lobby nucleare all’Europa: senza regole, “sfonderà”

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di EMILIO D’ALESSIO

L’Europa regolamenta con occhiuta precisione questioni non esattamente cruciali, come la dimensione delle banane, ma lascia completa libertà agli stati membri sulle politiche energetiche, quindi anche sulle centrali nucleari.

La creazione di una autorità europea per la sicurezza nucleare è una necessità. E visto che il governo italiano non sembra interessato al problema (il ministro invisibile dell’ambiente non ha neppure detto se e cosa andrà a votare al referendum), i parlamentari europei del centrosinistra dovrebbero farsene promotori. Austria, Irlanda, Portogallo, Polonia, Grecia, Danimarca, Lettonia, Estonia, Cipro, Malta, Lussemburgo e Italia non hanno impianti nucleari. Dopo Fukushima la Germania ha avviato una exit strategy, come la extracomunitaria Svizzera. Lunedì prossimo l’Italia dovrà confermare la sua scelta.

Una autorità comunitaria avrebbe un ruolo fondamentale nella redazione dei criteri di sicurezza e nel controllo delle centrali, coordinando gli stress test che il Consiglio Europeo ha recentemente deciso di attuare nei 143 impianti presenti nella UE. Potrebbe disciplinare il decommissioning di quelli in dismissione ed elaborare piani preventivi di azione in caso di incidenti. In collaborazione con i governi nazionali avrebbe la possibilità di pianificare la gestione comune delle scorie, che oggi ci palleggiamo da un paese all’altro. Sarebbe molto meno vulnerabile dei singoli stati membri alle pressioni politiche e in grado di fronteggiare la potente lobby delle multinazionali dell’atomo. E dimostrerebbe la capacità dell’Unione di gestire problemi complessi, proprio quello che tutti noi ci aspettiamo dall’Europa unita.

EMILIO D’ALESSIO

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